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La CGIL lancia un appello per la libertà delle donne. A Rimini il 30 Settembre incontro con Laura Boldrini

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Riprendiamoci la libertà! Con questo slogan il Segretario generale della Cgil Susanna Camusso invita tutte le donne alle iniziative che sabato 30 settembre 2017 verranno organizzate dalla CGIL contro la violenza sulle donne, la depenalizzazione, di fatto (con l’introduzione dell’art 162 ter che prevede l’estinzione di alcuni tipi di reati a seguito di “condotte riparatorie”), dello stalking, la narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime.
A Rimini l’appuntamento è alle 19.45 al Parco Pertini dove una delegazione CGIL incontrerà la Presidente della Camera Laura Boldrini. La delegazione si rivolgerà alla Presidente quale garante delle Istituzioni democratiche del nostro Paese, affinché vengano rafforzate le tutele nei confronti delle donne, ma al tempo stesso per mostrarle la solidarietà del sindacato per le volte, troppe, che è stata bersaglio di inaudita, orribile aggressività, seppure verbale, da parte degli istigatori alla violenza di genere.

Per la Cgil il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, su come si veste o si diverte, rappresenta l’ennesima aggressione alle donne. Così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose, o a numeri statistici, toglie senso alla tragedia e al silenzio di chi l’ha vissuta. Stupri ma anche femminicidi, aggressioni violente con acido e stalking, la ferocia criminale che è trasversale e riguarda tutte le classi sociali e qualunque livello culturale, non ha lasciato indenne la nostra provincia e non sembra neppure arrestarsi. Casi più o meno eclatanti rispetto all’esposizione mediatica, ma tutti egualmente drammatici.
Con l’appello, dal titolo ‘Avete tolto senso alle parole’, la Cgil lancia una mobilitazione nazionale per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma. Perché la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne, che non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa. L’appello è aperto a tutte coloro che vorranno aderire. È fondamentale che il fronte di coloro che vogliono rompere il silenzio cresca ancora.

Per questo, perché la violenza contro le donne è una sconfitta per tutti e tutti siamo chiamati a reagire, la CGIL ha chiesto l’adesione all’appello che segue.

APPELLO
AVETE TOLTO SENSO ALLE PAROLE

Volete togliere senso ai numeri che parlano di un dramma. Non sapete quanto pesa denunciare e quale scelta sia. Ogni denuncia porta con sè la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime in colpevoli.
Non sapete dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette e lo occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi.
Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso.
Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all’ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia.
Quando riecheggia il fatidico “dove eravate?”, vorremmo noi chiedervi “dove siete?” Siamo uscite dal silenzio, abbiamo detto “se non ora quando” ed ancora “nonunadimeno”, abbiamo denunciato i diritti negati con la piattaforma CEDAW. Abbiamo colorato piazze, città, la rete, le nostre vite perché vogliamo vivere ed essere libere.
Reagiamo con la forza della nostra libertà all’insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo.
Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c’è un “mostro” o “un malato” in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà. Non ci sono mostri o malati,ma solo il rifiuto di interrogarsi, il chiamarsi fuori che alla fine motiva e perpetua la violenza.
Le parole sono armi, sono pesanti lasciano tracce profonde ed indelebili, determinano l’humus in cui si coltiva la “legittimità” della violenza, la giustificazione dell’inversione da vittima a colpevole.
Ci siamo e continueremo ad esserci per riaffermare che la violenza contro le donne è una sconfitta per tutt* e ci saremo ancora perché vogliamo atti e risposte:
– La convenzione di Istanbul è citata, ma non applicata, farlo!
– La depenalizzazione dello stalking, va cancellata – ora!-
– La cultura del rispetto si costruisce a partire dalla scuola, dal senso delle parole, si chiama educazione!
– Agli operatori della comunicazione tutt*, chiediamo che ci si interroghi e si decida sul senso dell’informazione, sul peso delle parole ed esigiamo la condanna di chi si bea della cronaca morbosa.
– Ancora una volta risorse e mezzi per i centri antiviolenza, case sicure, e norme certe per l’inserimento al lavoro.
– Vogliamo che venga diffuso e potenziato il servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere, adesso!
– Alla magistratura e alle forze dell’ordine, che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione.
Chiediamo a tutt*, pesate le parole. Sappiate che non si può cancellare la nostra libertà.

 

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