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Perché non è giusto dire che i giovani non hanno voglia di lavorare

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Comunicato stampa. Leggendo l’intervista al presidente di Oasi Confartigianato Giorgio Mussoni, prima di qualsiasi ragionamento di merito, la prima considerazione è che esiste una questione generazionale, in questo Paese, relativa al potere economico, e non solo, che rischia di indebolire il Sistema Italia. Una questione per certi versi indipendente dalla volontà dei singoli a causa, per esempio, delle regole previdenziali, di alcuni perversi meccanismi del mercato del lavoro, di emergenti nuove povertà che costringono la permanenza al lavoro. In altri casi però, c’è chi, superati anche i 70 anni, invece di passare il testimone, non solo difende le proprie rendite di posizione, ma getta discredito sui giovani magari più preparati e poco propensi al servilismo.

I giovani non hanno voglia di lavorare

Forse sarebbe meglio dire i giovani sono stanchi di farsi sfruttare anche se non sempre se lo possono permettere. Ma se veramente ci fossero delle difficoltà a reperire la manodopera, cosa che le file di disoccupati ai Centri per l’impiego di per sé smentiscono, bisogna anche chiedersi quali opportunità vengono offerte a questi giovani dal sistema turistico–balneare sia per la quantità che per la qualità del lavoro. Bisogna chiedersi qual è l’intreccio tra il percorso formativo scolastico e l’ingresso nel mondo del lavoro, se è necessario un investimento professionale e di che tipo per entrare a far parte della grande industria turistica locale. Una riflessione a questo proposito andrebbe fatta sui nostri istituti scolastici alberghieri che preparano tanti giovani i quali, convinti al momento della scelta scolastica di poter trovare un’occupazione in loco, sono invece costretti ad emigrare in altre città italiane o all’estero dove viene richiesta una professionalità e competenze più alte.

Le distorsioni del sistema

Malgrado tutti i tentativi di allungamento della stagione e di diversificazione dell’offerta ciò che il territorio offre per gran parte è una stagionalità strutturale. Tanta concentrazione di ricchezza che, senza una governance politico-economica, produce enormi distorsioni, oggi più di ieri. Con estrema semplificazione si potrebbe dire che in passato l’indennità di disoccupazione stagionale interveniva a dare valore al lavoro. Gli operatori turistici ricavavano ampi guadagni, i dipendenti, con lo stipendio e l’indennità di disoccupazione, riuscivano a vivere dignitosamente fino alla stagione successiva. Certo è sempre esistito il problema endemico dell’evasione fiscale e contributiva da parte di tanti imprenditori, dello sfruttamento delle risorse del territorio e del lavoro, ma oggi, solo a voler parlare della Naspi, è venuto meno anche quel minimo principio di solidarietà economica e di responsabilità sociale delle imprese.

La proposta lavorativa di Mussoni

Mille euro, dice il presidente di Oasi Confartigianato, per qualche ora in spiaggia ad aprire e chiudere gli ombrelloni e finisce lì. A parte il fatto che chiunque frequenti la spiaggia sa bene che si tratta di un lavoro duro e faticoso, ad essere seri e precisi, come si richiederebbe a chi rappresenta un’organizzazione, la retribuzione mensile di un apprendista a tempo pieno che abbia il profilo professionale di cui si sta discutendo è di € 1.639,85 lordi mensili. Questa retribuzione include i ratei di tredicesima, quattordicesima, permessi e ferie non godute oltre al TFR.

Chiaramente il lavoro deve prevedere un giorno di riposo ed in caso di lavoro festivo le tabelle salariali indicano una maggiorazione festiva di € 54,57.

Queste sono le regole di un’offerta di lavoro legale.

Altre regole attengono forse alle modalità attraverso le quali si massimizzano i profitti (e sono tanti) di una concessione (parlando di spiaggia), che non dobbiamo mai dimenticare di ricordare, è ancora pubblica.

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