Quanto ci si può fidare degli impegni sottoscritti dalla Cooperativa Millepiedi? Niente!

Comunicato stampa. Dopo aver chiesto l’accesso al FIS (Fondo di Integrazione Salariale) per un periodo di 9 settimane, per 382 dipendenti, il 3 aprile la Cooperativa Millepiedi ha sottoscritto con i sindacati di categoria afferenti a CGIL CISL UIL un accordo in cui si impegnava ad anticipare, a partire dalla busta paga di marzo, l’assegno di integrazione salariale. L’anticipo doveva servire per evitare i tempi più lunghi del pagamento diretto da parte dell’INPS in questo momento molto difficile per tutti coloro che non hanno dovuto interrompere il proprio lavoro. Ma 4 giorni dopo, il 7 aprile, la stessa Cooperativa ha scritto una lettera ai  382 dipendenti per informarli della scelta di voler optare per il pagamento diretto da parte dell’INPS, salvo per alcuni casi di effettivo bisogno (?) dei lavoratori. Questi casi naturalmente a totale discrezionalità dell’azienda.

Supponendo che esista una difficoltà  economico/finanziaria, che andrebbe dimostrata, da parte della Millepiedi per far fronte all’anticipo dell’assegno, come è possibile che non se ne siano accorti prima?

Dopo il voltafaccia dell’azienda sono intercorse numerose lettere tra la Millepiedi e la Funzione Pubblica CGIL che tra l’altro ha ribadito che le risorse erogate dall’INPS per i pagamenti del Fondo di Integrazione Salariale (FIS) sono risorse a cui contribuiscono le lavoratrici e i lavoratori con prelievi mensili sulle loro buste paga e se anticipate dall’azienda vengono poi indennizzate dall’INPS. Dunque, al di là dei patti non rispettati con il sindacato, resta il problema per i dipendenti della Cooperativa, senza lavoro e senza stipendio chissà ancora per quanto. Come organizzazione sindacale ci riserviamo di procedere nei modi più opportuni per ottenere il rispetto dell’accordo sottoscritto.

Eugenio Pari FP CCGIL Rimini




Coronavirus Fase 2. Si riparte in sicurezza ma con delle criticità aperte

Comunicato stampa. Il 4 maggio siamo entrati ufficialmente in quella che viene definita la Fase 2 che ha consentito la riapertura di molte delle aziende che la Filctem Cgil rappresenta, in particolare il settore della moda e della ceramica chiusi per decreto dal 23 marzo scorso. La Fase1 ci ha lasciato 3.000 lavoratori in cassa integrazione con accordi firmati per almeno 9 settimane da 147 aziende di cui 93 imprese artigiane.

La preparazione

La Filctem Cgil di Rimini assieme alla Femca Cisl e alla Uiltec Uil si è preparata con le imprese che rappresenta già dal 20 aprile, affinché si arrivasse alla riapertura condividendo un contenuto imprescindibile, lavorare assieme non per definire il quando riaprire ma il come ripartire. Abbiamo attivato da settimane tavoli per la ripartenza, molti dei quali conclusi con protocolli di sicurezza (14 Protocolli sottoscritti in aziende medio-grandi mentre per le aziende artigiane si attende il Protocollo regionale) e nuovi modelli organizzativi che copriranno circa 2.000 lavoratori, ma molti altri protocolli li sottoscriveremo nelle prossime settimane.

Il lavoro svolto e quello che continueremo a svolgere, in questa direzione non è stato facile, in particolare sulla modulazione della nuova organizzazione del lavoro, sui turni, sull’estensione dello smart working, su orari ridotti, così come su una nuova mobilità.

Nella nostra provincia e nelle nostre attività produttive si era abituati a svolgere un orario di 8 ore diviso tra la mattina e il pomeriggio, con pause di un ora e mezza o due ore, abituati a tornare nella propria abitazione per pranzo percorrendo il tragitto casa-lavoro ben quattro volte al giorno, entrare ed uscire nello stesso orario e non solo nella stessa impresa ma, ad esempio, negli stessi poli produttivi. Scardinare questa “normalità” ha voluto dire convincersi del fatto che occorre una “nuova normalità” che faccia i conti con il virus, un virus che nelle attività produttive può essere combattuto con il distanziamento, la pulizia e la sanificazione, con l’utilizzo obbligatorio dei dispositivi di sicurezza, con la riduzione dei gruppi di lavoro e con la responsabilità di tutti nell’applicare ogni giorno le regole che abbiamo previsto per garantire la salute nei luoghi di lavoro.

I Protocolli

In ogni azienda dove abbiamo siglato i Protocolli di sicurezza è nato un comitato aziendale per l’applicazione e la verifica delle regole, composto dai Rappresentanti della Sicurezza, dal Responsabile aziendale, dal Medico Competente, dalla Rappresentanza Sindacale aziendale dove presente e, dove non presente, dalle Organizzazioni Sindacali territoriali (in alcune imprese come membri attivi e in altre informate e consultate).

Un esempio di buona contrattazione nella stesura dei protocolli riguarda il tema della filiera composta da fornitori e subfornitori che, nel settore della moda, sono le migliaia di piccoli laboratori artigiani essenziali per il committente, ma che potrebbero non sempre garantire i livelli di sicurezza necessari. Da citare a questo proposito la International Promo Studio di Riccione dove abbiamo condiviso una check-list per i subfornitori per una verifica costante dei lori livelli di sicurezza, o aziende come Aeffe e Gilmar dove contiamo sulla la collaborazione attiva dei loro tecnici di laboratorio nella segnalazione di eventuali anomalie.

Le criticità

Nonostante i livelli di sicurezza, la rimodulazione degli orari e dei turni, segnaliamo delle criticità che, per quanto esterne ai luoghi di lavoro, hanno effetti importanti sul lavoro stesso e un peso diverso per uomini e donne. Sono problemi che riguardano in primo luogo le famiglie, la gestione dei figli in assenza dei servizi educativi, degli anziani o familiari fragili.

Non è un percorso semplice, ma sarà insuperabile senza l’intervento delle Istituzioni e nuovi investimenti e risorse sul welfare. Ugualmente occorrono dei cambiamenti culturali rispetto all’attuale sistema familiare che continua a lasciare il peso dei carichi di cura sulle spalle delle donne. Se davvero questa pandemia potrebbe cambiarci in positivo vogliamo sperare che lo faccia anche rispetto alla parità tra uomini e donne e alla responsabilità paritaria dei genitori.

Infine sono indispensabili, in questa fase, soluzioni normative aggiuntive da parte del Governo, così come soluzioni contrattuali sinergiche che evitino anche il paradosso per cui i meccanici potrebbero lavorare nove ore al giorno, mentre le lavoratrici tessili potrebbero essere costrette a rimanere a casa, continuando così a perpetrare le differenze di genere.

Francesca Lilla Parco Segr. generale FILCTEM CGIL Rimini




Primo Maggio al tempo della pandemia

Comunicato stampa. Era già successo il 25 Aprile, tornerà a ripetersi il 1° Maggio, le manifestazioni di piazza e i tradizionali cortei  per la prima volta dal dopoguerra non potranno tenersi. Ma questa rinuncia, dovuta alle misure di contenimento della pandemia da Covid-19, non cancellano il significato profondo di queste celebrazioni.
Per il 1° Maggio 2020 CGIL CISL UIL nazionali hanno scelto come slogan “Lavoro in Sicurezza: per Costruire il Futuro” che si può considerare il manifesto della grande campagna che i sindacati stanno conducendo per la tutela della salute e per il rispetto del protocollo sulla sicurezza in tutti i luoghi di lavoro.
L’emergenza ha aggravato le difficoltà già esistenti, a partire dall’impoverimento sistematico della Sanità pubblica e ne ha create altre; ha evidenziato e accentuato le criticità strutturali del sistema-paese (già chiare al tempo della crisi economica scoppiata nel 2008 e non ancora superata), che richiederebbero, per essere affrontate, nuove politiche economiche e sociali e nuove riforme di struttura.
La pandemia ha provocato uno sconvolgimento globale dalle conseguenze che ancora non possiamo prevedere. Un futuro pieno di incognite e un presente che ci consegna un’economia che arranca fatta di piccole e grandi imprese già in ginocchio, di cittadine e cittadini che dopo un mese senza entrate economiche o stipendio dichiarano di non poter sopravvivere senza sussidi. Affiorano con maggiore forza fragilità sociali: di genere (violenze domestiche – problemi di cura familiare), difficoltà nel settore dell’istruzione (l’accesso alle lezioni a distanza non garantito a tutti), solitudini degli anziani ma non solo; fragilità economiche: disoccupazione che si accentua ancor di più tra i giovani e le donne, disuguaglianze, povertà ancor più povere, a cui occorre dare soluzioni, con politiche attive e misure straordinarie ed inedite; arretratezza tecnologica che si sta cercando di recuperare a tappe forzate per consentire, ad esempio, lo smart working o l’espletamento di tante pratiche on-line.
Abbiamo insistito, e non da ora, affinché venissero rafforzati gli ammortizzatori sociali ricomprendendo tutti i lavoratori o lavoratrici oggi esclusi (atipici, lavoratori domestici e assistenti familiari), abbiamo sostenuto che la Naspi vada riscritta perché totalmente insufficiente soprattutto in territori come quello riminese a vocazione turistica e con un lavoro stagionale molto diffuso.
La fase che stiamo vivendo è straordinaria e ci impone delle scelte sia per quanto riguarda la produzione che gli stili di vita delle persone. Noi riteniamo che si debba scegliere la via alta dello sviluppo che scommetta sulla piena e buona occupazione, che ridia centralità ai bisogni fondamentali della persona e del territorio: salute e sicurezza, conoscenza, ambiente, valore del lavoro. Vanno evitate a nostro avviso discussioni sociali e politiche concentrate a cercare risposte immediate e di breve respiro, mentre al contrario è urgente discutere di futuro, di sistema e di nuovo modello e ciò a partire dal turismo.
E’ recentissima la costituzione da parte della Regione Emilia Romagna di un Tavolo di confronto sul Turismo e Commercio, composto da tre gruppi di lavoro: Balneazione, Strutture ricettive, alberghi e campeggi, Esercizi commerciali e servizi, bar, ristoranti. L’intenzione manifestata è quella di individuare e condividere delle linee guida che possano permettere la riapertura in sicurezza di tali attività non appena ciò sarà reso possibile dalle decisioni del Governo. Ecco, sarebbe necessario che un analogo confronto avvenisse anche nell’ambito della Provincia di Rimini; peraltro proprio nel documento che come Organizzazioni Sindacali abbiamo inviato quale contributo alla discussione sulla gestione della Fase 2, abbiamo appunto proposto l’attivazione di tavoli tematici su diversi settori e ambiti di ragionamento.
Pertanto auspichiamo che il Tavolo provinciale, che ad oggi si è riunito il giorno 19 aprile, venga riconvocato quanto prima.
Intanto auguriamo Buon Primo Maggio a tutte e tutti anche se “da remoto” e segnaliamo due  appuntamenti nazionali del 1° Maggio: uno speciale del Tg3 con i leader sindacali Landini, Furlan e Barbagallo a partire dalle 12:20 sui temi del lavoro, della ripresa produttiva e dell’emergenza sanitaria; in serata (dalle ore 20 alle 24), invece, i tre Segretari generali parteciperanno, sempre su Rai Tre, al grande evento musicale promosso dai sindacati e realizzato dalla Rai con collegamenti a distanza, riflessioni e testimonianze.

CGIL Rimini – CISL Romagna – UIL Rimini
Isabella Pavolucci – Paola Taddei – Giuseppina Morolli

locandina

 

 

                                  




Coronavirus – Il Sindacato nella crisi devastante causata dalla pandemia

Comunicato stampa. A seguito della sospensione dell’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, la scrivente ditta comunica la necessità di richiedere l’intervento del Fondo di Integrazione Salariale, oppure: l’azienda deve procedere con urgenza ad una contrazione o totale sospensione dell’attività produttiva e pertanto fa richiesta per le proprie maestranze della Cassa Integrazione. Cominciano così le centinaia e centinaia, le migliaia di mail indirizzate alle nostre categorie sindacali per avviare le procedure che porteranno alla definizione di accordi sugli ammortizzatori sociali.

Ad oggi, trascorso un mese dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (decreto Cura Italia), gli accordi firmati nella provincia di Rimini sono oltre 3.000 (di cui almeno 1.300 nel settore artigianato), con oltre 26.000 lavoratori coinvolti.
Una crisi dagli effetti devastanti. Non c’è settore che possa ritenersi escluso dalla crisi anche se, viste le caratteristiche economico-produttive del territorio riminese, si possono ritenere maggiormente coinvolti commercio, turismo, servizi, edilizia, le imprese del settore produttivo alimentare e la manifattura in genere dalla metalmeccanica al tessile.

L’attività sindacale di sostegno ai redditi

In ottemperanza con le ordinanze e le circolari del Governo, della Regione e della Prefettura, le nostre sedi sono rimaste chiuse al pubblico con pochissimi operatori all’interno impegnati a rispondere alle innumerevoli richieste dei cittadini confusi e disorientati, non solo da ciò che sta accadendo rispetto alla diffusione dell’epidemia, ma anche sul cosa fare. Chiedono sostanzialmente se e come poter accedere alle misure vecchie e nuove di sostegno all’economia familiare e personale. Considerando che le persone che si rivolgono ai nostri uffici appartengono spesso alle fasce più precarie e deboli della popolazione, è facile dedurre quanto sia alto il numero di contatti telefonici e mail che pervengono quotidianamente ai nostri Patronati, ai nostri CAF in questo periodo. Bonus, Naspi, Congedi parentali, Isee, per queste pratiche le richieste sono più che laconiche, più che essenziali, un nome, un indirizzo mail o il cellulare e il titolo della domanda, come, ad esempio, 600 euro, che è quella che ricorre di più. Da rilevare, come nota a margine, che le conoscenze digitali della maggioranza delle persone sono assai scarse, cosa di cui chi governa non tiene in sufficiente conto.

Le condizioni per la ripartenza

Mentre stiamo contribuendo alla gestione attuale della crisi che è dentro e fuori i luoghi di lavoro, l’altra priorità per noi resta il modo in cui impostare la ripartenza quando sarà autorizzata dalle autorità sanitarie. E’ ormai una consapevolezza consolidata che la convivenza con il virus sarà lunga, ciò nondimeno il tema principale resta la salute e sicurezza nei luoghi di. Si lavora soltanto dove sono garantite la salute e la sicurezza. Vanno pertanto ripensati i modelli organizzativi, gli spazi, gli orari di lavoro, la mobilità, e osservati i dispositivi di protezione individuali (DPI).

Per fare questo occorre aprire tavoli provinciali coordinati dalle istituzioni con la partecipazione dei sindacati, delle associazioni datoriali, Ausl, Itl, Inail, per definire le linee guida sulla salute e sicurezza, e, a seguire, accordi nelle aziende, nei siti o di bacino e la messa a punto da parte degli Enti preposti di un sistema di controlli e verifiche sui luoghi di lavoro strutturato ed efficace. Abbiamo avanzato formalmente, e già da un mese, la richiesta di un tavolo sull’economia provinciale per ragionare del futuro: investimenti – riqualificazione – ambiente – qualità del lavoro – legalità. Queste e altre parole d’ordine dovrebbero a nostro parere vedere impegnati in un lavoro collegiale, e condiviso nei suoi obiettivi principali, tutti i soggetti coinvolti.

Isabella Pavolucci Segr. Generale CGIL Rimini 

Paola Taddei Segr. CISL Romagna

Giuseppina Morolli Segr. Generale UIL Rimini

 

 

 




EDILIZIA – Pronti a lavorare se in totale sicurezza. Intanto le aziende anticipino l’indennità di cassa integrazione

Comunicato stampa. Nel territorio provinciale di Rimini circa 3.500 lavoratori edili, da circa un mese, hanno lasciato l’elmetto al chiodo, ma sono pronti a riprenderlo per ritornare in cantiere a lavorare in totale sicurezza.

Come Federazione sindacale dei lavoratori delle costruzioni stiamo discutendo e firmando tantissimi accordi di cassa integrazione, insieme alle altre organizzazioni sindacali di categoria di Cisl e Uil. In questo momento hanno attivato la consultazione sindacale quasi la metà delle imprese edili. Sono arrivate nelle ultime due settimane oltre 250 richieste da parte di aziende del settore che chiedono di utilizzare gli ammortizzatori sociali per i propri dipendenti e tante altre sappiamo che le riceveremo.

La discussione più complicata che abbiamo con alcune aziende è convincerle ad anticipare l’indennità di cassa integrazione in busta paga ai lavoratori. Per questo motivo vogliamo fare un appello al senso di responsabilità sociale delle imprese che, accogliendo la richiesta sindacale, permetterebbero ai lavoratori di continuare a vivere in condizioni dignitose. 

Sorprende che alcune aziende edili, solide finanziariamente, del nostro territorio abbiano deciso di non anticipare l’indennità economica lasciando che sia l’Inps, con tempi ben più lunghi, a pagare direttamente la cassa integrazione per ‘coronavirus’ ai loro dipendenti.

La nuova normativa prevede che le aziende siano esentate dal fornire dichiarazioni sull’aspetto finanziario e perciò alcune imprese hanno deciso la strada più semplice. Fortunatamente, grazie all’accordo siglato con la Regione Emilia Romagna, alcune banche anticiperanno la liquidazione degli ammortizzatori sociali, pertanto restiamo in attesa.

Auspichiamo, come tutti, che la situazione migliori e che a breve il comparto dell’edilizia riparta. Alcuni lavori per il ripristino dei luoghi pubblici sono ripresi, ma rimane il nodo dei lavori privati che, essendo prevalentemente di ristrutturazioni edilizie, saranno ancora temporaneamente sospesi per ovvii motivi.

Noi diciamo però che per rinascere l’edilizia ha bisogno di più ambiente e più diritti. Infatti, nella proposta che la FILLEA CGIL ha presentato a livello nazionale insieme a Legambiente, si punta in massima parte sulla riconversione dal punto di vista energetico e sismico degli edifici esistenti garantendo salute e diritti a lavoratori e cittadini.

Renzo Crociati Segretario generale della Fillea Cgil di Rimini

 

 




Coronavirus. Il cantiere Parco del Mare riaprirà senza i dipendenti Enel

Comunicato stampa. L’Amministrazione Comunale di Rimini ha annunciato la riapertura del cantiere Parco del Mare, ma i dipendenti del gruppo ENEL non prenderanno parte ai lavori. I lavoratori, infatti, a difesa della salute propria e collettiva, si atterranno ai contenuti sottoscritti tra le Segreterie delle Federazioni Nazionali di Cgil, Cisl e Uil e il Gruppo ENEL che già del 21 febbraio scorso hanno definito le indicazioni operative utili alla gestione dell’emergenza COVID-19 nell’ambito delle società italiane del gruppo ENEL.

In relazione all’evoluzione dell’emergenza sanitaria ed in linea con le disposizioni normative intervenute in materia, sono state inoltre attivate ulteriori misure precauzionali per limitare il rischio di potenziale contagio da COVID-19 e in particolare sono stati adottati piani operativi emergenziali e soluzioni organizzative finalizzate a ridurre il numero delle persone fisicamente presenti in azienda, anche nell’ottica di assicurare la continuità del servizio e la sicurezza del sistema elettrico.

In pochi giorni, anche anticipando le indicazioni governative, le Segreterie Nazionali di Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil sono riuscite ad ottenere la chiusura di tutti i Punti Enel, la modalità di lavoro in Smart Working al 100% di tutti i lavoratori già abilitati a tale strumento e l’estensione dello stesso ad altri 3.000 addetti circa, così come la sospensione di tutte le attività non indispensabili nell’ambito della generazione e della distribuzione con la contestuale messa in “disponibilità” di quasi il 50% degli operativi. Questo accordo prevede lo svolgimento esclusivo delle sole attività legate alla continuità del servizio, mentre tutte le altre sono state sospese.

Per semplificare, le riparazioni dei guasti, l’eliminazione delle situazioni di pericolo, l’allaccio o il riallaccio delle utenze civili, l’allaccio di utenze indispensabili o indicate dalle Autorità, rientrano sicuramente fra quelle attività tipiche per il mantenimento del servizio, mentre i restanti interventi, come le opere previste per i cantieri “Parco del Mare” di Rimini, non rientrano nelle attività legate alla continuità del servizio.

La Filctem Cgil ritiene di dover intervenire su questo punto perché, per quanto non competa alla scrivente categoria sindacale disquisire se tali cantieri possano essere definiti o meno opere pubbliche urgenti, le compete invece difendere l’applicazione dell’accordo sindacale nazionale sottoscritto con Enel. I dipendenti di ENEL, a difesa della salute, si atterranno ai contenuti sottoscritti tra le Segreterie Nazionali di Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil e il Gruppo ENEL.

Francesca Lilla Parco Segretaria Generale Filctem Cgil Rimini

 




Coronavirus.Rispetto delle norme anche per le banche

Comunicato stampa. A seguito dei successivi DPCM, delle Ordinanze Regionali riguardanti la provincia di Rimini e degli accordi firmati il 16 e 24 marzo tra Organizzazioni Sindacali ed ABI e Ferdercasse, riassumiamo il combinato disposto delle norme di settore  che a nostro avviso devono essere applicate nel territorio riminese.

1 – Le banche sono chiuse al pubblico;

2 – Gli unici servizi erogabili in presenza fisica sono quelli disponibili dai bancomat;

3 – Solo se il cliente non può utilizzare il bancomat oppure per l’esercizio di servizi indifferibili e di comprovata necessità, le banche possono (quindi potrebbero anche non farlo) prevedere esclusivamente su appuntamento, l’apertura straordinaria e temporanea. In ogni caso, gli eventuali appuntamenti dovranno essere scaglionati per impedire flussi di persone in contemporanea, nel rispetto delle norme di prevenzione.

4 – Per caricare l’ATM e per eventuali aperture straordinarie e temporanee, l’accesso alle agenzie è consentito solo al personale strettamente necessario (il punto 19 dell’Ordinanza, 48 del 24 marzo, vieta tutti gli assembramenti di persone in numero superiore alle 2 unità);

5 – L’eventuale servizio allorché la banca decida offrirlo ancorché non obbligatorio, deve essere svolto in un ambiente sistematicamente sanificato, nel rispetto della distanza tra persone di almeno 1,5 metri e con i necessari DPI (mascherine, guanti, detergenti per le mani e pannelli di plexiglas), considerato che in molte agenzie della provincia, è difficile garantire la distanza minima di sicurezza interpersonale descritta.

Confidando nell’assidua e scrupolosa attività di vigilanza e controllo da parte delle Forze dell’ordine, abbiamo anche scritto al Prefetto per rinnovargli la nostra collaborazione nel presidio della puntuale applicazione delle norme in vigore, al fine di salvaguardare la salute dei bancari e della clientela.

E’ anche per questo che invitiamo tutti i lavoratori degli Istituti di credito della Provincia a segnalare eventuali comportamenti difformi alle scriventi Organizzazioni Sindacali

Le Segreterie Territoriali FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA




Imprese artigiane. Niente ammortizzatori se non sono state versate le quote all’EBER

Comunicato stampa. Impegnati a sottoscrivere decine di accordi di cassa integrazione a copertura delle migliaia di lavoratori dei settori industriali (Moda, Chimica, Gomma Plastica, Energia) rappresentati dalla Filctem Cgil di Rimini, non vogliamo tralasciare ciò che sta accadendo nel settore Artigiano della nostra provincia. Sta emergendo con frequenza un fenomeno che solo questa fase straordinaria poteva far emergere e che ci preoccupa fortemente. Decine, se non centinaia di imprese artigiane, hanno in questi anni violato i contratti nazionali e le norme di legge, omettendo di versare per i propri dipendenti le quote all’Ente Bilaterale dell’Emilia Romagna- Eber, quote che permettono ai lavoratori non solo di accedere al welfare familiare, ma anche alla copertura economica in caso di rallentamento o sospensione dell’attività produttiva.

Questa omissione contributiva priva ora i lavoratori della copertura dell’ammortizzatore sociale, a meno che l’impresa non regolarizzi la sua posizione. Si tratta di centinaia di lavoratori appartenenti ai diversi settori produttivi.

In questa fase emergenziale è importante che tutti i lavoratori possano percepire un sostentamento economico, e che lo possano ricevere in tempi brevi. Purtroppo però i lavoratori, dipendenti di imprese artigiane che hanno omesso di versare negli anni passati, non avranno nessuna copertura economica, amplificando così il disagio che le famiglie stanno vivendo. La Filctem Cgil si rivolge a questi lavoratori, che possono contattarci allo 0541-779920/48, affinché nessuno resti solo.

Francesca Lilla Parco Segr. generale FILCTEM CGIL




Coronavirus. Più tempo per il rinnovo dei bonus (elettrico, gas, idrico)

Slittano i tempi per poter richiedere il rinnovo dei bonus sociali nazionali (elettrico, gas e idrico), ma la loro continuità è garantita.

L’Autorità ha deciso che per i consumatori cui il bonus è in scadenza nel periodo 1 marzo-30 aprile 2020, è data la facoltà di rinnovare la domanda per l’erogazione dei bonus oltre la scadenza originaria prevista, ma comunque entro i 60 giorni successivi al termine di questo periodo.

Verrà quindi garantita (dopo le consuete verifiche sulle condizioni di accesso) la continuità degli stessi bonus, con validità retroattiva a partire dalla data di scadenza originaria. Il rinnovo ha la consueta durata di 12 mesi, come previsto dalle norme attuali.

Il periodo di validità delle previsioni potrà essere aggiornato in conformità ai possibili futuri provvedimenti normativi in materia di emergenza COVID-19.




Casa. Scadenze posticipate anche per gli alloggi ACER della provincia

Per far fronte alla situazione di emergenza dovuta al contagio da COVID-19, anche l’ACER (Azienda Casa Emilia-Romagna) della provincia di Rimini sposta le scadenze per il pagamento dell’affitto dei suoi alloggi.
La scadenza del pagamento del bollettino di Marzo 2020 è posticipata al 5 Maggio 2020, senza applicazione dell’indennità di mora.
La scadenza del pagamento del bollettino di Aprile 2020 è posticipata al 5 Giugno 2020, senza applicazione dell’indennità di mora.
ACER invita comunque gli assegnatari, non appena sarà possibile accedere a banche ed uffici postali, a regolarizzarsi con il pagamento dei canoni di Marzo ed Aprile 2020.

Prorogato anche il termine di consegna dell’ISEE 2020 (redditi 2018). La scadenza per la presentazione dell’attestato è stata fissata al 15 Maggio 2020. ACER precisa che tale scadenza va considerata come data ultima e improrogabile per la consegna della documentazione ISEE alla stessa ACER. Gli assegnatari che avessero già presentato l’attestazione non devono tener conto di questa comunicazione.