Unione Valconca. I lavoratori pronti ad aprire lo stato di agitazione sindacale

Comunicato stampa. I dipendenti dell’Unione dei Comuni della Valconca, la R.S.U. e l’organizzazione sindacale FP Cgil, a conclusione dell’Assemblea Sindacale del 24 Aprile 2019, hanno stabilito di essere pronti per aprire lo stato di agitazione sindacale.

Alla base della vertenza vi è la mancanza di investimenti concreti da parte degli Amministratori sugli organici dell’Ente, con particolare riferimento alla Polizia Locale che nel corso degli anni ha visto un continuo calo nel numero degli agenti.

In forza sul territorio dell’Unione vi sono ad oggi circa 7 agenti operativi, compreso il Comandante, mentre le vigenti normative, nazionale e regionale, ne prevedono almeno 24; questi numeri non permettono di poter garantire tutti i servizi fondamentali sul territorio.

Ciò nonostante sia le funzioni proprie dell’Unione sia quelle delegate dai Comuni vengono esercitate grazie al grande senso del dovere di tutto il personale che continua ad assicurare al meglio delle proprie possibilità lo svolgimento dei servizi, facendo fronte a carichi di lavoro pesanti e a notevoli responsabilità.

Da troppo tempo i lavoratori attendono risposte, i vari avvicendamenti dei Presidenti dell’Unione non hanno contribuito a risolvere i problemi che nel frattempo, lasciati lì, si sono acuiti: in ultimo anche lo sfratto da entrambe le sedi assegnate all’Unione.

I lavoratori, la Rsu, la FP Cgil chiedono chiarezza!

Come si può continuare a lavorare se non si è considerati parte degli Enti per i quali si lavora?

Come possono gli attuali Amministratori dei Comuni che fanno parte dell’Unione e, soprattutto, come potranno quelli di domani fare scelte di Sistema senza partecipare alle decisioni che riguardano l’Unione stessa?

Occorre credere nell’associazione di funzioni, considerare gli uffici dell’Unione come uffici non terzi rispetto a quelli comunali, assicurare le risorse strumentali e umane necessarie superando, in una visione strategica d’insieme, quei campanilismi che non possono coesistere con l’idea stessa di Unione.

R.S.U. – p. FP CGIL Ario Fabbri 

Rimini 09.05.2019




PARCO DEL MARE. Le Organizzazioni sindacali degli edili chiedono un incontro al Comune di Rimini

Comunicato stampa. Con l’approvazione della delibera della Giunta comunale di Rimini dell’11 aprile scorso il Parco del mare si avvia a prendere forma concreta. A settembre partiranno i lavori per la realizzazione del terzo dei tre lotti previsti, lavori che riguarderanno il Lungomare Spadazzi.

L’importo complessivo del Parco del Mare sarà di circa 4 milioni e mezzo, una parte dei quali verranno stanziati dalla Regione Emilia Romagna.

Per il terzo lotto la spesa complessiva è stimata in circa 2 milioni e 400 mila euro.

I lavori dovrebbero partire a settembre, dunque, tra breve, il Comune procederà con le gare d’appalto che è il tema, come sindacato degli edili, che ci interessa in questa fase.

Abbiamo verificato quali saranno i criteri di aggiudicazione delle opere e possiamo dire che condividiamo la scelta fatta dall’Amministrazione Comunale che è quella dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità prezzo.

Sul tema degli appalti, il recente provvedimento del Governo giallo-verde, chiamato sblocca cantieri, ha cancellato il limite dei 2 milioni al di sopra dei quali era obbligatorio procedere con l’offerta economicamente vantaggiosa per gli appalti pubblici, portandolo a circa 5 milioni e mezzo. Pertanto, i lavori che superano la soglia dei 2 milioni, come quello in questione, poteva essere aggiudicato con il massimo ribasso, modalità che sappiamo presenta rischi legati alla trasparenza e alla legalità.

Un decreto, lo sblocca cantieri, in totale contrasto anche con le linee guida del Protocollo sulla legalità e gli appalti, in vigore nel territorio di Rimini, siglato in Prefettura nel 20xx proprio per contrastare la logica che oggi viene riproposta dal Governo nazionale.

Ma, superato il rischio del massimo ribasso che riteniamo dovrà riguardare anche i bandi per gli altri due lotti, la nostra preoccupazione si concentra sui contratti che le imprese “vincitrici” andranno ad applicare. Perché, va bene la realizzazione di questo importante progetto di riqualificazione, va bene il ruolo dell’impresa, ma, noi diciamo, attenzione al lavoro e soprattutto ai contratti che verranno applicati ai lavoratori dipendenti dalle imprese di appalto e subappalto. A questo proposito le organizzazioni sindacali di categoria degli edili di Rimini, FILLEA CGIL – FILCA CISL – FENEAL UIL, hanno chiesto un incontro all’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune.

Come Organizzazioni sindacali intendiamo realizzare una contrattazione cosiddetta “di anticipo“ con l’Amministrazione Comunale affinché ci sia consentito di vigilare sulle condizioni lavorative dei tanti lavoratori edili che troveranno occupazione grazie a quest’opera che, per essere un progetto di qualità, dovrà tener conto anche della sostenibilità relativa al lavoro.

p. FILLEA CGIL Rimini Renzo Crociati (3357798262)

p. FILCA CISL Romagna Roberto Casanova

p. FENEAL UIL Rimini Francesco LoRusso

Rimini 9 maggio 2019




Il fascismo porterà sempre morte e distruzione. Solidarietà alla Segretaria della CGIL di Forlì

Comunicato stampa. C’è una violenza nel nostro Paese che sta crescendo rapidamente accompagnata da incitazioni all’odio politico e razziale. Violenza impunita e istigata anche da figure con responsabilità istituzionali di primo piano.

Ciò a cui stiamo assistendo è l’espandersi della politica del manganello fisico e mediatico che sta colpendo simboli antifascisti, militanti democratici, sedi sindacali e sindacalisti. E’ successo di recente (la lista ormai è fin troppo lunga) a Modena con gli scontri prima e dopo il comizio del segretario della Lega, è successo a Forlì con il macabro teatrino del comizio dal balcone del Municipio e con le invettive contro la pacifica manifestazione di cittadine e cittadini forlivesi.

L’odio sparso a piene mani ha inondato il web e una certa parte dei media andando a colpire e a minacciare anche di morte chi si oppone a questa deriva. Farneticazioni intimidatorie che hanno preso a bersaglio anche la Segretaria della CGIL di Forlì Maria Giorgini alla quale va tutta la solidarietà della Camera del Lavoro di Rimini e con la quale condividiamo la lotta per la democrazia nei luoghi di lavoro e nelle città contro chi vuole riportare il Paese agli anni più bui della nostra storia.

Non è tollerabile che vengano oltraggiate la memoria delle nostre città e le vittime della tragedia del fascismo. Ci preoccupa che rappresentanti delle Istituzioni di ogni ordine e grado, che hanno giurato sulla Costituzione della nostra Repubblica, non si pongano a salvaguardia delle leggi italiane democratiche e antifasciste. Condanniamo atti e linguaggio che alimentano il clima di odio e fomentano l’esasperazione e il ribellismo puramente distruttivi, funzionali a logiche autoritarie e totalitarie. Continueremo a promuovere politiche inclusive, tolleranza e civile solidarietà facendo appello alle forze politiche di opposizione al Governo affinché venga posta la parola fine al proliferare di attacchi fascisti.

Segreteria CGIL Rimini




MANIFESTO del Lavoro nel Turismo riminese

Nella riviera riminese il turismo, fin dalla metà dell’ ‘800, è stato determinante per lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione locale. Il sistema che si è stratificato nel tempo ha garantito progresso sociale ed economico diffuso ma al contempo ha anche contribuito a consolidare criticità e storture che periodicamente trovano spazio nella ribalta mediatica. Filcams Cgil e Cgil territoriale intendono proporre un nuovo modello turistico che ha i suoi punti salienti sintetizzati in un “Manifesto del Lavoro nel Turismo riminese”.

Testo del Manifesto del lavoro nel turismo riminese

Il turismo rappresenta, da metà ‘800, un volano per l’occupazione nel territorio provinciale. Da turismo di élite fino al secondo conflitto mondiale, a turismo di massa, l’economia riminese deve al terziario ed in particolare al turismo un contributo fondamentale allo sviluppo ed al progresso sociale del territorio.

Le criticità dell’attuale sistema sono quelle che periodicamente trovano la ribalta mediatica e alimentano il dibattito pubblico: carenza di forza lavoro, qualità dell’offerta turistica, infiltrazioni criminali.

Con questo “manifesto”, Camera del Lavoro e Filcams CGIL Rimini intendono proporre un’idea diversa e complessiva di modello turistico per il territorio riminese a partire da una riflessione sulle principali questioni che lo riguardano.

Legalità

Contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata ed il sostegno alle istituzioni e associazioni impegnate nella lotta alle mafie sono il fondamento del nostro impegno a favore della legalità nel settore turistico riminese.

Nel nostro territorio aumentano nel 2018 le segnalazioni antiriciclaggio alla Banca d’Italia e permangono infiltrazioni della malavita organizzata come rilevato da Banca D’Italia e DIA. L’evasione fiscale ed il lavoro nero rendono appetibile il tessuto economico per le organizzazioni criminali. Questo contesto, insieme al lavoro gravemente sfruttato, e generalmente alle irregolarità sul piano retributivo e normativo, fanno parte di quelle illegalità spia di un possibile interesse economico malavitoso.

Per questa ragione riteniamo fondamentale integrare, nel Protocollo prefettizio del 2013 per la Legalità nel settore turistico ricettivo, anche le organizzazioni che rappresentano il lavoro. Il sindacato confederale può portare il proprio contributo nella lotta alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore alberghiero.

Contrasto al lavoro gravemente sfruttato.

Riteniamo che il tema del lavoro gravemente sfruttato debba essere affrontato anche sul piano istituzionale oltre che contrattuale e vertenziale. Il Comune di Rimini nel marzo 2013 ha approvato linee guida per il contrasto al lavoro gravemente sfruttato nel settore turistico; tali linee guida vanno innanzitutto attuate ed estese sul resto del territorio.

E’ necessario sollecitare il Ministero del Lavoro ad incrementare il numero di ispettori destinati all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Rimini.

E’ necessario altresì, come già presente per il settore edile, un protocollo d’intesa per lo sviluppo delle attività coordinate e congiunte per la prevenzione ed il contrasto del lavoro nero ed irregolare nel settore turistico.

Vanno delineate in tutti i Comuni della provincia modalità di esclusione, per le aziende sanzionate per irregolarità in materia di lavoro, sicurezza e previdenza, da progetti di marketing istituzionali.

Al fine dell’eventuale creazione di un marchio di qualità del turismo riminese è necessario un accordo sindacale provinciale che impegni le associazioni d’impresa a promuovere, con strumenti efficaci verso i loro associati, il rispetto della normativa e dei CCNL, ad individuare indici di congruità utili a valutare le situazioni di illegalità ed a sollecitare verso le imprese associate l’adozione di una certificazione etica del lavoro. Va avviato un percorso in ambito provinciale di campagne d’informazione/sensibilizzazione istituzionale diretto ad informare la cittadinanza, in particolare gli studenti e le imprese, sui diritti e sugli obblighi in materia di lavoro, previdenza e sicurezza.

Una visione condivisa del sistema appalti nel settore alberghiero.

Attività centrali negli alberghi (un hotel può scegliere di non avere la cucina, ma non di non avere stanze e servizi connessi) il più delle volte vengono appaltate a società esterne, le quali applicano contratti collettivi diversi da quelli del turismo sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, spesso si tratta di veri e propri contratti pirata.

L’appalto dei servizi alberghieri in questa provincia, anche per le ragioni legate ai problemi di legalità presenti, deve sottostare ad uno specifico protocollo che vincoli le imprese appaltanti (in questo caso gli alberghi) ad affidare l’appalto ad imprese che applichino uno dei CCNL “leader” del turismo. L’applicazione di un simile protocollo, oltre a garantire parità salariale all’interno della stessa struttura alberghiera, sarebbe utile a salvaguardare la responsabilità solidale dell’appaltante.

Stabilizzazione del sistema

Un ammortizzatore sociale per i lavoratori stagionali del turismo.

Punto centrale di un rilancio del lavoro nel settore turistico come scelta professionale, e non come ripiego dequalificante, è la proposta di una nuova indennità di disoccupazione da affiancare alla NASPI attuale, ma specifica per i lavoratori stagionali del turismo.

Tale istituto dovrà innanzitutto garantire un periodo di copertura sia in termini di indennità che di contribuzione previdenziale equivalente e proporzionale al periodo lavorato (con un minimo di giornate), in modo da favorire il contrasto del lavoro nero e grigio, attraverso un maggior interesse al controllo da parte del lavoratore delle retribuzioni e dei periodi lavorati reali. I lavoratori del turismo potranno inoltre contare su una prospettiva pensionistica, anche se il lavoro stagionale dovesse protrarsi negli anni, prospettiva oggi negata.

Politiche attive del lavoro per i lavoratori stagionali del turismo.

Ulteriore elemento di qualificazione complessiva del settore, dovrà essere il collegamento dell’indennità al sistema di formazione nel settore ricettivo-alberghiero, ristorazione, accoglienza etc., basato su una disponibilità del lavoratore interessato alla nuova indennità a frequentare corsi di aggiornamento e qualificazione professionale nei periodi di non lavoro, organizzati sia dal sistema pubblico, sia dalla bilateralità di settore.

Valorizzazione del sistema scolastico e universitario territoriale.

E’ necessario dare prospettive di inserimento lavorativo dignitoso e professionale alle tante ragazze e ragazzi che stanno frequentando gli istituti alberghieri (oltre 1.800 e 300 adulti nei corsi serali), la formazione professionale regionale (ca. 1.300), l’istituto tecnico per il turismo (oltre 800). Si dovrebbe partire da una verifica dell’adeguatezza delle esperienze di stage e tirocini presso le aziende locali e della disponibilità delle imprese a favorire un corretto e regolare ingresso nel mercato del lavoro.

Per quanto riguarda il sistema universitario, resta troppo bassa la richiesta di laureati nelle imprese turistiche locali. E’ sconfortante pensare a quante risorse qualificate e preparate non trovano spazio, mentre proprio di loro c’è bisogno per riconvertire il modello turistico locale.

Modello e partecipazione

Da turismo di massa a meta di turismo sostenibile e responsabile.

I dati dei flussi turistici dell’anno 2018 continuano a confermare la forte vocazione balneare dell’attuale modello turistico.

Sono 4.704 le imprese di alloggio e ristorazione della provincia, che rappresentano il 13% del totale delle imprese del nostro territorio; 2.230 alberghi e 1.772 extra- alberghiere, con una capacità ricettiva pari a 176.000 posti letto.

Gli arrivi nel 2018 sono stati 3.700.000 (+3% sul 2017) e le presenze 16.000.000 (+1,4% sul 2017).

Il 58% degli arrivi e il 71% delle presenze si sono registrati nel trimestre giugno/luglio/agosto.

La maggior crescita in percentuale degli arrivi rispetto alle presenze determina il costante abbassamento, già in atto da diversi anni, del numero dei pernottamenti medi che per l’anno 2018 si attesa a 4,4 notti.

Questa modalità “mordi e fuggi” pone necessario e non rinviabile ragionare sul concetto di sostenibilità e responsabilità del turismo; ovvero un nuovo modello turistico che si basi sul valore sociale, sulla tutela dell’ambiente per determinare una diversa “ cultura dello scambio tra produzione e riproduzione” (si veda ad esempio l’obiettivo del progetto Parco del mare).

Inoltre, il concetto di sostenibilità va inteso anche come opportunità di valorizzare tutte le vocazioni turistiche del territorio ampliandone così l’offerta nella direzione della destagionalizzazione.

Sviluppo dei condhotel con il coinvolgimento dei portatori d’interessi economici e sociali.

La recente Legge regionale n.3 del 23/04/2019 disciplina l’esercizio dei Condhotel e il recupero delle colonie marine e nei prossimi mesi ne verificheremo l’impatto nella nostra provincia.

Le osservazioni della CGIL al testo della Legge, non recepite in sede di stesura, permangono un obiettivo da raggiungere; la preoccupazione per le ricadute occupazionali, a fronte della modifica della destinazione d’uso delle strutture ricettive già esistenti, impongono che vengano individuati meccanismi a garanzia della qualità e della quantità del lavoro, sia per i lavoratori dipendenti diretti di tali imprese che per i lavoratori coinvolti negli appalti.

Per quanto riguarda la riqualificazione delle colonie marine è necessario prevedere il coinvolgimento di tutti i soggetti portatori di interessi economici e sociali, a partire dalle Organizzazioni Sindacali quale ulteriore elemento a sostegno del rispetto del valore sociale di tali realtà; andranno in ogni modo garantiti percorsi atti ad evitare speculazioni edilizie e tentativi di infiltrazioni malavitose.

Qualificazione dell’offerta turistica balneare.

I cambiamenti meteo-climatici in atto hanno determinato nel corso degli anni una possibile e diversa fruibilità del turismo balneare in termini di collocazione temporale.

Nella logica pertanto di un modello sempre più qualificato, così come da alcuni anni si è notevolmente ampliato il periodo della stagione balneare individuato dall’ordinanza balenare regionale (01 gennaio – 31 dicembre), si ritiene necessario prevedere anche l’allungamento dell’attività balneare, ovvero della copertura temporale del servizio di salvamento.

Tale attività rappresenta un “fiore all’occhiello” del sistema turistico provinciale, sia in termini di qualità dell’offerta che in termini di garanzia e tutela della salute e sicurezza sulle nostre spiagge.

Un patto per il lavoro di qualità nel turismo riminese.

L’Italia, per la prima volta nella sua storia ha elaborato alle fine del 2016, il Piano Nazionale Strategico del Turismo 2017-2022 con un percorso aperto e partecipativo.

Tutti i soggetti coinvolti, Organizzazioni Sindacali comprese, hanno contribuito ad individuare le nuove linee strategiche per un diverso sviluppo del settore, atto a aumentare la competitività del nostro Paese all’insegna dell’innovazione, della specializzazione e della sostenibilità, ponendo al centro della discussione anche il tema del lavoro.

Il nostro “manifesto” provinciale si colloca, nei contenuti e nelle modalità, esattamente in coerenza con il Piano Nazionale; non può esistere un modello turistico sostenibile e di sviluppo, se non fondato sul concetto della piena e buona occupazione.

Per queste motivazioni occorre definire un patto per il lavoro di qualità nel settore del turismo provinciale, quale parte integrante di una visione più complessiva dello sviluppo economico-produttivo-sociale del nostro territorio che la CGIL nelle prossime settimane elaborerà aggiornando il proprio Piano del Lavoro.

Rimini, aprile 2019

 MANIFESTO




Bolkestein e concessioni balneari: cronaca di una bocciatura annunciata

Comunicato stampa. Come era facilmente prevedibile e da più parti annunciato, l’Unione Europea ha bocciato la proroga di 15 anni per le concessioni balneari italiane promossa dal Governo.

Ciò che ci preoccupa è l’ennesimo rinvio che posticipa la possibilità di procedere ad una riqualificazione del turismo balneare inserita in un contesto di certezze normative.

Inoltre, questa operazione del Governo a favore degli interessi privati è stata portata avanti con la consapevolezza che i costi saranno scaricati sulla collettività. Infatti l’Unione Europea nel bacchettare l’Italia ha annunciato l’avvio della procedura di infrazione che si riverserà su tutti (quelli che pagano le tasse).

Il DDL 4302/2017, mai diventato Legge, conteneva elementi utili per una riqualificazione complessiva del turismo balneare. Va detto però che questo disegno di legge relativo a concessioni pubbliche, non contemplava in nessun modo il tema del lavoro e della tutela dei lavoratori, cosa a nostro parere inaccettabile.

Anche in fatto di sicurezza della balneazione il testo non prevedeva particolari requisiti di affidamento. Se si rimetterà mano al percorso legislativo sarà necessario correggere queste carenze. Bisogna evitare di ritrovarsi, per esempio, nella solita ambiguità di servizi pubblici essenziali, come il servizio di salvataggio, sacrificati sull’altare del profitto privato.

Quali soluzioni, dunque, per uscire dal pantano determinato dal mancato recepimento della direttiva europea? Quali servizi pubblici essenziali occorrono per la sicurezza della balneazione? Quali prospettive per la riqualificazione del turismo balneare?

Se ne parlerà nel dibattito promosso da Camera del Lavoro e Filcams Cgil Rimini il 16 maggio in Sala Marvelli, presso la Provincia di Rimini in via Dario Campana 64.
Dalle ore 10 si alterneranno nel dibattito Paolo Montalti (Segretario Generale Filcams Emilia Romagna), Roberto Biagini (Avvocato, ex Assessore comunale al Demanio del Comune di Rimini),  Aleardo Maria Cingolani (Ammiraglio, Presidente Lega Navale Rimini) e Marco Broccati (Dipartimento delle politiche del Turismo CGIL nazionale).
Il dibattito si inserisce all’interno delle iniziative legate al “Manifesto del Lavoro nel turismo riminese”, il documento CGIL e Filcams “per il lavoro di qualità in un nuovo modello turistico provinciale”.

Mirco Botteghi – Segr. Generale FILCAMS CGIL Rimini

 




IRPEF – TARI Comune di Rimini. Cambiano i titoli ma la commedia, meglio, la farsa, è sempre la stessa.

Comunicato stampa. E’ passato un anno da quando abbiamo chiesto all’Amministrazione Comunale di Rimini di provvedere per intero al rimborso nei confronti dei cittadini che avevano ottenuto l’esenzione dal pagamento della tassa sui rifiuti. Trattasi di rimborso, infatti, perché il Comune i soldi se li era fatti dare anticipatamente anche da chi era nelle condizioni previste dal Regolamento per ottenere l’esenzione. Dodici mesi dopo la risposta è stata che mancano 71.000 euro e che non c’è nessuna possibilità di trovarli. Così, 302 famiglie con ISEE inferiore a 9.000 euro, per la maggior parte composte da disoccupati, pur avendo diritto all’esenzione, non avranno alcun rimborso.

Non più tardi di qualche settimana fa abbiamo dovuto subire l’aumento dell’Irpef comunale a scapito di lavoratori dipendenti e pensionati, una manovra che ha portato 4 milioni e mezzo di euro nelle casse dell’Amministrazione Comunale e ora ci dicono che dal Bilancio, su cui tra l’altro non è stato possibile alcun confronto, non si possono ricavare 71.000 euro.

L’unica cosa che, dopo anni e anni di insistenze, hanno finalmente capito è che non ha senso farsi anticipare il pagamento da chi è esente. Però contestualmente, e senza alcun confronto, hanno deciso che dal 2020 verranno cancellate le esenzioni totali, cosa a nostro parere inaccettabile.

La pratica della disintermediazione

Così come per le nuove regole riguardanti l’Irpef, anche per la Tari l’amministrazione Comunale ha continuato a tener fede alla propria linea: sconfessare qualsiasi ruolo di rappresentanza democratica organizzata proveniente dalla società civile; deliberare strategie politiche e di governo in nome di un mandato che si pretende assoluto.

C’è chi la disintermediazione la teorizza e la pratica e chi si vergogna forse a teorizzarla, ma di certo la pratica. Come si possono definire relazioni sindacali le informazioni, come nei casi sopradescritti, che senza possibilità di discussioni e confronto vengono “passate” alle rappresentanze sindacali?

Cosa faremo?

Pensano di scoraggiarci? Si sbagliano. La nostra scelta di campo è chiara, le risorse vanno prese dove ci sono e da chi non paga mai o non abbastanza. Noi staremo sempre dalla parte di chi ha di meno, gli ultimi ma anche i penultimi, i pensionati che hanno lavorato tutta la vita e ai quali si continua ancora a chiedere sacrifici, così come ai lavoratori dipendenti che la crisi economica continua a trascinare in basso verso nuove povertà e insicurezza.

Isabella Pavolucci Segr. CGIL Rimini – Paola Taddei Segr. CISL Romagna – Giuseppina Morolli Segr. generale UIL Rimini

Rimini 25.04.2019




Preoccupazione per il decreto sblocca cantieri. Totale il contrasto con il Protocollo provinciale su legalità e appalti.

Preoccupano fortemente gli edili i contenuti del decreto “sblocca cantieri” che verrà presto emanato dal Consiglio dei Ministri.

Se quanto dichiarato dal Governo venisse confermato, diminuiranno sia le soglie di trasparenza nel settore edile che le tutele dei lavoratori e anche su quali e quanti cantieri verranno sbloccati resta molta incertezza.

Il 15 marzo a Roma, i lavoratori del settore delle costruzioni in sciopero, hanno manifestato a Roma chiedendo una seria politica industriale per rilanciare l’intera filiera dell’edilizia. Una politica industriale che non ha nulla a che vedere con il decreto del Governo.

Nella provincia di Rimini lo sciopero delle costruzioni si può dire ampiamente riuscito con picchi di adesione pari al 90% in aziende come Industrie Valentini, Prefabbricati Morri e F.lli Zangheri e la partecipazione di 200 lavoratori alla manifestazione di Roma.

Il testo governativo cancellerebbe il limite dei 2 milioni al di sopra dei quali era obbligatorio procedere con l’offerta più vantaggiosa per gli appalti pubblici. Pertanto si liberalizzerebbe il massimo ribasso arretrando sul terreno della trasparenza e della legalità.

Un decreto in totale contrasto anche con le linee guida del Protocollo sulla legalità e gli appalti in vigore nel territorio di Rimini dal 2013 e siglato da Provincia di Rimini, Comuni e parti sociali.

Aderendo a questo Protocollo si è voluto contrastare la logica del massimo ribasso, basato unicamente sulla considerazione del risparmio economico, anteponendo, piuttosto, la concezione dell’offerta economicamente vantaggiosa, ossia l’idea che la valutazione debba prendere in esame un numero maggiore di elementi, tra i quali anche la qualità dell’opera.

A questo punto attendiamo il testo del decreto definitivo, ma se l’impostazione negativa sarà confermata, la mobilitazione dei lavoratori delle costruzioni non si fermerà e questa volta ci auguriamo di avere il sostegno delle Amministrazioni Locali contrarie a un nuovo codice degli appalti che possa favorire le infiltrazioni della criminalità e l’aumento della corruzione.

Questo è quanto auspichiamo anche in vista degli importanti interventi sul territorio che verranno cantierizzati prossimamente, come quelli previsti nel Bando periferie per Rimini o per la Statale 16.

 

Renzo Crociati – Segretario generale Fillea Cgil Rimini




Addizionale Irpef Comune di Rimini, restiamo al merito. Il 19 Marzo presidio di protesta CGIL CISL UIL

Era da attenderselo. L’amministrazione Comunale di Rimini sentendosi sotto attacco sul fronte dell’aumento dell’addizionale Irpef colpisce a destra e manca e a testa bassa, mettendo in piazza, come ora usa fare, soprattutto sui social media, mail, telefonate e messaggi vari.

Noi però vogliamo continuare a discutere nel merito delle questioni, e il merito è che l’Amministrazione Comunale non ha e non ha mai avuto interesse a mantenere positive relazioni sindacali, non ha e non ha mai avuto, al di là delle formalità, alcun interesse reale a confrontarsi con le organizzazioni sindacali su alcuna voce del Bilancio comunale, dagli investimenti, al reperimento delle risorse, ai temi ambientali, del lavoro, dello sviluppo, dell’inclusione sociale, dei problemi delle fasce più deboli della popolazione. Purtroppo, l’euforia della disintermediazione non ha lasciato indenne neppure il nostro territorio.

E’ una questione di merito, per noi, il fatto che quando c’è bisogno di reperire risorse non si vada ad attingere alla solita platea dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. E’ più facile chiedere 1 euro a mille persone povere piuttosto che mille euro a una persona ricca, è più facile, lo sappiamo, ma non è giusto. Lo abbiamo ripetuto: è una scelta iniqua, ed è per questo che non siamo d’accordo con l’aumento dell’Addizionale Irpef. Governare è un esercizio difficile e quando si prende la strada più corta per risolvere i problemi è facile sbagliare. Chiedere soldi ai lavoratori dipendenti e ai pensionati su cui già grava il 74% del gettito Irpef, a nostro parere è sbagliato. Proposte alternative le abbiamo avanzate, da una ancor più efficace lotta all’evasione, all’aumento della tassa di soggiorno proporzionata alla tipologia di albergo, un’entrata alla quale concorrerebbero i turisti che già usufruiscono di tanti servizi pagati dai cittadini del territorio.

Abbiamo scritto nel titolo del comunicato precedente “non siamo il bancomat del Sindaco”. Ma davvero il Sindaco ha pensato che volessimo accusarlo di intascare egli stesso i soldi dell’Irpef come si percepisce nella nota del Comune? Se fosse così farebbe bene il Sindaco a denunciarci. Se non è così, da una nota ufficiale del Comune capoluogo ci aspetteremmo risposte rispettose e non stizzose battute.

Rispettosamente noi saremo in piazza il 19 marzo per un presidio di protesta.

Segreterie CGIL Rimini, CISL Romagna, UIL Rimini




Aumento addizionale Irpef. CGIL CISL UIL costretti a chiedere di essere ascoltati dalla Commissione Bilancio del Comune di Rimini

E’ categorico il giudizio negativo di CGIL CISL e UIL sull’annunciato aumento dell’Addizionale Irpef da parte dell’Amministrazione Comunale di Rimini. I motivi sono stati ribaditi di fronte alla Commissione Bilancio alla quale era stata chiesta un’audizione e che si è riunita martedì 12 marzo proprio per discutere le modifiche da apportare all’applicazione dall’addizionale comunale.

In apertura l’assessore Brasini ha spiegato il nuovo regolamento e in che modo verrebbero utilizzati i 4milioni e 800mila euro ricavati dall’aumento dell’Irpef, per la maggior parte da impiegarsi nel finanziamento del bando periferie a causa dell’incerto rientro di denaro ad opera dello Stato. Dunque, 3milioni e 700mila per aprire i cantieri in periferia, 500mila per il comparto scuola, 600mila ripartiti tra TPL (130mila), fondo riserve (260mila), stagione lirica del Galli (160mila) e fondo TARI (50mila).

La delegazione sindacale, autorizzata, dopo richiesta formale, ad intervenire per esporre i contenuti della propria contrarietà all’aumento dell’addizionale Irpef, ha centrato gli interventi su due questioni fondamentali: le insufficienti relazioni sindacali che da troppo tempo caratterizzano i rapporti con l’Amministrazione Comunale di Rimini e le possibili alternative alla decisione che è stata ventilata.

E’ soprattutto in sede di discussione di Bilancio, infatti, che si evidenzia la scarsa o nulla attenzione nei confronti delle organizzazioni sindacali che vengono invitate al tavolo solamente all’ultimo momento quando ormai tutte le decisioni sono state prese. Circostanza che si è ripetuta nell’occasione di questa importante variazione di Bilancio legata all’addizionale.

Questo modello di relazioni non va bene e va cambiato!

Il gettito dell’addizionale è per gran parte (74%) sostenuto da lavoratori dipendenti e pensionati e continuare a rastrellare risorse sempre e soltanto da questi cittadini è non solo iniquo ma anche ingiusto. Cosa sono, dicono gli amministratori, 30 o 40 euro in più? E invece sono, perché piuttosto di far pagare di più chi ha di più, si abbassa la soglia dell’esenzione toccando anche i più poveri e si aumenta così in modo facile facile la platea dei contribuenti. Manca solo che ci diano degli avari.

Calcoli alla mano, sono stati portati esempi concreti. Un pensionato che percepisce 16mila999 euro lorde all’anno pari a circa 1.100 euro mensili netti, pagherebbe 83,6 euro (prima non pagava nulla perché esente). 69 euro una lavoratrice che lavora a part-time e che prende 14mila euro lorde quando anche lei finora era esente. Pagherebbe 65 euro in più un impiegato con uno stipendio lordo di 30mila euro all’anno.

Perché non cercare delle alternative? Se fossimo stati interpellati, avremmo presentato le nostre proposte. Come, ad esempio, l’aumento della tassa di soggiorno che è tra le più basse se si considerano i Comuni capoluogo dove viene applicata. E anche la necessità di trovare urgenti risorse per finanziarie il bando periferie, chi assicura che non sia un alibi per coprire dei disavanzi di bilancio?

La discussione al momento è finita qui e riprenderà in Commissione Bilancio venerdì 15 marzo.

Non finisce qui invece la nostra azione che proseguirà nei prossimi giorni con altre iniziative di protesta con l’intento di scongiurare questo ulteriore prelievo forzoso dalle tasche di lavoratori dipendenti e pensionati.




FLAT TAX. Cos’è e come funziona

L’economia italiana rallenta, peggiora lo scenario internazionale, il PIL registra una flessione dello 0,1%nel terzo trimestre 2018, gli ultimi dati Istat indicano un tasso di disoccupazione ancora a due cifre (10,6%) oltre che un aumento della disoccupazione giovanile che si attesta al 32,5% ed il Governo, costretto dalla commissione europea a revisionare al ribasso le previsioni di crescita del PIL che passa dal 1,2% all’1,0% per il 2019 e dall’1,5% all’ 1,0% per il 2020

In questo scenario è stata approvata una manovra di Bilancio che non dà le giuste risposte alle necessità del nostro Paese, la manovra non aumenta gli investimenti e non crea lavoro, manovra in cui spiccano i tagli al welfare, all’istruzione e ai servizi pubblici e dove sono previsti nuovi condoni.

Non sono previste risorse sufficienti con i Contratti pubblici (1,7 miliardi per tre anni), nessuna riforma organica degli ammortizzatori sociali, assente la politica industriale, anzi si riducono le risorse per investimenti e ricerca, il Mezzogiorno è il grande assente della manovra, sulla Sanità non ci sono le risorse necessarie per abbattere le liste di attesa.

Inoltre, rimane il giudizio negativo sulla “flat tax” degli autonomi, che in realtà è l’estensione del regime dei forfetari che, sganciato dai soli contribuenti giovani o a basso reddito, diventa uno strumento di diseguaglianza tra i lavoratori autonomi e i dipendenti.

Specie dal 2020, poi, diverrà ordinario il regime fiscale per l’80% delle partite IVA con tutto il suo portato di incentivo alla parcellizzazione produttiva, alla sotto-fatturazione e all’elusione. A questo si aggiunge l’incremento del costo degli investimenti che aggraverà la già bassa produttività delle piccole imprese italiane. In ultimo, il meccanismo ideato per evitare passaggi da lavoro dipendente ad autonomo penalizzerà i lavoratori costretti dal datore di lavoro ad aprire una partita IVA, che oltre al danno, soffriranno la beffa di non poter accedere al regime agevolato a prescindere dal reddito.

Conclusioni: una manovra senza futuro, lontana dallo spirito della Repubblica fondata sul lavoro, distante dall’idea di sviluppo delle economie più avanzate.