Piano del Lavoro 2020. Scenari in movimento

Video conferenza stampa della Segreteria confederale della CGIL di Rimini per la presentazione del Piano del Lavoro 2020. Con la Segretaria generale Isabella Pavolucci hanno partecipato Mirco Botteghi, Claudia Cicchetti, Ornella Giacomini, Francesca Lilla Parco.
Per la Segretaria generale “la fase storica che sta attraversando il Paese rende necessaria quella che noi definiamo, una rivoluzione delle priorità, con una forte centralità della persona e dei suoi bisogni primari, del territorio e dell’ambiente. Tutto ciò significa progettare un nuovo modello di sviluppo che metta al centro la qualità delle produzioni, la rivalutazione dei beni comuni e pubblici, il risparmio di energia, la tutela dell’ambiente e il contrasto alle disuguaglianze. Ed è quello che come CGIL ci prefiggiamo e che abbiamo cercato di tracciare nel Piano del Lavoro 2020. Guardiamo ad uno scenario futuro profondamente e necessariamente diverso dall’attuale, da costruirsi con il concorso di chi sarà disponibile a soluzioni innovative e coraggiose.”
Quale strumento e luogo fisico, allora, per dare corso a questa costruzione? Con l’Agenzia per lo Sviluppo Territoriale – dice Isabella Pavolucci – si potrebbe elaborare uno “stock di progetti” ampiamente articolato, suscettibile di usi plurimi, in grado di utilizzare diverse energie intellettuali, a partire da quelle universitarie, che coinvolga tanti campi: salute, scuola, università, ricerca, riconversione ecologica, riqualificazione dei territori, nuova agricoltura, rigenerazione urbana, beni culturali, cura, tempo libero, innovazione sociale.
Il territorio potrebbe avere l’occasione di costruire un luogo di confronto politico, in grado di progettare e orientare lo sviluppo.
Piano del Lavoro 2020



Nuovo Waterfront di Cattolica. Incontro Sindacati Comune sulle clausole dei Bandi

Comunicato stampa. Le Organizzazioni sindacali Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil esprimono soddisfazione per i risultati raggiunti nell’incontro con il sindaco di Cattolica Mariano Gennari, l’assessore Fausto Battistel e il dirigente del settore Lavori Pubblici Baldino Gaddi a proposito del nuovo Waterfront.

Il progetto esecutivo è pronto, i lavori di costruzione incominceranno presumibilmente nel mese di settembre del 2021, e dunque si va concretizzando la riqualificazione del lungomare Rasi-Spinelli che costerà 4,5 milioni, per un quarto a carico del Comune e il resto della Regione.

L’incontro riguardava i criteri da adottare nei bandi di gara per appaltare le opere e la possibilità di giungere alla sottoscrizione di un Protocollo a garanzia della legalità e della salvaguardia delle maestranze che opereranno nel futuro cantiere. Un Protocollo che richiama quello sottoscritto con il Comune di Rimini per il Parco del Mare.

Sono quattro fondamentalmente i principi che secondo le Organizzazioni Sindacali vanno salvaguardati e su cui l’Amministrazione Comunale si è impegnata: l’offerta economicamente più vantaggiosa, il rispetto dei contratti nazionali di settore firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi, la responsabilità solidale che impegna il Comune a onorare eventuali mancati pagamenti delle ditte, la clausola sociale a tutela dell’occupazione in caso di cambio di appalto.

Con l’offerta economicamente più vantaggiosa, a differenza del massimo ribasso, il Comune sceglie di aggiudicare un punteggio più alto a chi, per esempio, investe in materiali di qualità e nella sicurezza. Facendo questa scelta la componente economica della proposta avrà un punteggio massimo del 25%, mentre il 75% riguarderà gli altri fattori di qualità. Per quanto riguarda i subappalti si procederà con uno scambio di informazioni per evitare che forme di illegalità si annidino nei percorsi a volte complicati di appalti e subappalti.

La firma del Protocollo è prevista per la metà di novembre 2020

Renzo Crociati FILLEA CGIL RIMINI – Matteo Davitti FILCA CISL ROMAGNA – Aziz Ibnoerrida FENEAL UIL RIMINI




Prefettura di Rimini. Il lavoro entra da protagonista nel Protocollo per la Legalità

Comunicato stampa. Il lavoro e la sua rappresentanza sono entrati finalmente a pieno titolo nel Protocollo per la Legalità e lo sviluppo del settore ricettivo-alberghiero firmato in Prefettura il 7 settembre scorso.

Sono trascorsi sette anni dal precedente Protocollo e per quanto possa essere giudicato positivamente l’intento con cui le parti avevano deciso di impegnarsi su questo fronte, il non aver posto sufficiente importanza al rapporto tra sfruttamento del lavoro e illegalità riteniamo che abbia tenuto sottotraccia fenomeni altamente indicativi di interessi criminali.

Così come riteniamo molto positivo aver definito in maniera dettagliata e non più solo enunciate le politiche che occorre mettere in atto per la diffusione della cultura della legalità.

Vogliamo ringraziare per l’importante accordo raggiunto i Prefetti Alessandra Camporota e Giuseppe Forlenza che si sono avvicendati in questo periodo, la dott.ssa Marisa Amabile che ha coordinato tutto il lavoro tecnico unitamente al suo staff e a tutte le parti sottoscrittrici per il grande impegno e le attenzioni alle istanze dei lavoratori.

La legalità, e nel Protocollo emerge molto bene, è un valore culturale fondante di una società civile e imprescindibile se vogliamo che l’economia turistica del territorio continui a svilupparsi. Si tratta di un settore che, considerando l’indotto, fa registrare un Pil ben superiore al 40% e che potrebbe raggiungere livelli di qualità superiori a quelli attuali soprattutto per quanto riguarda il lavoro e di conseguenza alla qualità dell’impresa.

Riteniamo quindi necessario aprire una fase di confronto per raggiungere un patto sociale e una contrattazione territoriale con le associazioni e gli enti locali per sostenere un nuovo modello di turismo che sia punto di riferimento internazionale e attrattivo di investimenti “sani” che garantiscano qualità del lavoro e qualità dell’offerta turistica.

Per quanto riguarda il momento attuale vogliamo rimarcare l’importanza dei controlli affinché gli incentivi introdotti a causa del Covid, che auspichiamo vengano al più presto sostituiti da risorse e finanziamenti su progetti di più ampio respiro, vengano erogati alle imprese con le carte davvero in regola.

CGIL – CISL Romagna – UIL   Isabella Pavolucci – Paola Taddei – Giuseppina Morolli

FILCAMS CGIL  – FISASCAT CISL Romagna – UILTUCS UIL  Mirco Botteghi – Gianluca Bagnolini – Daniela Giorgini

Protocollo




Criminalità organizzata, economia e lavoro

Comunicato stampa. Il convegno del 14 febbraio “La criminalità organizzata come agente di trasformazione sociale”. Questo è solo l’inizio di un percorso, come ha affermato la Prefetta Dott.ssa Camporota nei suoi saluti conclusivi.

Il convegno, promosso ed organizzato dalla Prefettura di Rimini, cui va il nostro ringraziamento, ha anche avuto il merito di focalizzare lo stato di fatto nel nostro territorio rispetto a prevenzione e repressione della criminalità organizzata. Si tratta dunque di un buon punto di partenza per riprendere e sviluppare percorsi che in provincia di Rimini hanno una loro storia ma, al netto della straordinaria attività repressiva delle Forze dell’ordine e della Procura della Repubblica, non sono riusciti ad incidere adeguatamente sul piano culturale e della prevenzione.

Appello ai corpi intermedi, alle pubbliche amministrazioni ed alla politica.

Chi non vuol rimettere la polvere sotto al tappeto, perciò, non può restare con le mani in mano.

Nel riaffermare per l’ennesima volta che il nostro territorio è interessato massicciamente da plurimi fenomeni spia di un possibile interesse malavitoso, spetta ora alle Pubbliche Amministrazioni, alla politica ed al tessuto associativo e sindacale fare argine e sradicare insieme la criminalità organizzata. Come evidenziato lo scorso 14 febbraio dalla Prof.ssa Stafania Pellegrini, è necessario un tessuto economico, sociale e culturale che renda complesso il mimetizzarsi delle mafie nel mare magnum dell’economia illegale. Le “responsabilità omissive”, che fanno sponda alla zona grigia fondamentale al radicamento criminale, vanno stroncate culturalmente ovunque si manifestino.

Il lavoro

Per essere conseguenti, perciò, è urgente arrivare alla definizione di tutti quei protocolli e quelle azioni che assieme possano porsi ad argine del lavoro nero, di quello gravemente sfruttato, dell’evasione contributiva ed in generale di tutte quelle irregolarità nel mondo del lavoro che creano un humus ideale per le mafie. Stiamo parlando, per essere chiari, di alcuni settori economici particolarmente appetibili nel nostro territorio per gli interessi mafiosi: appalti pubblici, logistica, turismo e terziario in generale.

La prevenzione

E’ urgente, tra le azioni da mettere in campo, la definizione di una strategia per la promozione della cittadinanza attiva e la condivisione delle buone prassi in materia di antimafia. In questo senso riteniamo urgente che la Provincia ed i Comuni aderiscano ad “Avviso Pubblico, Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le Mafie”.

In tutte le scuole del territorio vanno agevolate quelle esperienze e quei momenti formativi che strutturino nei giovani gli anticorpi contro i comportamenti mafiosi.

CGIL Rimini – CISL Romagna – UIL Rimini




Crimine organizzato in Riviera. Esistono davvero gli anticorpi? Analisi della realtà e non polemiche strumentali

Comunicato stampa. La premessa è d’obbligo: non ci interessano le polemiche strumentali, né riteniamo che siano possibili facili soluzioni. Continuiamo però ad interrogarci su ciò che accade nel territorio della provincia di Rimini che vede inscindibilmente legati andamenti economici, legalità o illegalità a seconda del punto di vista, tenuta sociale, senso civico, credibilità delle Istituzioni, governo della Cosa pubblica, cultura dell’impresa e del lavoro, ruolo svolto dai soggetti intermedi.

La cronaca dell’ultima settimana ci preoccupa. Indagini dai nomi a noi oscuri, come operazione Hammer o Tricky Tron, hanno portato alla luce attività criminose che coinvolgono la provincia di Rimini e che vanno dalle frodi milionarie tramite l’emissione di fatture false, al riciclaggio di denaro sporco, alla presenza di clan camorristici. Passa da qui anche un traffico internazionale di stupefacenti. Inchieste clamorose ed inquietanti che si intrecciano con altri fatti di cronaca locale come ad esempio la scoperta dell’albergo trasformato senza alcuna licenza in casa di riposo per anziani.

Se non bastasse è stata anche pubblicata la classifica dei reati redatta dal Sole 24 ore che pone Rimini al secondo posto negativo su 106 Comuni d’Italia.

Quanto è grave questa situazione?

La Prefetto, il Presidente della Provincia, il Sindaco del Comune capoluogo rassicurano i cittadini dicendo che questo territorio ha gli anticorpi per resistere all’assalto della criminalità organizzata e che le statistiche non tengono conto dell’anomalia determinata dalla grossa presenza di turisti che alterano il rapporto tra denunce e popolazione.

Ma cosa si intende per anticorpi? Il sistema economico territoriale, principalmente basato sull’attività turistica, proprio in questo settore e fin dalle origini, ha fondato il suo sviluppo sulla mancanza di vincoli e sullo sfruttamento delle risorse sia umane che territoriali e ambientali. Un’imprenditoria molto dinamica e creativa se si vuole, ma certo poco incline al rispetto delle regole.

Qualcosa di positivo

Dopo anni di lotte per i diritti qualcosa è cambiato se non altro nella consapevolezza da parte delle imprese più “virtuose” del fatto che una competizione che non si basa sulla qualità dell’offerta e sul rispetto dei contratti di lavoro, crea un dumping che penalizza chi sta alle regole. In questa prospettiva va il Regolamento antievasione del Comune di Rimini e l’attenzione destinata al lavoro che l’Amministrazione Comunale ha recepito accogliendo la richiesta della Cgil.

Siccome questi non sono problemi esclusivi del Comune capoluogo anche i restanti 24 Comuni dovrebbero fare altrettanto.

La necessaria prevenzione

Però le criticità che continuamente denunciamo soprattutto in materia di lavoro permangono. Lavoro nero, evasione contributiva e fiscale, gestione irregolare degli appalti non costituiscono di per sé l’espressione di una malavita organizzata, ma un sistema che se produce tanta ricchezza da una parte, dall’altra diventa terreno fertile per il radicamento mafioso. Riciclaggio, gioco d’azzardo, droga, prostituzione, generano affari fiorenti e un sottobosco criminoso di cui riusciamo a cogliere i contorni solamente grazie all’intervento delle Forze dell’ordine.

L’attività repressiva però non è sufficiente se non accompagnata dalla prevenzione. La lotta alle mafie e per la legalità, nel nostro territorio come nel resto del Paese, passa necessariamente attraverso un insieme di azioni che richiedono una forte regia condivisa.

E’ indispensabile perciò l’avvio di una stagione che veda tutti gli attori istituzionali e sociali condividere una strategia contro il radicamento della criminalità organizzata a partire dalla diffusione della cultura della legalità nel lavoro e nel fare impresa, per una gestione partecipata dei beni sequestrati e confiscati, facendo rete contro le estorsioni nell’economia, educando le nuove generazioni alla legalità. Inoltre, occorre dare il giusto spazio ai corpi intermedi (tutti, anche quelli che rappresentano il lavoro) che insieme alle Istituzioni possano definire il contesto per una cittadinanza consapevole.

Dalle parole ai fatti

Abbiamo chiesto alla Prefetto di entrare a far parte, come Sindacato, del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in specifico per discutere dello stato delle strutture alberghiere. Abbiamo chiesto, e siamo in attesa di risposta, di essere coinvolti nel rinnovo del Protocollo di Intesa per la legalità e lo sviluppo del settore ricettivo alberghiero. Chiederemo l’apertura del tavolo permanente sulle aziende sequestrate e confiscate.

E’ chiaro che non è sufficiente enunciare la presenza di anticorpi per vederne la materializzazione, dalle parole bisogna passare ai fatti!

Segreteria CGIL Rimini

 




Campi della Legalità. Lo SPI in prima linea per costruire un’alternativa alla mafia

Sono 6 i volontari dello SPI CGIL di Rimini che questa settimana si trovano in Calabria a Isola Capo Rizzuto per partecipare ai Campi della Legalità E!State Liberi! Sono lì insieme a tanti giovani che hanno deciso di farsi coinvolgere nelle attività di uno dei 27 campi che operano su beni e terreni confiscati alle mafie.

I campi si svolgono da nord a sud Italia in 14 località: si è cominciato il 10 giugno a Corleone e Crotone e si prosegue fino ad ottobre.

A Isola Capo Rizzuto lo scopo è quello di aiutare e sostenere la cooperativa sociale Terre Joniche-Libera Terra nata nel 2013 attraverso un bando pubblico promosso dalle istituzioni locali in collaborazione con Libera. La Cooperativa gestisce 100 ettari di terreni confiscati al clan Arena, è composta da 10 soci e si occupa prevalentemente di produzioni agricole per conto del consorzio Libera Terra Mediterraneo che ne trasforma e commercializza i prodotti con il marchio Libera Terra. La maggior parte dei terreni si trova in una zona del territorio di Isola di Capo Rizzuto di notevole pregio ambientale e paesaggistico; si tratta di un’area pianeggiante, fertile, a pochi chilometri dalla costa dell’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto”. Inoltre, la cooperativa si occupa di turismo sociale e scolastico in collaborazione con Libera ed altre realtà associative locali.

Il clan Arena è una delle organizzazioni storiche e più potenti della ‘ndrangheta calabrese’ finita anche nell’operazione Aemilia l’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord.

La maggior parte delle giornate si dividono tra l’affiancamento ai soci della cooperativa sui beni confiscati al mattino e attività formative, testimonianze, cineforum, visite guidate, e incontri istituzionali nel pomeriggio.

Come spiegano gli organizzatori – l’idea progettuale prevede la realizzazione di percorsi didattico/formativi specifici sui temi dell’antimafia sociale e culturale, sui beni comuni e sulla difesa del territorio. Partendo dall’analisi del territorio ospitante, i partecipanti sono chiamati a confrontarsi sui temi della legalità e della difesa del territorio e dei diritti umani, attraverso workshop, seminari, incontri, dibattiti, focus group e laboratori teorico-pratici. Inoltre sono previste uscite e visite ai beni confiscati alle mafie ed escursioni su territori devastati dall’ ‘ndrangheta’.

Come per tutti i campi di E!State Liberi!, ai campisti si chiede di partecipare attivamente alla gestione del campo, a partire dall’allestimento, all’organizzazione delle pulizie, della cucina, al mantenimento decoroso della struttura ospitante, fino alla programmazione delle attività. Ragazze e ragazzi impegnati nel lavoro volontario insieme a tanti anziani, in un’ottica positiva di scambio di memoria e di confronto reciproco.

Una pacifica ‘occupazione’ di questi spazi, dunque, abitati dalla presenza di centinaia di persone che si spendono con impegno e dedizione per costruire comunità alternative alle mafie.

Prossimi campi per lo SPI CGIL di Rimini in Campania dal 5 all’11 agosto a Sessa Aurunca (CE) nel bene confiscato “A. Varone” gestito dalla cooperativa sociale “Al di là dei Sogni” e dal 2 all’8 settembre a Castelvolturno-Cancello Arnone.

*(nella foto l’incontro a Isola Capo Rizzuto con l’ex sindaco Carolina Girasole che ha sfidato la mafia sui beni confiscati).




Preoccupazione per il decreto sblocca cantieri. Totale il contrasto con il Protocollo provinciale su legalità e appalti.

Preoccupano fortemente gli edili i contenuti del decreto “sblocca cantieri” che verrà presto emanato dal Consiglio dei Ministri.

Se quanto dichiarato dal Governo venisse confermato, diminuiranno sia le soglie di trasparenza nel settore edile che le tutele dei lavoratori e anche su quali e quanti cantieri verranno sbloccati resta molta incertezza.

Il 15 marzo a Roma, i lavoratori del settore delle costruzioni in sciopero, hanno manifestato a Roma chiedendo una seria politica industriale per rilanciare l’intera filiera dell’edilizia. Una politica industriale che non ha nulla a che vedere con il decreto del Governo.

Nella provincia di Rimini lo sciopero delle costruzioni si può dire ampiamente riuscito con picchi di adesione pari al 90% in aziende come Industrie Valentini, Prefabbricati Morri e F.lli Zangheri e la partecipazione di 200 lavoratori alla manifestazione di Roma.

Il testo governativo cancellerebbe il limite dei 2 milioni al di sopra dei quali era obbligatorio procedere con l’offerta più vantaggiosa per gli appalti pubblici. Pertanto si liberalizzerebbe il massimo ribasso arretrando sul terreno della trasparenza e della legalità.

Un decreto in totale contrasto anche con le linee guida del Protocollo sulla legalità e gli appalti in vigore nel territorio di Rimini dal 2013 e siglato da Provincia di Rimini, Comuni e parti sociali.

Aderendo a questo Protocollo si è voluto contrastare la logica del massimo ribasso, basato unicamente sulla considerazione del risparmio economico, anteponendo, piuttosto, la concezione dell’offerta economicamente vantaggiosa, ossia l’idea che la valutazione debba prendere in esame un numero maggiore di elementi, tra i quali anche la qualità dell’opera.

A questo punto attendiamo il testo del decreto definitivo, ma se l’impostazione negativa sarà confermata, la mobilitazione dei lavoratori delle costruzioni non si fermerà e questa volta ci auguriamo di avere il sostegno delle Amministrazioni Locali contrarie a un nuovo codice degli appalti che possa favorire le infiltrazioni della criminalità e l’aumento della corruzione.

Questo è quanto auspichiamo anche in vista degli importanti interventi sul territorio che verranno cantierizzati prossimamente, come quelli previsti nel Bando periferie per Rimini o per la Statale 16.

 

Renzo Crociati – Segretario generale Fillea Cgil Rimini




Codice degli appalti. Modifica pericolosa

Comunicato stampa. Le organizzazioni sindacali di categoria degli edili di Rimini, FILLEA CGIL – FILCA CISL – FENEAL UIL, unitamente alle confederazioni CGIL CISL UIL territoriali, sono fortemente preoccupati dalla recente modifica al Codice degli Appalti nazionale contenuta nella legge di Bilancio. Tale norma prevede che si aumentino le soglie per procedere al massimo ribasso e per l’affidamento senza gara fino a 150 mila euro, mentre in precedenza, tale soglia si assestava a 40mila euro.

Siamo di fronte ad un provvedimento pericoloso, che potrebbe aumentare i rischi di corruzione. Inoltre, la legge delega sugli appalti, che verrà a breve discussa, aumenta la possibilità di ricorrere al lavoro in subappalto e con trattativa privata senza bando pubblico. Una misura molto miope, quella presa da questo Governo, a rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, in un settore fortemente esposto come quello dell’edilizia.

Per tali motivazioni riteniamo necessario aggiornare il Protocollo provinciale sulla legalità ed appalti siglato dalle parti nel 2013 e che, ormai, a nostro parere, non è più adeguato al contesto attuale.

Un Protocollo, che all’epoca è stato all’avanguardia sul tema della legalità e che ha avviato un percorso per la definizione delle white list in applicazione alle normative antimafia e che, soprattutto, ha contribuito a far sì che la competitività fra imprese avvenisse su fattori qualitativi. Da quel Protocollo, infatti, emergeva l’idea di contrastare la logica del massimo ribasso, basato unicamente sulla considerazione del risparmio economico, anteponendo, piuttosto, la concezione dell’offerta economicamente vantaggiosa, ossia dell’idea che la valutazione debba prendere in esame un numero maggiore di elementi, tra i quali anche la qualità dell’opera e le condizioni dei lavoratori. Le modifiche introdotte dal nuovo Codice impongono ora una verifica di ciò che è stato realizzato fin qui e di un aggiornamento dove è necessario.

Primo Gatta Segr. generale CGIL Rimini – Paola Taddei Segr. CISL Romagna – Giuseppina Morolli Segr. generale UIL Rimini

I Segretari generali territoriali Francesco Lorusso Feneal UIL – Roberto Casanova Filca CISL – Renzo Crociati Fillea CGIL 

 




Campi della legalità. Un percorso di conoscenza e di cittadinanza attiva

Sono ripartiti i campi della legalità organizzati da ARCI, SPI e CGIL della Puglia in collaborazione con Libera e Auser. Una opportunità davvero eccezionale di formazione e cittadinanza attiva sui temi della legalità democratica e dell’antimafia sociale che vedrà coinvolti centinaia di volontari giovani e meno giovani.

Per una settimana, dall’8 al 15 luglio, un primo gruppo della CGIL di Rimini partirà per Tuturano in provincia di Brindisi, dove, insieme agli altri partecipanti provenienti da altre Regioni, saranno impegnati, tra le altre, in un laboratorio giornalistico itinerante nei beni confiscati alla mafia tra le province di Bari, Brindisi e Lecce, laboratorio che si intitola “Ti scrivo l’antimafia”.

Come si evince dal programma, verranno organizzati incontri con associazioni e con rappresentanti delle Istituzioni locali impegnati nell’azione di contrasto alla mafia e visite guidate ai principali beni confiscati e a siti naturalistici, che rappresenteranno spunti di lavoro per il reportage finale.

Il laboratorio si avvale del supporto di giornalisti ed esperti dell’informazione e approfondisce alcune nozioni base di giornalismo: come si scrive un articolo di giornale, qual è il pubblico, come suscitare attenzione, quando un fatto diventa notizia, fino a comprendere come si struttura un racconto giornalistico in terra di mafia e, soprattutto, come il racconto del territorio possa prevenire l’illegalità.

Al centro di tutto il percorso ci sarà infatti la costante attenzione alla responsabilità del singolo e alla libertà, sia personale che declinata in relazione alla libertà altrui e che dà vita a valori quali la giustizia, i diritti, la responsabilità, parole chiave della cittadinanza attiva.

Il campo costituisce un vero e proprio percorso di educazione alla legalità, volto alla formazione di cittadini responsabili, capaci di senso critico e di basilare analisi della realtà territoriale d’appartenenza e non solo.

Altri due gruppi organizzati da SPI e CGIL di Rimini partiranno per Sessa Aurunca in provincia di Caserta dal 23 al 29 luglio e dal 6 al 12 agosto

Il Campo si svolgerà sul bene confiscato “A. Varone”, a Maiano di Sessa Aurunca (CE) gestito dalla cooperativa sociale “Al di là dei Sogni” che si è costituita dal 2004. A partire dal 2008, con la gestione del bene confiscato grazie alle attività della fattoria didattica, dell’agricoltura sociale e del turismo responsabile e sostenibile, i soggetti appartenenti a “fasce deboli” possono trovare la dignità di nuovi percorsi di vita; sono soggetti provenienti da situazioni di disagio (salute mentale, ex dipendenze, ospedali psichiatrici giudiziari, area-riabilitazione) che con i Budget di salute, vengono inseriti in un graduale ma costante percorso di autonomia. Il bene è esteso per 17 ettari di terreno, diviso in tre lotti. Il lotto dove vengono ospitati i campisti è di 7 ettari ed è composto da: una struttura abitativa, una Palestra, un agriturismo e un ristorante sociale, un laboratorio di trasformazione dei prodotti agricoli a marchio N.C.O. (Nuova Cooperazione Organizzata) per la realizzazione dell’iniziativa “FACCIAMO UN PACCO ALLA CAMORRA” e una fattoria didattica e sociale.

L’esperienza proposta si prospetta ricca ed intensa, sia per l’impegno concreto richiesto per la valorizzazione del bene che occuperà la prima parte della giornata, sia per gli incontri formativi pomeridiani.

Spi CGIL Rimini




Il nuovo codice antimafia spiegato da Franco La Torre – 2 febbraio a Santarcangelo

Venerdì 2 febbraio alle ore 21, presso la Biblioteca Baldini di Santarcangelo, Franco La Torre spiegherà Il nuovo codice antimafia

Nel settembre del 2017, dopo quattro anni di gestazione, il Codice Antimafia è stato definitivamente approvato a Montecitorio con 259 voti a favore, 107 contrari e 28 astenuti. Contro il testo hanno votato i deputati di Forza Italia, M5S e Fratelli d’Italia. Ad astenersi sono stati quelli della Lega e di Direzione Italia.

“L’approvazione del nuovo Codice Antimafia è un un fatto importante per la democrazia del nostro Paese”. è stato il commento del Segretario generale della Cgil Susanna Camusso. “La legge è il frutto di una discussione approfondita che parte da un’iniziativa popolare, Io riattivo il lavoro, promossa dalla Cgil attraverso il coinvolgimento di un vasto schieramento di associazioni e un costante e quotidiano lavoro di sensibilizzazione e di lotta alla criminalità organizzata”.

Un risultato importante per la CGIL che ci auguriamo potrà agevolare il contrasto a due fenomeni come quelli delle mafie e della corruzione che rappresentano un cappio al collo per la democrazia, lo sviluppo economico e la creazione di buona occupazione nel nostro Paese.

Franco La Torre è figlio di Pio, sindacalista e uomo dello Stato ucciso dalla mafia nel 1982 estensore della legge Rognoni-La Torre che introdusse, tra le altre norme, la confisca ed il sequestro dei beni ai mafiosi.