Violenze nelle strutture per anziani. Ingiustificabili ritardi istituzionali

Comunicato stampa. Mai come in questo caso ci dispiace aver ragione, ma noi l’avevamo detto e soprattutto avevamo chiesto, in maniera formale già nel maggio 2017, di avere informazioni dai Comuni sulle strutture che ospitano anziani per un indispensabile monitoraggio sulle condizioni in essere. La stragrande maggioranza non ci rispose, in alcuni casi anche sottovalutando esplicitamente l’importanza del tema.

Sono passati appena pochi giorni dalla scoperta delle violenze subite dagli anziani ospiti della casa famiglia Villa Franca di Rimini e un’altra terribile situazione è venuta alla luce nella casa di riposo La Collina di Mondaino. Delle pietose condizioni dei 36 anziani rinvenute dai Carabinieri all’interno della struttura, al momento sono state prese misure cautelari nei confronti di 5 persone ed è stata tratta in arresto la titolare Maria Luisa Bulli. E già da questo arresto emerge un problema nel problema. Infatti, si tratta di una donna condannata per un fatto analogo risalente al 2001 e nella medesima casa di riposo che allora si chiamava Montebello e che oggi si chiama La Collina.

Abbiamo chiesto nei giorni scorsi un incontro urgente ai Presidenti dei Distretti di Rimini Nord e Rimini Sud per vere un quadro completo case famiglia per anziani presenti nei Comuni dei rispettivi distretti e conoscere quanti e quali controlli sono stati fatti sino ad ora e quali risultati hanno prodotto, inoltre, per definire un regolamento locale sulle case famiglia per anziani, come prevede il “verbale di accordo sugli indirizzi regionali per i regolamenti locali sulle case famiglia per anziani.

Ora occorre fare chiarezza chiamando anche in causa gli uffici comunali preposti e chi ha responsabilità di governo e di controllo sulle strutture socio-sanitarie e assistenziali, pubbliche e private, relative ai cittadini anziani.

SPI CGIL Rimini – FNP CISL Romagna – UIL Pensionati

Meris Soldati – Giuseppe Difino – Antonello Cimatti




Arresti a Villa Franca. Per l’apertura delle Case famiglia per anziani non può bastare la comunicazione di inizio attività

Comunicato stampa. Calore umano, competenza, professionalità, serenità. Suonano oggi come una tragica beffa le parole scritte sul cartello pubblicitario all’ingresso di Villa Franca, casa famiglia per anziani di Rimini. Qui i Carabinieri hanno compiuto un’operazione con arresti per maltrattamenti gravi nei confronti dei degenti. Si occuperanno le forze dell’ordine e la Magistratura di appurare le responsabilità degli operatori della cooperativa Bella Età che gestiva la casa famiglia, per quanto la documentazione raccolta sembra non lasciare dubbi sulle terribili violenze a cui venivano sottoposti gli anziani. A noi preme riaprire una discussione sulla legislazione nazionale in atto che purtroppo consente l’apertura di queste piccole strutture con un massimo di 5 ospiti senza che debbano sottoporsi a particolari controlli. Infatti, è sufficiente una comunicazione di inizio attività (SCIA) al settore delle attività economiche del Comune e niente altro. Questo tema non è nuovo per i sindacati che, anche alla luce di quanto accaduto in altre località della Regione e nazionali, hanno posto il problema della necessità di un Regolamento provinciale sia in ambito distrettuale che ai tavoli della contrattazione territoriale sui Bilanci dei Comuni. L’offerta delle strutture per anziani è molto variegata e le informazioni disponibili sono spesso poco trasparenti. Ciò penalizza in primo luogo gli anziani ospiti ma anche le famiglie che necessitano dei servizi residenziali. Pertanto nelle nostre richieste sia sui Piani di Zona con i Distretti che con i Comuni sui Bilanci e politiche sociali abbiamo inserito uno specifico capitolo sulle Casa famiglia per anziani affermando:

Visto che in data 18/7/2018 è stato sottoscritto un “verbale di accordo sugli indirizzi regionali per i regolamenti locali sulle Case Famiglia”, abbiamo chiesto di aprire confronti in sede Distrettuale e Comunale per la definizione di appositi regolamenti locali in materia di case famiglia per anziani, al fine di tutelare gli anziani e le loro famiglie e, nel contempo, disciplinare modalità di esercizio dell’attività di vigilanza e controllo sull’operato e sulla qualità di tali servizi.

Abbiamo ribadito altresì necessario che venga messa in atto una vera e propria mappatura dell’esistente, al fine di conoscere quali e quante case famiglia/appartamenti per anziani insistono nei rispettivi territori.

A tal fine riteniamo necessario che tra Assessorato alle attività produttive che riceve la SCIA e l’Assessorato ai Servizi sociali vi sia uno scambio di informazioni e azioni comuni per il monitoraggio e controllo.

La violenza è sempre da rinnegare ma lo è semmai ancora di più nei confronti di persone indifese e fragili. Regolamentare, monitorare e controllare l’efficienza delle strutture e la professionalità di chi vi opera, sono condizioni essenziali nella ricerca di soluzioni assistenziali capaci di rispondere alle esigenze degli anziani e conseguentemente delle loro famiglie.

CGIL Rimini – CISL Romagna – UIL Rimini

Primo Gatta – Paola Taddei – Giuseppina Morolli

SPI CGIL Rimini – FNP CISL Romagna – UIL Pensionati

Meris Soldati – Giuseppe Di Fino – Antonello Cimatti

Rimini 6 dicembre 2018




Terremoto e messa in sicurezza del territorio. Le proposte della FILLEA CGIL

Il territorio di Rimini – come ci ha ricordato nei giorni scorsi il presidente dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Rimini Andrea Barocci – è stato classificato come sismico solo a settembre del 1983 quando oltre il 70% degli edifici era già stato realizzato.

La consapevolezza del rischio, che non può essere avvertita soltanto per effetto dell’allarme creato dalle scosse di terremoto, deve farci intervenire in un duplice modo. Oltre al prioritario compito di evitare tragedie umane e materiali, infatti, può dare anche un significativo contributo al rilancio del settore edile, colpito, in questi anni, molto duramente dalla crisi.

La Fillea Cgil, denuncia la mancanza di politiche strutturali e di un’attenzione profonda e duratura, da parte del Governo attuale e dei Governi precedenti, in merito alla messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico.

Un’urgenza che riguarda anche i Comuni del nostro territorio, per i quali è necessaria la realizzazione di un piano di consolidamento antisismico degli immobili essendo classificati come zona sismica di livello 2.

A fronte di tale classificazione i proprietari di abitazioni, ma anche di imprese all’interno delle quali ogni giorno si trovano i lavoratori, possono, sin da subito, iniziare i lavori di adeguamento antisismico usufruendo del “bonus sisma”, realizzato dal precedente Governo e tuttora in vigore, ricevendo una detrazione di imposta da recuperare in 5 anni.

Tale detrazione, che rappresenta forse l’unica misura significativa adottata in questi anni per fronteggiare il pericolo sismico, può apportare un rientro fiscale, compreso tra il 70% e l’85% del costo sostenuto per la ristrutturazione, in base alla riduzione di classi di rischio.

Un’agevolazione molto importante che andrebbe divulgata e sostenuta con forza anche dalle parti sociali, dai datori di lavoro e dai cittadini, insieme alle Amministrazioni Comunali.

La Fillea Cgil, considerando prioritaria la sicurezza dei lavoratori e della popolazione tutta, è da subito disponibile a dare il proprio contributo per sensibilizzare maggiormente la cittadinanza e le Istituzioni, facendo anche leva sulla consapevolezza che i costi di una manutenzione preventiva sarebbero nettamente inferiori rispetto a quelli che si dovrebbero sostenere per la ricostruzione dopo le tragedie, sia in termini umani che economici.

A tal fine stiamo organizzando un percorso di iniziative e momenti di confronto fra esperti del settore e amministratori locali a cui chiediamo un’attenzione ed un impegno maggiormente vigile su tale tema.

Inoltre, avviare un tale processo significherebbe dare anche un contributo determinante in termini lavorativi rispetto ad un settore che ha visto in dieci anni ridurre del 50% i suoi addetti.

Renzo Crociati Segretario generale FILLEA CGIL Rimini




Lavorare per vivere e non per morire. L’importanza della Sicurezza

Sicurezza: il cuore del lavoro. E’ questo il titolo scelto ancora una volta, dopo le celebrazioni del 1° Maggio, da CGIL CISL UIL per l’Attivo provinciale unitario dei lavoratori e in specifico dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Si torna dunque a discutere di un tema di grande attualità che sta fortemente impegnando le Organizzazioni sindacali a tutti i livelli.

Un incontro molto partecipato, in particolare da giovani lavoratori attenti e sensibili alle problematiche della salute e della sicurezza. Al tavolo della presidenza i Segretari Primo Gatta CGIL Rimini, Paola Taddei CISL Romagna, Giuseppina Morolli UIL Rimini. Hanno portato il loro contributo al dibattito Antonino Pizzimenti dirigente CML Inail Rimini, Loris Fabbri direttore Uopsal Rimini Azienda USL della Romagna, Massimiliano Chieppa responsabile area vigilanza 2 della ITL di Rimini, Mattia Vittoria Pennestrì direttrice Inps Rimini. Ha concluso Sebastiano Calleri responsabile nazionale Cgil per la Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Lavorare per vivere e non per morire” è il motto lanciato in apertura dalla Segretaria generale della UIL di Rimini Giuseppina Morolli e ripreso da tutti gli intervenuti. Sono milioni i lavoratori che perdono la vita durante lo svolgimento della loro attività – ha detto – e, quando non muoiono, è sempre troppo elevato il numero degli incidenti e infortuni spesso con conseguenze di invalidità anche totale. Nel primo semestre del 2017 gli infortuni sul lavoro in Emilia Romagna sono aumentati dello 0,7% in controtendenza rispetto al trend dell’ultimo decennio. Infatti, gli infortuni negli ultimi 5 anni erano sostanzialmente diminuiti passando da 100.997 nel 2012 a 84.163 nel 2016. Il fenomeno non stupisce – ha proseguito Giuseppina Morolli – per via della correlazione che esiste tra la ripresa della produzione e la crescita del Pil e gli incidenti sul lavoro.

Mettendo a fuoco le tante problematicità che attengono a questo tragico fenomeno, ha ribadito che il ruolo del Sindacato resta centrale a partire dalla contrattazione nazionale e aziendale e facendo molta attenzione al sistema degli appalti. E – non ha esitato a dichiarare Giuseppina Morolli – così come è stato definito l’omicidio stradale, qualcosa di simile dovrà essere istituito per salvaguardare con più efficacia la sicurezza dei lavoratori.

Con le testimonianze degli RLST e nel corso del dibattito, è stato posto uno sguardo sulla reale situazione delle aziende dove i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza ancora stentano a svolgere il loro ruolo di contrasto verso gli infortuni e le malattie professionali, soprattutto nelle piccole realtà lavorative.

Uno degli obiettivi dell’incontro è stato anche quello di porre all’attenzione la necessità di una stretta collaborazione tra le parti sociali e le istituzioni, un’esigenza ampiamente condivisa.

Si è parlato di norme e di leggi come il Testo Unico per la Sicurezza e il decreto legislativo n.81, un impianto legislativo che in realtà non manca ma che dovrebbe essere applicato, ma si è anche parlato di cultura della prevenzione che fatica a radicarsi sia per quanto riguarda le imprese che in certa misura anche per i lavoratori.

E’ giusto finanziare le imprese (vedi i 245 milioni destinati alle imprese a fondo perduto) perché migliorino le condizioni di lavoro – ha detto Antonino Pizzimentima le stesse non hanno ancora compreso che non si tratta di interventi ingiustificatamente onerosi, non hanno compreso che gli infortuni rappresentano un costo molto elevato sia per l’azienda che per la società e che la responsabilità sociale delle imprese è iscritta anche nella nostra Costituzione. I lavoratori garantiscono i profitti ma devono anche vedere salvaguardata la loro salute. Pizzimenti ha anche insistito sulla necessità di fare sistema e ha aggiunto che oltre che alfabetizzare gli stranieri andrebbero alfabetizzati anche tanti imprenditori sull’organizzazione e i rischi del lavoro.

Non sono mancati riferimenti alla politica, in maniera più ampia nelle conclusioni di Sebastiano Calleri che ha sottolineato come negli ultimi tempi e per almeno cinque anni ci sia stata l’assenza di un Sottosegretariato ai temi della salute e sicurezza. Lo ha ribadito Loris Fabbri facendo riferimento all’ultima campagna elettorale e invitando a riflettere su quanto sia importante che a livello nazionale si costruiscano le condizioni che permettano di operare sul territorio.

Non siamo all’anno zero ci ha tenuto a precisare Massimiliano Chieppa che si è soffermato sull’importanza dei progetti di informazione e formazione nelle scuole, avviati da tempo nel territorio, per concorrere a creare quella cultura delle sicurezza e della prevenzione di cui si faranno portatori gli imprenditori e i lavoratori del futuro. Per quanto riguarda la normativa non si può dire che sia stata carente – ha aggiunto – ma il mondo produttivo cambia in fretta e bisogna adeguarsi. Bisogna passare dalla cultura degli adempimenti alla cultura della sicurezza sia per gli imprenditori che, in diversi casi, anche per i lavoratori che si lasciano confondere dalla sicurezza sulle proprie capacità trascurando le misure preventive. Altra urgenza è quella della formazione e mediazione culturale per i lavoratori stranieri spesso soggetti a infortunio solo perché non ricevono il “comando” giusto.

Quello della sicurezza è un tema molto difficile – ha ribadito Mattia Vittoria Pennestrì – si fa troppa retorica e si muore troppo, soprattutto stranieri e anziani. Le norme ci sono, gli strumenti sanzionatori pure e allora perché si muore di lavoro? Cosa bisognerebbe fare? Innanzi tutto convincere del fatto che la sicurezza è più conveniente per tutti, che la legalità è una pregiudiziale imprescindibile, che oltre all’informazione occorre educare alla sicurezza. Il lavoratore, paradossalmente, considera le ispezioni una minaccia, ha perso la fiducia nel sistema e si sente solo, mentre dovrebbe rivendicare i propri diritti, ritrovare la coscienza di sé in quanto lavoratore.

I problemi nella provincia di Rimini non mancano, ma la situazione è meno disastrosa che altrove. In generale – ha dichiarato Sebastiano Callerii mezzi e il personale sono pochi, poche le ispezioni, pochi i soldi, a fronte di un 73% di aziende ispezionate non conformi alle normative o addirittura con irregolarità.

Nel corso dell’Attivo è stato anche presentato il Seminario formativo “Quando la vigilanza entra in azienda. Il ruolo di RLS – RLST e degli Organi di vigilanza in calendario per il 18 maggio e organizzato dal S.I.R.S (Servizio Informativo per i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) della Provincia di Rimini.




Personale carente negli Ospedali della Romagna. La denuncia della FP CGIL

Permangono e sono evidenti le difficoltà, legate alla carenza di personale nei reparti degli Ospedali della Romagna. 
La FP CGIL denuncia le criticità legate alle condizioni di lavoro degli infermieri e degli OSS e le inevitabili ripercussioni 
sulla qualità dell'assistenza e richiede interventi con carattere di urgenza.
Dopo aver più volte sollecitato l'azienda, ancora non c'è certezza rispetto ai tempi che saranno necessari per coprire tutte le posizioni di 
lavoro che ad oggi risultano vacanti. La risposta è più che urgente tenendo conto anche del dato di partenza sul numero del personale in
servizio, infatti, nell'ultima verifica sul personale in servizio alla data del  31/12/2016, il rapporto del numero di infermieri ogni 1000 abitanti 
per la Romagna era di poco superiore al 5/1000. Un  dato che, se raffrontato con i dati nazionali attestati su un rapporto pari o poco inferiore 
a 6 inf/1000 abitanti, evidenzia una importante carenza strutturale nella assistenza del nostro territorio.
Inoltre la situazione assunzioni e pensionamenti in sanità pubblica è totalmente in disequilibrio.
Dobbiamo prevedere che in soli 6 anni circa il 30 % dei lavoratori e delle lavoratrici della Sanità Pubblica potrebbero raggiungere i requisiti
per la pensione. Oggi i lavoratori over 60 anni di età sono 230.057. Per mantenere almeno l'attuale livello dei servizi e delle prestazioni è
necessario assumere più personale rispetto il semplice turn-over. I servizi della Sanità soffrono, vanno rafforzati.
Ribadiamo quanto già affermato pubblicamente della Segretaria Generale nazionale della FP CGIL, Serena Sorrentino, quando afferma che per
riuscire a mantenere un buon livello dei servizi della Sanità, non solo bisogna sbloccare il turn-over, ma è il momento di lanciare “un
piano straordinario di assunzioni” che vada oltre il ricambio tra chi esce e chi entra, superando anche il programma di stabilizzazioni
previsto dalla riforma Madia.



Malattie oncologiche o degenerative e Indennità di degenza ospedaliera per i lavoratori iscritti alla gestione separata

L’INPS con la circolare n. 139 del 12/10/17 ha definito, per i lavoratori iscritti alla gestione separata, lequiparazione delle malattie oncologiche o di gravi patologie cronico-degenerative alla degenza ospedaliera.

Malattie oncologiche o di gravi patologie cronico degenerative

La legge n. 81 del 22 maggio 2017, con l’art. 8 comma 10, consente ai lavoratori autonomi iscritti nella Gestione separata in caso di periodi di malattia certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche o di gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti o che comunque comportino una inabilità lavorativa temporanea del 100% , che vengano equiparati alla degenza ospedaliera.

La circolare INPS n.139 del 12.10.2017 fornisce le linee guida e le istruzioni operative necessarie per l’attuazione delle disposizioni contenute nella suddetta legge.

Ricordiamo inoltre che per i lavoratori iscritti nella gestione separata (art.2 comma 26 della L. 335/95) e in possesso di specifici requisiti (aliquota contributiva piena, non iscritti presso altre forme pensionistiche obbligatorie e non titolari di pensioni), la normativa vigente prevede una specifica tutela previdenziale in caso di malattia:

  • indennità di degenza ospedaliera (circ. Inps n. 147/2001)
  • indennità di malattia (circ. Inps n. 76/2007)

Lindennità di degenza ospedaliera spetta ai lavoratori non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, per un massimo di 180 giorni di degenza nell’anno solare, compresi i giorni in regime di day hospital, a condizione che:

risultino 3 mesi di contribuzione, anche non continuativi, nella gestione separata, nei 12 mesi che precedono la malattia;

che vi sia nell’anno precedente un reddito individuale non superiore al massimale contributivo dello stesso anno diminuito del 30% (per gli eventi insorti nel 2017 pari a euro 70.266,8 – ovvero 70% massimale 2016 pari ad euro 100.324).

Vengono riconosciute tutte le giornate di ricovero fino al massimo di 180 giorni per anno solare (comprese quella di dimissione e le festività) presso strutture ospedaliere pubbliche, private (accreditate dal SSN) e per ogni giornata di degenza autorizzata o riconosciuta dal SSN, presso strutture ospedaliere estere.

In caso di day hospital l’indennizzabilità dei periodi in questione potrà aver luogo solo se ha determinato uno stato di effettiva incapacità lavorativa per l’intera giornata.

Qualora il richiedente risulti cancellato dalla Gestione separata al momento dell’evento indennizzabile, l’indennità economica viene comunque erogata, in presenza ovviamente del requisito minimo contributivo.

L’istanza deve essere inoltrata all’Inps entro 180 giorni dalla data di dimissione ospedaliera, pena la decadenza del diritto.

Circolare Inps numero 139 del 12-10-2017




28 Settembre Giornata Mondiale per l’accesso all’aborto sicuro e legale. Libere di scegliere, libere di decidere

La CGIL dell’Emilia Romagna, nella giornata mondiale per l’accesso all’aborto sicuro, ribadisce il suo impegno per garantire a tutte le donne il diritto all’autodeterminazione.

Dal 1990, il 28 settembre è stato dichiarato dall’ONU giornata di azione internazionale per l’aborto sicuro. Una giornata di manifestazioni in tutto il mondo per rivendicare il diritto delle donne di scegliere sul proprio corpo, sulla propria sessualità riproduttiva e libere di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza come previsto anche nel nostro paese dalla Legge 194/78.

Ogni anno nel mondo migliaia di donne perdono la vita a causa di un aborto non legale e quindi non sicuro: circa il 40% di donne in età fertile vive in paesi dove l’aborto non è permesso, è limitato o non accessibile.

In Italia, pur in presenza dal 1978, della legge 194 siamo ancora nelle condizioni di doverla difendere e chiederne la piena applicazione. Già nel 2013 il Consiglio d’Europa aveva accolto una mozione presentata dalla CGIL sull’applicazione inadeguata della Legge 194 e lo stesso Tribunale Europeo per i diritti sociali, prima nel 2014 poi nel 2016, aveva chiesto all’Italia misure per assicurare alle donne il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Finalmente nel 2016 il Consiglio d’Europa, attraverso una sentenza, ha condannato il nostro Paese e chiesto che venissero rimossi tutti gli ostacoli che impediscono la libera scelta delle donne. Un diritto che risulta vanificato dall’alto tasso di obiettori di coscienza che nel nostro paese, in alcune strutture sanitarie oscilla dal 70 ad oltre il 90%.

Nella regione Emilia Romagna nonostante i dati sugli obiettori (53% dei medici ginecologi e 32,5% medici anestesisti) siano molto inferiori rispetto alla media nazionale (pari al 70,7% tra i ginecologi con punte in alcune regioni del 90% secondo i dati del Ministero della Salute) è necessario comunque non abbassare la guardia e tenere sotto controllo l’andamento del fenomeno. Per queste ragioni la CGIL si impegna a consolidare nei tavoli di confronto con la Regione un percorso di verifica sul funzionamento della 194 a partire dalla necessità di rilanciare e qualificare il ruolo fondamentale dei consultori per la tutela e la promozione della salute femminile, per un sostegno alla procreazione consapevole e responsabile, alle azioni di prevenzione e informazione, e per garantire a tutte le donne la libertà di autodeterminarsi. La costante diminuzione delle IVG in Emilia Romagna ci sollecita a proseguire l’impegno sul versante della prevenzione che sarebbe necessario trovasse risposte innovative attraverso nuove disposizioni della Regione sulle misure di sostegno alla maternità consapevole delle giovani donne come ad esempio favorire la distribuzione gratuita di anticoncezionali.

La CGIL Emilia Romagna, infine, intende proseguire la sua iniziativa di attenta vigilanza in ogni struttura del nostro territorio affinché vengano rispettati i diritti previsti dalla legge 194 e contemporaneamente rinnova il suo impegno per rilanciare, innovare e qualificare le strutture consultoriali.




Cos’è la Casa della Salute. Un convegno dello SPI CGIL per discuterne

“La Casa della Salute: luogo di prevenzione e di cura. Quali opportunità per la salute e per il benessere del cittadino”. E’ questo il titolo del convegno organizzato dal sindacato dei pensionati SPI CGIL di Rimini in calendario per il 15 settembre 2017 dalle ore 9.00 alle 12.30 presso la sede della CGIL di Rimini in via Caduti di Marzabotto 30.

Il convegno rappresenta un’importante e necessaria occasione per conoscere e approfondire le problematiche relative a questi luoghi destinati a sviluppare e promuovere la salute e il benessere sociale.

Al programma dei lavori che pubblichiamo di seguito va aggiunta la presenza dell’assessore regionale Emma Petitti che porterà il suo saluto ai partecipanti.

Programma

ore 8.45  Presiede e apre i lavori Meris Soldati Segr. generale SPI CGIL Rimini

                 Relazione introduttiva Mara Garattoni Responsabile dipartimento socio-sanitario SPI CGIL Rimini

Interventi

ore 9.30 Graziano Urbinati Segr. generale CGIL Rimini

ore 9.40 Gloria Lisi Vice Sindaco Comune di Rimini e presidente Distretto socio-sanitario Rimini Nord

ore 9.50 Angelo Masi U.O. Nucleo Cure Primarie AUSL Romagna

ore 10.00 Alberta Tadei Casa Manager infermiera professionale AUSL Romagna

ore 10.10 Marcello Tonini Direttore Generale AUSL Romagna

ore 10.30 Cristiano Artusi: l’esperienza di un Medico di Medicina Generale (MMG) che opera presso la Casa della Salute di Forlimpopoli

Discussione

ore 10.40 previsto contributo di componenti del gruppo Salute e benessere e di MMG della Federazione Italiana Medici Medicina Generale   (FIMMG) di Rimini e di rappresentanti delle associazioni di volontariato

Conclusioni

ore 12.00 Daniela Bortolotti Segr. regionale SPI CGIL Emilia Romagna

 

Al convegno, aperto alla cittadinanza, sono stati invitati anche i rappresentanti delle Istituzioni, delle forze politiche, delle associazioni.