Lavorare per vivere e non per morire. L’importanza della Sicurezza

Sicurezza: il cuore del lavoro. E’ questo il titolo scelto ancora una volta, dopo le celebrazioni del 1° Maggio, da CGIL CISL UIL per l’Attivo provinciale unitario dei lavoratori e in specifico dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Si torna dunque a discutere di un tema di grande attualità che sta fortemente impegnando le Organizzazioni sindacali a tutti i livelli.

Un incontro molto partecipato, in particolare da giovani lavoratori attenti e sensibili alle problematiche della salute e della sicurezza. Al tavolo della presidenza i Segretari Primo Gatta CGIL Rimini, Paola Taddei CISL Romagna, Giuseppina Morolli UIL Rimini. Hanno portato il loro contributo al dibattito Antonino Pizzimenti dirigente CML Inail Rimini, Loris Fabbri direttore Uopsal Rimini Azienda USL della Romagna, Massimiliano Chieppa responsabile area vigilanza 2 della ITL di Rimini, Mattia Vittoria Pennestrì direttrice Inps Rimini. Ha concluso Sebastiano Calleri responsabile nazionale Cgil per la Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Lavorare per vivere e non per morire” è il motto lanciato in apertura dalla Segretaria generale della UIL di Rimini Giuseppina Morolli e ripreso da tutti gli intervenuti. Sono milioni i lavoratori che perdono la vita durante lo svolgimento della loro attività – ha detto – e, quando non muoiono, è sempre troppo elevato il numero degli incidenti e infortuni spesso con conseguenze di invalidità anche totale. Nel primo semestre del 2017 gli infortuni sul lavoro in Emilia Romagna sono aumentati dello 0,7% in controtendenza rispetto al trend dell’ultimo decennio. Infatti, gli infortuni negli ultimi 5 anni erano sostanzialmente diminuiti passando da 100.997 nel 2012 a 84.163 nel 2016. Il fenomeno non stupisce – ha proseguito Giuseppina Morolli – per via della correlazione che esiste tra la ripresa della produzione e la crescita del Pil e gli incidenti sul lavoro.

Mettendo a fuoco le tante problematicità che attengono a questo tragico fenomeno, ha ribadito che il ruolo del Sindacato resta centrale a partire dalla contrattazione nazionale e aziendale e facendo molta attenzione al sistema degli appalti. E – non ha esitato a dichiarare Giuseppina Morolli – così come è stato definito l’omicidio stradale, qualcosa di simile dovrà essere istituito per salvaguardare con più efficacia la sicurezza dei lavoratori.

Con le testimonianze degli RLST e nel corso del dibattito, è stato posto uno sguardo sulla reale situazione delle aziende dove i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza ancora stentano a svolgere il loro ruolo di contrasto verso gli infortuni e le malattie professionali, soprattutto nelle piccole realtà lavorative.

Uno degli obiettivi dell’incontro è stato anche quello di porre all’attenzione la necessità di una stretta collaborazione tra le parti sociali e le istituzioni, un’esigenza ampiamente condivisa.

Si è parlato di norme e di leggi come il Testo Unico per la Sicurezza e il decreto legislativo n.81, un impianto legislativo che in realtà non manca ma che dovrebbe essere applicato, ma si è anche parlato di cultura della prevenzione che fatica a radicarsi sia per quanto riguarda le imprese che in certa misura anche per i lavoratori.

E’ giusto finanziare le imprese (vedi i 245 milioni destinati alle imprese a fondo perduto) perché migliorino le condizioni di lavoro – ha detto Antonino Pizzimentima le stesse non hanno ancora compreso che non si tratta di interventi ingiustificatamente onerosi, non hanno compreso che gli infortuni rappresentano un costo molto elevato sia per l’azienda che per la società e che la responsabilità sociale delle imprese è iscritta anche nella nostra Costituzione. I lavoratori garantiscono i profitti ma devono anche vedere salvaguardata la loro salute. Pizzimenti ha anche insistito sulla necessità di fare sistema e ha aggiunto che oltre che alfabetizzare gli stranieri andrebbero alfabetizzati anche tanti imprenditori sull’organizzazione e i rischi del lavoro.

Non sono mancati riferimenti alla politica, in maniera più ampia nelle conclusioni di Sebastiano Calleri che ha sottolineato come negli ultimi tempi e per almeno cinque anni ci sia stata l’assenza di un Sottosegretariato ai temi della salute e sicurezza. Lo ha ribadito Loris Fabbri facendo riferimento all’ultima campagna elettorale e invitando a riflettere su quanto sia importante che a livello nazionale si costruiscano le condizioni che permettano di operare sul territorio.

Non siamo all’anno zero ci ha tenuto a precisare Massimiliano Chieppa che si è soffermato sull’importanza dei progetti di informazione e formazione nelle scuole, avviati da tempo nel territorio, per concorrere a creare quella cultura delle sicurezza e della prevenzione di cui si faranno portatori gli imprenditori e i lavoratori del futuro. Per quanto riguarda la normativa non si può dire che sia stata carente – ha aggiunto – ma il mondo produttivo cambia in fretta e bisogna adeguarsi. Bisogna passare dalla cultura degli adempimenti alla cultura della sicurezza sia per gli imprenditori che, in diversi casi, anche per i lavoratori che si lasciano confondere dalla sicurezza sulle proprie capacità trascurando le misure preventive. Altra urgenza è quella della formazione e mediazione culturale per i lavoratori stranieri spesso soggetti a infortunio solo perché non ricevono il “comando” giusto.

Quello della sicurezza è un tema molto difficile – ha ribadito Mattia Vittoria Pennestrì – si fa troppa retorica e si muore troppo, soprattutto stranieri e anziani. Le norme ci sono, gli strumenti sanzionatori pure e allora perché si muore di lavoro? Cosa bisognerebbe fare? Innanzi tutto convincere del fatto che la sicurezza è più conveniente per tutti, che la legalità è una pregiudiziale imprescindibile, che oltre all’informazione occorre educare alla sicurezza. Il lavoratore, paradossalmente, considera le ispezioni una minaccia, ha perso la fiducia nel sistema e si sente solo, mentre dovrebbe rivendicare i propri diritti, ritrovare la coscienza di sé in quanto lavoratore.

I problemi nella provincia di Rimini non mancano, ma la situazione è meno disastrosa che altrove. In generale – ha dichiarato Sebastiano Callerii mezzi e il personale sono pochi, poche le ispezioni, pochi i soldi, a fronte di un 73% di aziende ispezionate non conformi alle normative o addirittura con irregolarità.

Nel corso dell’Attivo è stato anche presentato il Seminario formativo “Quando la vigilanza entra in azienda. Il ruolo di RLS – RLST e degli Organi di vigilanza in calendario per il 18 maggio e organizzato dal S.I.R.S (Servizio Informativo per i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) della Provincia di Rimini.




Personale carente negli Ospedali della Romagna. La denuncia della FP CGIL

Permangono e sono evidenti le difficoltà, legate alla carenza di personale nei reparti degli Ospedali della Romagna. 
La FP CGIL denuncia le criticità legate alle condizioni di lavoro degli infermieri e degli OSS e le inevitabili ripercussioni 
sulla qualità dell'assistenza e richiede interventi con carattere di urgenza.
Dopo aver più volte sollecitato l'azienda, ancora non c'è certezza rispetto ai tempi che saranno necessari per coprire tutte le posizioni di 
lavoro che ad oggi risultano vacanti. La risposta è più che urgente tenendo conto anche del dato di partenza sul numero del personale in
servizio, infatti, nell'ultima verifica sul personale in servizio alla data del  31/12/2016, il rapporto del numero di infermieri ogni 1000 abitanti 
per la Romagna era di poco superiore al 5/1000. Un  dato che, se raffrontato con i dati nazionali attestati su un rapporto pari o poco inferiore 
a 6 inf/1000 abitanti, evidenzia una importante carenza strutturale nella assistenza del nostro territorio.
Inoltre la situazione assunzioni e pensionamenti in sanità pubblica è totalmente in disequilibrio.
Dobbiamo prevedere che in soli 6 anni circa il 30 % dei lavoratori e delle lavoratrici della Sanità Pubblica potrebbero raggiungere i requisiti
per la pensione. Oggi i lavoratori over 60 anni di età sono 230.057. Per mantenere almeno l'attuale livello dei servizi e delle prestazioni è
necessario assumere più personale rispetto il semplice turn-over. I servizi della Sanità soffrono, vanno rafforzati.
Ribadiamo quanto già affermato pubblicamente della Segretaria Generale nazionale della FP CGIL, Serena Sorrentino, quando afferma che per
riuscire a mantenere un buon livello dei servizi della Sanità, non solo bisogna sbloccare il turn-over, ma è il momento di lanciare “un
piano straordinario di assunzioni” che vada oltre il ricambio tra chi esce e chi entra, superando anche il programma di stabilizzazioni
previsto dalla riforma Madia.



Malattie oncologiche o degenerative e Indennità di degenza ospedaliera per i lavoratori iscritti alla gestione separata

L’INPS con la circolare n. 139 del 12/10/17 ha definito, per i lavoratori iscritti alla gestione separata, lequiparazione delle malattie oncologiche o di gravi patologie cronico-degenerative alla degenza ospedaliera.

Malattie oncologiche o di gravi patologie cronico degenerative

La legge n. 81 del 22 maggio 2017, con l’art. 8 comma 10, consente ai lavoratori autonomi iscritti nella Gestione separata in caso di periodi di malattia certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche o di gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti o che comunque comportino una inabilità lavorativa temporanea del 100% , che vengano equiparati alla degenza ospedaliera.

La circolare INPS n.139 del 12.10.2017 fornisce le linee guida e le istruzioni operative necessarie per l’attuazione delle disposizioni contenute nella suddetta legge.

Ricordiamo inoltre che per i lavoratori iscritti nella gestione separata (art.2 comma 26 della L. 335/95) e in possesso di specifici requisiti (aliquota contributiva piena, non iscritti presso altre forme pensionistiche obbligatorie e non titolari di pensioni), la normativa vigente prevede una specifica tutela previdenziale in caso di malattia:

  • indennità di degenza ospedaliera (circ. Inps n. 147/2001)
  • indennità di malattia (circ. Inps n. 76/2007)

Lindennità di degenza ospedaliera spetta ai lavoratori non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, per un massimo di 180 giorni di degenza nell’anno solare, compresi i giorni in regime di day hospital, a condizione che:

risultino 3 mesi di contribuzione, anche non continuativi, nella gestione separata, nei 12 mesi che precedono la malattia;

che vi sia nell’anno precedente un reddito individuale non superiore al massimale contributivo dello stesso anno diminuito del 30% (per gli eventi insorti nel 2017 pari a euro 70.266,8 – ovvero 70% massimale 2016 pari ad euro 100.324).

Vengono riconosciute tutte le giornate di ricovero fino al massimo di 180 giorni per anno solare (comprese quella di dimissione e le festività) presso strutture ospedaliere pubbliche, private (accreditate dal SSN) e per ogni giornata di degenza autorizzata o riconosciuta dal SSN, presso strutture ospedaliere estere.

In caso di day hospital l’indennizzabilità dei periodi in questione potrà aver luogo solo se ha determinato uno stato di effettiva incapacità lavorativa per l’intera giornata.

Qualora il richiedente risulti cancellato dalla Gestione separata al momento dell’evento indennizzabile, l’indennità economica viene comunque erogata, in presenza ovviamente del requisito minimo contributivo.

L’istanza deve essere inoltrata all’Inps entro 180 giorni dalla data di dimissione ospedaliera, pena la decadenza del diritto.

Circolare Inps numero 139 del 12-10-2017




28 Settembre Giornata Mondiale per l’accesso all’aborto sicuro e legale. Libere di scegliere, libere di decidere

La CGIL dell’Emilia Romagna, nella giornata mondiale per l’accesso all’aborto sicuro, ribadisce il suo impegno per garantire a tutte le donne il diritto all’autodeterminazione.

Dal 1990, il 28 settembre è stato dichiarato dall’ONU giornata di azione internazionale per l’aborto sicuro. Una giornata di manifestazioni in tutto il mondo per rivendicare il diritto delle donne di scegliere sul proprio corpo, sulla propria sessualità riproduttiva e libere di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza come previsto anche nel nostro paese dalla Legge 194/78.

Ogni anno nel mondo migliaia di donne perdono la vita a causa di un aborto non legale e quindi non sicuro: circa il 40% di donne in età fertile vive in paesi dove l’aborto non è permesso, è limitato o non accessibile.

In Italia, pur in presenza dal 1978, della legge 194 siamo ancora nelle condizioni di doverla difendere e chiederne la piena applicazione. Già nel 2013 il Consiglio d’Europa aveva accolto una mozione presentata dalla CGIL sull’applicazione inadeguata della Legge 194 e lo stesso Tribunale Europeo per i diritti sociali, prima nel 2014 poi nel 2016, aveva chiesto all’Italia misure per assicurare alle donne il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Finalmente nel 2016 il Consiglio d’Europa, attraverso una sentenza, ha condannato il nostro Paese e chiesto che venissero rimossi tutti gli ostacoli che impediscono la libera scelta delle donne. Un diritto che risulta vanificato dall’alto tasso di obiettori di coscienza che nel nostro paese, in alcune strutture sanitarie oscilla dal 70 ad oltre il 90%.

Nella regione Emilia Romagna nonostante i dati sugli obiettori (53% dei medici ginecologi e 32,5% medici anestesisti) siano molto inferiori rispetto alla media nazionale (pari al 70,7% tra i ginecologi con punte in alcune regioni del 90% secondo i dati del Ministero della Salute) è necessario comunque non abbassare la guardia e tenere sotto controllo l’andamento del fenomeno. Per queste ragioni la CGIL si impegna a consolidare nei tavoli di confronto con la Regione un percorso di verifica sul funzionamento della 194 a partire dalla necessità di rilanciare e qualificare il ruolo fondamentale dei consultori per la tutela e la promozione della salute femminile, per un sostegno alla procreazione consapevole e responsabile, alle azioni di prevenzione e informazione, e per garantire a tutte le donne la libertà di autodeterminarsi. La costante diminuzione delle IVG in Emilia Romagna ci sollecita a proseguire l’impegno sul versante della prevenzione che sarebbe necessario trovasse risposte innovative attraverso nuove disposizioni della Regione sulle misure di sostegno alla maternità consapevole delle giovani donne come ad esempio favorire la distribuzione gratuita di anticoncezionali.

La CGIL Emilia Romagna, infine, intende proseguire la sua iniziativa di attenta vigilanza in ogni struttura del nostro territorio affinché vengano rispettati i diritti previsti dalla legge 194 e contemporaneamente rinnova il suo impegno per rilanciare, innovare e qualificare le strutture consultoriali.




Cos’è la Casa della Salute. Un convegno dello SPI CGIL per discuterne

“La Casa della Salute: luogo di prevenzione e di cura. Quali opportunità per la salute e per il benessere del cittadino”. E’ questo il titolo del convegno organizzato dal sindacato dei pensionati SPI CGIL di Rimini in calendario per il 15 settembre 2017 dalle ore 9.00 alle 12.30 presso la sede della CGIL di Rimini in via Caduti di Marzabotto 30.

Il convegno rappresenta un’importante e necessaria occasione per conoscere e approfondire le problematiche relative a questi luoghi destinati a sviluppare e promuovere la salute e il benessere sociale.

Al programma dei lavori che pubblichiamo di seguito va aggiunta la presenza dell’assessore regionale Emma Petitti che porterà il suo saluto ai partecipanti.

Programma

ore 8.45  Presiede e apre i lavori Meris Soldati Segr. generale SPI CGIL Rimini

                 Relazione introduttiva Mara Garattoni Responsabile dipartimento socio-sanitario SPI CGIL Rimini

Interventi

ore 9.30 Graziano Urbinati Segr. generale CGIL Rimini

ore 9.40 Gloria Lisi Vice Sindaco Comune di Rimini e presidente Distretto socio-sanitario Rimini Nord

ore 9.50 Angelo Masi U.O. Nucleo Cure Primarie AUSL Romagna

ore 10.00 Alberta Tadei Casa Manager infermiera professionale AUSL Romagna

ore 10.10 Marcello Tonini Direttore Generale AUSL Romagna

ore 10.30 Cristiano Artusi: l’esperienza di un Medico di Medicina Generale (MMG) che opera presso la Casa della Salute di Forlimpopoli

Discussione

ore 10.40 previsto contributo di componenti del gruppo Salute e benessere e di MMG della Federazione Italiana Medici Medicina Generale   (FIMMG) di Rimini e di rappresentanti delle associazioni di volontariato

Conclusioni

ore 12.00 Daniela Bortolotti Segr. regionale SPI CGIL Emilia Romagna

 

Al convegno, aperto alla cittadinanza, sono stati invitati anche i rappresentanti delle Istituzioni, delle forze politiche, delle associazioni.