SVENTATO TENTATIVO DI SUICIDIO DA AGENTI DI POLIZIA PENITENZIARIA AI CASETTI

Comunicato stampa. Venerdì 7 agosto nel pomeriggio, un detenuto di origini magrebine ha tentato di togliersi la vita nella propria camera detentiva del Carcere di Rimini, ma grazie al tempestivo intervento degli Agenti di Polizia Penitenziaria, è stato tratto in salvo. Questa volta la storia è a lieto fine, ma solo grazie all’intervento immediato del giovane Agente e dei superiori è stato sventato il tentativo di impiccagione. Bastavano pochi secondi in più per raccontare una storia molto diversa.

La FP CGIL è vicina agli Agenti che tutti i giorni nelle sezioni detentive si trovano ad affrontare le situazioni più imprevedibili, con i pochi mezzi a disposizione, troppo spesso anche a rischio della propria incolumità. Serve intervenire in maniera concreta con risorse umane, economiche e sul piano organizzativo al fine sanare le carenze di organico per garantire la sicurezza all’interno dell’Istituto riminese. Sono anni che la FP CGIL chiede rinforzi al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Bologna e l’avvio della procedura di interpello straordinario per l’invio in distacco e/o in servizio di missione di adeguate unità, specie nel periodo estivo, quando gli arresti aumentano ed i carichi di lavoro all’interno dell’Istituto riminese diventano estenuanti.

Chiediamo rinforzi per la Polizia Penitenziaria, al pari di tutte le altre Forze dell’Ordine piuttosto che far ricorso alla Vigilanza Dinamica, accorpando più posti di servizio sotto il controllo di un solo Agente indebolendo la sicurezza all’interno delle carceri.

E’ doveroso che la Direzione del carcere proponga un giusto riconoscimento agli Agenti intervenuti con tempestività e destrezza nel salvare una vita umana.

Claudio Palmetti – FP CGIL Rimini




Ennesimo incidente occorso a un rider. Serve una Carta dei Diritti del lavoro digitale

Comunicato stampa. Nella serata di venerdì 17 luglio un altro rider è rimasto coinvolto in un incidente stradale accaduto a Rimini. Le sue condizioni al momento non sono apparse gravi e mentre auguriamo al giovane lavoratore di guarire presto riteniamo indispensabile tornare a discutere di questa particolare e pericolosa condizione di lavoro appeso ad una app.

Nonostante la Cgil si sia mobilitata da tempo per chiedere il pieno riconoscimento di diritti e tutele anche ai lavoratori riders, nonostante la Corte di Cassazione abbia chiaramente assunto questa direzione con l’ultima sentenza sul caso Foodora, nonostante le ordinanze dei tribunali di Firenze e Roma che obbligano la consegna dei dispositivi di protezione anti Covid- 19, per queste piattaforme i riders continuano ad essere lavoratori a cottimo, con pochi euro a consegna, che sfrecciano per le strade della città senza avere in dotazione nessuna protezione.

Per quanto dal 1° febbraio 2020 sia entrato in vigore l’obbligo di copertura Inail per i ciclofattorini, il loro resta un lavoro sottopagato, senza orari concordati, privo di garanzie per la salute e la sicurezza.

Prima dell’emergenza Covid-19 avevamo avviato con il Comune capoluogo un percorso per definire una Carta dei Diritti fondamentali del lavoro digitale, chiediamo all’Amministrazione comunale di Rimini di riprendere al più presto quel percorso.

Alessandra Gori – Segretaria generale NIdiL CGIL Rimini




Gli esclusi restano esclusi. Il Covid-19 e le fragilità del Sistema

Comunicato stampa. Il Covid–19 ha messo in luce tutta la fragilità del nostro Sistema Paese, la differenza delle condizioni, il divario profondo tra territori e, soprattutto, fatto emergere ampi strati di sottoccupazione, disoccupazione e lavoro nero. Tratti evidenti anche nella nostra Provincia. Sono infatti migliaia le persone che in questi mesi si sono rivolte alle nostre sedi confermando condizioni di precarietà lavorativa e povertà.

I decreti approvati dal Governo hanno tentato di dare temporanee risposte ma, anche in fase di conversione in legge, il decreto Rilancio non pone rimedio all’esclusione di diverse figure. I collaboratori autonomi occasionali, per esempio, che non sono iscritti alla gestione separata dell’Inps perché hanno redditi inferiori ai 5mila, impiegati nel turismo, nello spettacolo, nel food delivery, considerato essenziale nei giorni più duri della quarantena.

Tutti questi lavoratori sono stati esclusi dalle indennità Covid-19 e si trovano senza reddito e senza lavoro dall’inizio dell’emergenza. Nella stessa situazione si trovano i collaboratori coordinati e continuativi con contratti di lavoro “sospesi”, senza reddito ma non disoccupati, che per maggio non rientrano tra i beneficiari delle indennità e neppure della disoccupazione (Dis-coll). E i somministrati con contratto stagionale nei settori diversi dal turismo e dagli stabilimenti termali: la loro esclusione non riesce a essere recuperata neppure durante l’iter parlamentare di conversione.

Il tratto dei prossimi mesi si preannuncia pericolosamente incerto per tutti questi lavoratori già fragili perché provenienti da quel contesto di condizioni.

E’ per questo motivo che chiediamo un incontro urgente al Presidente della Provincia, perché l’occasione deve portare, in questo territorio, a ripensare strutture e strumenti istituzionali diversi, attraverso accordi territoriali.

Non bastano le parole e la buona volontà, occorre agire. In fretta.

Alessandra Gori – Segretaria generale NidiL CGIL Rimini




Agricoltura. In regione sono 90 mila gli “eroi del Covid” con il contratto scaduto. Senza negoziati, pronti alla mobilitazione

Comunicato stampa. I lavoratori agricoli sono stati ritenuti tra quelli essenziali durante la fase del lockdown, garantendo l’approvvigionamento dei beni di prima necessità sugli scaffali dei supermercati e contribuendo così a mantenere la pace sociale nel Paese. Hanno lavorato in condizioni precarie durante le fasi più acute della pandemia ed oggi sono dimenticati dai rappresentanti delle aziende agricole.
C’è solo un modo per dare voce e visibilità a quelli che sono stati definiti “gli eroi del Covid-19”: rinnovare il loro contratto di lavoro. Contratti provinciali scaduti il 31 dicembre 2019 non ancora rinnovati e che regolano anche la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Fai, Flai e Uila sono pronti a proclamare iniziative di mobilitazione sindacale qualora non si dovessero attivare o riprendere celermente i negoziati per il rinnovo. Parliamo di oltre un milione di lavoratori agricoli in Italia, 90.000 in Emilia-Romagna (10.000 a Bologna; 20.000 a Forlì, Cesena e Rimini; 17.000 a Ravenna; 17.000 a Ferrara; 12.000 a Modena; 14.000 a Piacenza, Parma e Reggio).
Una situazione insostenibile che ha portato Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil nazionali e regionali a promuovere nella giornata di oggi #CPLDAY, una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per rivendicare il diritto al rinnovo contrattuale dei lavoratori agricoli del nostro Paese e della nostra regione.
“I rinnovi dei contratti di lavoro rafforzano le relazioni sindacali e possono valorizzare l’agricoltura di qualità, la responsabilità sociale ed etica e contrastano la concorrenza sleale fra le imprese”, sottolinea Umberto Franciosi, segretario regionale della Flai-Cgil dell’Emilia-Romagna. “Con i rinnovi contrattuali si può contrastare l’intermediazione illecita di manodopera attraverso il potenziamento degli enti bilaterali alla luce dei compiti previsti dalla Legge 199/16 (contrasto al caporalato)”, aggiunge Daniele Saporetti, segretario generale della Fai-Cisl dell’Emilia-Romagna. “Il rinnovo dei contratti provinciali – conclude Sergio Modanesi, segretario generale Uila-Uil dell’Emilia-Romagna – deve riconoscere il giusto incremento retributivo per i lavoratori agricoli che, nei mesi di emergenza sanitaria, hanno assicurato cibo sulle tavole degli italiani”.

Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil nazionali e regionali




EDILIZIA – LAVORARE SOTTO IL SOLE IN SICUREZZA

Una borraccia d’acqua fresca consegnata agli operai, un gesto simbolico per rimarcare, anche in queste settimane di calura estiva, quanto sia importante lavorare in sicurezza.

Proprio il 29 gennaio di un anno fa moriva un lavoratore edile di 60 anni, vittima di un colpo di calore mentre lavorava sul tetto in un cantiere a Santarcangelo di Romagna. Un dramma che vorremmo non si ripetesse più.

L’edilizia è un settore ad alto rischio per l’incolumità degli operai e solo nell’ultimo mese e mezzo ha fatto registrare nella provincia di Rimini 3 infortuni di cui uno mortale.

In questo periodo i lavoratori delle costruzioni stanno lavorando a ritmi incessanti per recuperare il tempo di interruzione dei lavori dovuti all’emergenza sanitaria. Dunque, più che mai è necessario insistere sulle misure di prevenzione e sulla cultura della sicurezza ed è ciò che siamo impegnati a fare con la nostra presenza nei cantieri.

Ritenendo necessario un maggiore coinvolgimento dei vari sistemi di controllo e vigilanza, abbiamo chiesto un confronto con l’Unità Sanitaria Locale per sollecitare ulteriori misure di prevenzione specifiche.

Inoltre, come FILLEA CGIL di Rimini abbiamo stampato e stiamo distribuendo nei luoghi di lavoro migliaia di volantini nei quali vengono fornite informazioni in merito ai diritti che può esercitare chi lavora e alle modalità per prevenire problemi di salute.

Se il caldo è eccessivo bisogna garantire la salute dei lavoratori con pause lunghe, acqua fresca e integratori a disposizione e, se necessario, con l’interruzione del lavoro e il ricorso alla cassa integrazione come si fa in inverno per il maltempo. Sollecitiamo l’utilizzo di questo strumento nel territorio di Rimini dove troppo raramente viene preso in considerazione per quelle giornate che la Protezione civile indica con il ‘bollino rosso’, quando alle alte temperature si unisce l’elevato tasso di umidità.

Renzo Crociati Segretario generale della Fillea Cgil di Rimini




Nuovi lavori al Parco del Mare. I criteri di aggiudicazione per i Bandi

Comunicato stampa. Primo incontro con l’assessore Jamil Sadegholvaad mercoledì 24 giugno dopo la firma nel novembre scorso del PROTOCOLLO D’INTESA per la qualità e la tutela dei lavoratori negli appalti dell’infrastruttura “Parco del mare” tra Comune di Rimini e le Confederazioni Sindacali CGIL Rimini – CISL Romagna – UIL di Rimini e FILLEA-CGIL Rimini, FILCA-CISL Romagna, FENEAL-UIL.

Trascorso il periodo di blocco dei lavori legati alla pandemia l’Assessore ci ha comunicato che entro l’estate si dovrebbe procedere al completamento del tratto “Spadazzi” a Miramare (3 milioni di spesa) e del tratto “Tintori” a Marina Centro 6,600 milioni di spesa).

Rispetto ai bandi di gara che verranno emessi, come Organizzazioni sindacali abbiamo chiesto conferma dei criteri di aggiudicazione presenti nel Protocollo affinché venga scelta l’offerta economicamente più vantaggiosa e anche che vengano considerate favorevolmente le imprese che, in caso di assunzione, impiegheranno anche lavoratori in condizioni di svantaggio.

Appurato che da parte dei lavoratori non ci sono vertenze in corso, il Comune ha confermato l’attenzione alle tematiche oggetto del Protocollo e l’impegno per la sua attuazione. È stato pertanto stabilito che verranno fissati altri incontri di verifica.

Renzo Crociati FILLEA CGIL RIMINI Roberto Casanova FILCA CISL ROMAGNA Francesco Lo Russo FENEAL UIL RIMINI




Ordinanza balneare Comune di Rimini, siamo alle solite

Comunicato stampa. Inascoltati gli appelli del mondo del lavoro nell’ordinanza balneare comunale di Rimini 2020

Nessuna delle richieste presentate unitariamente alla riunione di questa mattina è stata presa in considerazione: anticipo del periodi di salvamento al prossimo week-end, obbligo di assunzione anticipata dei marinai di salvataggio per effettuare la formazione specifica prevista dal Protocollo Regionale sugli stabilimenti balneari, riunione di metà estate per valutare andamento della stagione ed eventuale allungamento del servizio di salvamento. Nessun ascolto, in questo senso l’emergenza Covid-19 non ha spostato di molto gli orientamenti.

I marinai di salvataggio hanno diritto a lavorare in sicurezza e con formazione qualificata da effettuarsi in orario di lavoro. “Mettere” sulle torrette i marinai senza formazione specifica Covid-19 significa assumersi gravi responsabilità.

Nessuna risposta positiva e nessun interesse per i fondamentali temi che abbiamo posto. Se questa è l’attenzione che viene destinata alla salute e sicurezza sul lavoro dei lavoratori dipendenti degli stabilimenti balneari, ci pare un’offerta turistica carente di un tassello fondamentale.

Mirco Biotteghi FILCAMS CGIL RIMINI – Monica Succi FISASCAT CISL ROMAGNA – Daniela Giorgini UILTUCS UIL RIMINI




L’attività del Sindacato Pensionati CGIL durante e dopo il lockdown

Comunicato stampa. Si riceve solo su appuntamento ma da Lunedì 25 Maggio gli uffici del Sindacato dei Pensionati CGIL saranno aperti. Per prendere l’appuntamento iscritti/e e utenti possono chiamare al mattino al numero delle sedi delle delle Camere del Lavoro.

Per quanto l’emergenza Coronavirus ci abbia costretto alla chiusura, il Sindacato ha comunque continuato a svolgere la sua attività cercando, anche se non in presenza, di sbrigare pratiche, dare consigli e informazioni, sostenere pensionati, lavoratori e cittadini a orientarsi nel dedalo delle normative del Governo.

Dunque i collaboratori e volontari del sindacato dei pensionati SPI della provincia di Rimini torneranno ad essere presenti presso le sedi della CGIL anche se con modalità organizzative un po’ diverse perché risentiranno dei limiti posti dalla prevenzione necessaria ad arginare la diffusione del Covid-19: appuntamento, gel, mascherine e tutto il resto.

Il filo diretto nella quarantena

Due mesi fa, quando ci siamo trovati nella necessità di chiudere al pubblico le nostre sedi a causa della pandemia, la prima domanda che ci siamo posti è stata come mantenere un contatto con i nostri iscritti, come continuare a dare risposte ai tanti anziani che dal sindacato cercano risposte ai loro bisogni. Cittadini fragili resi ancor più fragili dall’isolamento necessario.

Così, per non interrompere quel filo diretto, anzi, per alimentarlo, abbiamo pensato di chiamarli noi. Elenchi alla mano, dai novantenni in giù, un gruppo di 35 volontari ha iniziato a telefonare, per chiedere come va, per raccogliere bisogni di vario tipo, per aiutarli ad affrontare le scadenze (dichiarazione dei redditi, IMU, contributi badanti, pensione di reversibilità), richieste rispetto allo stato di salute, ma soprattutto per ascoltare e chiacchierare.

Un’esperienza apprezzata tantissimo dai nostri iscritti, “questa è una telefonata meravigliosa” ci siamo sentiti dire, ma che ha gratificato anche noi, non solo per l’entusiasmo e l’apprezzamento che abbiamo ricevuto, ma perché ci ha consentito di fare un focus sulla condizione degli anziani in questa particolarissima situazione. Dei circa 7.000 anziani contattati la prima constatazione positiva che possiamo fare è che in grandissima parte sono persone seguite e accudite dalle famiglie. Nell’insieme persone serene, salvo alcuni casi ovviamente, e orgogliose di dire “alla spesa ed ai farmaci ci pensano i miei figli, non mi fanno mancare niente”. Qualcuno si è dimostrato più impaziente che rassegnato, con il rimpianto per i propri orti che quest’anno non produrranno niente. Persone che volentieri parlano del loro passato ma allo stesso tempo preoccupate per un presente e un futuro molto difficile per i loro figli e i loro nipoti “noi ne abbiamo passate tante, anche questa la sfangheremo, ma loro?”

Il welfare necessario e la contrattazione territoriale

L’esperienza di questi due mesi ci conferma la necessità di estendere ed intensificare ancora di più la nostra attività sul territorio. Un sindacato, quello dello Spi di Rimini, che con i suoi oltre 24.000 iscritti ha già un forte radicamento sociale, ma che può ulteriormente consolidare ed estendere in un rapporto ancora più stringente e partecipativo con iscritti e cittadini.

Dalle persone che rappresentiamo ci viene consegnato uno spaccato dei loro bisogni, che noi poi dobbiamo/vogliamo tradurre in rivendicazioni nella contrattazione territoriale che facciamo con i Comuni e con i Distretti. Al momento possiamo solo prevedere quanto usciremo martoriati da questa calamità, di certo le scelte di welfare nel territorio saranno fondamentali per evitare l’ulteriore impoverimento sociale ed economico di quella parte della popolazione che la crisi dell’ultimo decennio ha già colpito duramente.

Meris Soldati Segr. Generale SPI CGIL Rimini




Riaprono i cantieri e tornano a verificarsi gli infortuni mortali. Vittima un operaio di 55 anni

Comunicato stampa. Antonio, 55 anni, una vita spezzata nella tragedia sul lavoro avvenuta questa mattina nel cantiere ferroviario di Cattolica.

Come FILLEA e FILT CGIL, oltre ad esprimere il nostro profondo cordoglio e stringerci attorno alla famiglia del lavoratore edile e ai suoi compagni di lavoro della ditta Centro Meridionale costruzioni, non ci stancheremo di denunciare la mancanza di sicurezza nei cantieri edili e in questo caso negli appalti ferroviari.

Con la progressiva riapertura dei cantieri come di altre attività produttive, anche gli infortuni sono purtroppo tornati a verificarsi. Chiediamo venga istituita la “patente a punti” che incentivi le imprese virtuose e penalizzi le altre e il reato di omicidio sul lavoro. Tutto questo riponendo piena fiducia nella Magistratura affinché faccia chiarezza sui diversi livelli di responsabilità.

Nell’immediato ci attiveremo per chiedere un incontro a Ferrovie dello Stato per verificare la natura dell’appalto e l’esatta dinamica dell’incidente.

Renzo Crociati segretario generale FILLEA CGIL Rimini – Massimo Bellini segretario generale FILT CGIL Rimini




La sicurezza della balneazione non sia legata ai particolari interessi dei concessionari demaniali

Comunicato stampa. Le dichiarazioni pubblicate sulla stampa e sui canali ufficiali del Comune di Riccione riguardanti i “costi del salvamento” sono gravi e palesano una concezione distorta del servizio pubblico essenziale di salvataggio. Le imprese balneari, sulle cui concessioni nel dibattito pubblico sta avanzando l’ipotesi di proroga in deroga alla direttiva Bolkestein e verso le quali la Regione Emilia-Romagna ha annunciato 5 milioni di euro di contributo a “fondo perduto” hanno evidentemente sostenitori molto affiatati nell’Amministrazione Comunale della perla verde. Appare singolare che, di fronte alla grave situazione sociale che colpisce i lavoratori stagionali, come lo sono i marinai di salvataggio, il Comune riesca a prendere posizione al posto delle associazioni di categoria, spostando il dibattito sui particolari interessi d’impresa dei concessionari demaniali. I marinai di salvataggio che, vale sempre la pena ricordare, svolgono con il loro lavoro un servizio pubblico essenziale volto  a garantire il diritto delle persone, costituzionalmente tutelato, alla vita ed alla sicurezza, sono circa 50 lavoratori che con la loro professionalità sul litorale riccionese garantiscono altissimi livelli di qualità all’offerta turistica balneare nell’interesse, questo sì, collettivo. Invocare risparmi sul salvataggio equivale a voler mettere in discussione la qualità del servizio di salvamento, il reddito dei marinai di salvataggio e la loro forza lavoro.

La stagione si annuncia complessa e non ci saranno condizioni per ridurre ulteriormente su tutta la costa della provincia la quantità di torrette di salvamento senza compromettere irrimediabilmente la fattibilità del soccorso e l’efficacia degli interventi (a Riccione già dal 2008 al 2017 è stato ridotto il numero delle torrette di salvataggio). Nel dibattito sul nuovo modello turistico è necessario ribadire l’importanza della sicurezza a 360° gradi come elemento distintivo e centrale dell’offerta turistica del nostro territorio che deve innalzare il livello qualitativo.

FILCAMS CGIL RIMINI – FISASCAT CISL ROMAGNA – UILTUCS UIL RIMINI

Mirco Botteghi – Monica Succi – Daniela Giorgini