Codice degli appalti. Modifica pericolosa

Comunicato stampa. Le organizzazioni sindacali di categoria degli edili di Rimini, FILLEA CGIL – FILCA CISL – FENEAL UIL, unitamente alle confederazioni CGIL CISL UIL territoriali, sono fortemente preoccupati dalla recente modifica al Codice degli Appalti nazionale contenuta nella legge di Bilancio. Tale norma prevede che si aumentino le soglie per procedere al massimo ribasso e per l’affidamento senza gara fino a 150 mila euro, mentre in precedenza, tale soglia si assestava a 40mila euro.

Siamo di fronte ad un provvedimento pericoloso, che potrebbe aumentare i rischi di corruzione. Inoltre, la legge delega sugli appalti, che verrà a breve discussa, aumenta la possibilità di ricorrere al lavoro in subappalto e con trattativa privata senza bando pubblico. Una misura molto miope, quella presa da questo Governo, a rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, in un settore fortemente esposto come quello dell’edilizia.

Per tali motivazioni riteniamo necessario aggiornare il Protocollo provinciale sulla legalità ed appalti siglato dalle parti nel 2013 e che, ormai, a nostro parere, non è più adeguato al contesto attuale.

Un Protocollo, che all’epoca è stato all’avanguardia sul tema della legalità e che ha avviato un percorso per la definizione delle white list in applicazione alle normative antimafia e che, soprattutto, ha contribuito a far sì che la competitività fra imprese avvenisse su fattori qualitativi. Da quel Protocollo, infatti, emergeva l’idea di contrastare la logica del massimo ribasso, basato unicamente sulla considerazione del risparmio economico, anteponendo, piuttosto, la concezione dell’offerta economicamente vantaggiosa, ossia dell’idea che la valutazione debba prendere in esame un numero maggiore di elementi, tra i quali anche la qualità dell’opera e le condizioni dei lavoratori. Le modifiche introdotte dal nuovo Codice impongono ora una verifica di ciò che è stato realizzato fin qui e di un aggiornamento dove è necessario.

Primo Gatta Segr. generale CGIL Rimini – Paola Taddei Segr. CISL Romagna – Giuseppina Morolli Segr. generale UIL Rimini

I Segretari generali territoriali Francesco Lorusso Feneal UIL – Roberto Casanova Filca CISL – Renzo Crociati Fillea CGIL 

 




Violenze nelle strutture per anziani. Ingiustificabili ritardi istituzionali

Comunicato stampa. Mai come in questo caso ci dispiace aver ragione, ma noi l’avevamo detto e soprattutto avevamo chiesto, in maniera formale già nel maggio 2017, di avere informazioni dai Comuni sulle strutture che ospitano anziani per un indispensabile monitoraggio sulle condizioni in essere. La stragrande maggioranza non ci rispose, in alcuni casi anche sottovalutando esplicitamente l’importanza del tema.

Sono passati appena pochi giorni dalla scoperta delle violenze subite dagli anziani ospiti della casa famiglia Villa Franca di Rimini e un’altra terribile situazione è venuta alla luce nella casa di riposo La Collina di Mondaino. Delle pietose condizioni dei 36 anziani rinvenute dai Carabinieri all’interno della struttura, al momento sono state prese misure cautelari nei confronti di 5 persone ed è stata tratta in arresto la titolare Maria Luisa Bulli. E già da questo arresto emerge un problema nel problema. Infatti, si tratta di una donna condannata per un fatto analogo risalente al 2001 e nella medesima casa di riposo che allora si chiamava Montebello e che oggi si chiama La Collina.

Abbiamo chiesto nei giorni scorsi un incontro urgente ai Presidenti dei Distretti di Rimini Nord e Rimini Sud per vere un quadro completo case famiglia per anziani presenti nei Comuni dei rispettivi distretti e conoscere quanti e quali controlli sono stati fatti sino ad ora e quali risultati hanno prodotto, inoltre, per definire un regolamento locale sulle case famiglia per anziani, come prevede il “verbale di accordo sugli indirizzi regionali per i regolamenti locali sulle case famiglia per anziani.

Ora occorre fare chiarezza chiamando anche in causa gli uffici comunali preposti e chi ha responsabilità di governo e di controllo sulle strutture socio-sanitarie e assistenziali, pubbliche e private, relative ai cittadini anziani.

SPI CGIL Rimini – FNP CISL Romagna – UIL Pensionati

Meris Soldati – Giuseppe Difino – Antonello Cimatti




25 Novembre. Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Anche quest’anno, il 25 novembre, la Cgil insieme a Cisl e Uil celebra la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne con lo slogan ‘Donne libere dalla violenza nel lavoro’.

“Anche se i dossier più recenti ci dicono che c’è un calo dei reati in Italia, la violenza sulle donne purtroppo non accenna a diminuire. La violenza nei confronti delle donne, è bene ricordarlo, è una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione che comprende tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata (Convenzione di Istanbul)”, è quanto affermano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

“Sono tante, quasi nove milioni, secondo gli ultimi dati Istat, le donne che nel corso della vita hanno subito molestie sessuali: da quelle verbali a quelle fisiche, a quelle sul web. Molto diffusi – proseguono i dirigenti sindacali – i ricatti sessuali sul lavoro, anche se in larga misura sommersi. Uomini che chiedono prestazioni sessuali in cambio di un posto di lavoro o di un avanzamento di carriera, usando il potere e sfruttando la vulnerabilità di chi cerca un impiego o una promozione. Sebbene il fenomeno riguardi anche i lavoratori, sono le lavoratrici ad esserne maggiormente colpite”.

“Sono un milione e 173 mila le donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro durante la loro vita lavorativa, pari all’8,5% delle lavoratrici, nonostante l’obbligo da parte dei
datori di lavoro di tutelare l’integrità fisica e morale delle/dei dipendenti. Ma solo lo 0,7% delle donne ha denunciato, per paura di perdere il lavoro e la vergogna di essere giudicate dalla società
e dai familiari, per mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, perché pensano che sia meglio trovare soluzioni individuali. In tante – avvertono Camusso, Furlan e Barbagallo – preferiscono lasciare il lavoro o rinunciare alla carriera. Quella che avviene nei luoghi di lavoro è la forma di violenza in assoluto meno denunciata”.

“Tutto questo – avvertono – ci chiama in causa come organizzazioni sindacali, ed è su questo che vogliamo mettere l’accento quest’anno in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, per portare alla luce – spiegano – quanto di nascosto ancora rimane e per proporci, attraverso le nostre strutture territoriali (sportelli, centri servizi) come interlocutori credibili per l’ascolto, la presa in carico e la gestione dei diversi casi di violenza”.

“Va in questa direzione anche il recepimento dell’Accordo Quadro Europeo contro le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro, siglato nel 2016 da Cgil, Cisl Uil e Confindustria per promuovere
nelle aziende la cultura del rispetto e aumentare la consapevolezza dei datori di lavoro, delle lavoratrici, dei lavoratori e dei loro rappresentati. Sono ormai centinaia nel territorio – fanno sapere i dirigenti sindacali – le declinazioni di questo accordo tra sindacati, aziende, enti pubblici, che lo hanno individuato come terreno di contrattazione, e che sarà importante estendere ulteriormente, rafforzare, implementare, per renderlo maggiormente efficace”.

“Anche le iniziative del movimento ‘#MeToo’ hanno rotto il silenzio, facendo emergere ricatti, molestie e violenza in alcuni comparti di lavoro, incoraggiando altre donne ad uscire dall’ombra per affrancarsi definitivamente dalla violenza. Ora è compito delle organizzazioni sindacali – ricordano – fare in modo che l’atto della denuncia attraversi tutti i contesti lavorativi fino a pervadere il mondo del lavoro nella sua totalità, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, in linea con il nostro impegno a sostegno della proposta di Convenzione e Raccomandazione dell’ILO per dire ovunque ‘Stop alla violenza nei luoghi di lavoro’”.

“Il Manifesto unitario che abbiamo preparato per il 25 Novembre, ‘Donne libere dalla violenza nel lavoro’ e che farà da sfondo alle diverse iniziative che si stanno organizzando a livello locale – concludono Camusso, Furlan e Barbagallo -, vuole ribadire questo nostro impegno per fare dell’ambiente di lavoro un luogo sicuro e rispettoso della dignità non solo delle lavoratrici e dei lavoratori ma di tutte le persone che vi operano”.

 

A Rimini sabato 24 novembre torna “E’ per te”, la camminata cittadina organizzata dal Comune di Rimini, dall’Associazione Rompi il Silenzio e dall’associazione “la Pedivella”, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza alle donne.

http://www.comune.rimini.it/archivio-notizie/rimini-cammino-contro-la-violenza-sulle-donne-sabato-24-novembre-torna




Ispezioni alla Fiera. Nessuna giustificazione per il lavoro nero

Comunicato stampa. Scoperti sei lavoratori in nero su ventisette controllati nel corso di un’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Rimini e del Nucleo dell’Ispettorato del Lavoro d’intesa con la direzione dell’Ente Fiera. Le otto aziende sottoposte a verifica – riferiscono gli organi di informazione – si occupavano di allestimenti fieristici, un settore molto delicato con implicazioni dirette per quanto riguarda la sicurezza sia dei lavoratori, che degli operatori, che degli stessi visitatori degli stand.

Nell’ottobre scorso in occasione della 68ma giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro l’ANMIL ha diffuso i dati sull’andamento degli infortuni sul lavoro che sono in ripresa e che colpiscono significativamente i lavoratori più giovani anche per quanto riguarda gli infortuni mortali. Un ulteriore motivo per sostenere ancora di più la cultura della sicurezza e la formazione professionale permanente. Dai dati provinciali emerge che nei primi 8 mesi del 2018 gli infortuni sul lavoro denunciati in provincia di Rimini sono stati 3.610, 63 in meno se confrontati con lo stesso periodo del 2017. Un calo dell’1,9%, superiore a quello medio nazionale (-0.6%) e regionale (-1%). Le malattie professionali denunciate, scendono da 285 a 257 (-9,8%). Gli infortuni mortali a Rimini sono stati 3 a fronte dei 6 del 2017. Sebbene il numero sia calato finché si verificheranno incidenti mortali non sarà possibile però parlare di andamento positivo.

Ben vengano dunque i controlli da parte delle forze dell’ordine e ispettive anche se, a margine, vorremmo riprendere le dichiarazioni che su un quotidiano (il Resto del Carlino) sono state attribuite, virgolettate, all’Arma dei Carabinieri. Dichiarazioni che, se confermate, stupiscono laddove, quasi a giustificazione del lavoro nero, si prende a riferimento la congiuntura economia negativa e la pressione fiscale. Come CGIL riteniamo che il lavoro nero, le irregolarità contributive e i contratti non applicati danneggiano non solo i lavoratori ma anche quella parte di imprenditori che rispettano le regole e la crisi non può essere in nessun modo una giustificazione.

Segreteria CGIL Rimini




Le priorità di Cgil, Cisl e Uil per la legge di Bilancio 2019

Per ridisegnare il futuro del Paese e fronteggiare una manovra “inadeguata” e “carente di visione strategica”, Cgil, Cisl e Uil hanno presentato e approvato lo scorso 22 ottobre nel corso degli esecutivi nazionali, una piattaforma unitaria.

Proposte concrete su sviluppo, crescita, occupazione, fisco, Mezzogiorno, ammortizzatori sociali e politiche attive, previdenza, welfare, attorno alle quali le Confederazioni chiedono un confronto al Governo e si dichiarano pronte a sostenere con tutte le iniziative sindacali.

Ora il documento sarà portato al dibattito di delegati, lavoratori e pensionati attraverso attivi unitari in tutti i territori, e assemblee nei luoghi di lavoro. Scarica VOLANTONE

Le proposte in sintesi

SVILUPPO, CRESCITA E OCCUPAZIONE – Programmare un graduale incremento degli investimenti pubblici fino al 6% del Pil; aprire una discussione in Europa per lo scomputo degli investimenti pubblici dal deficit; apportare modifiche alla legge sul pareggio di bilancio degli enti locali; sviluppare le infrastrutture e investire in un piano straordinario sulla manutenzione di quelle esistenti; sviluppare le infrastrutture energetiche e digitali.

RIFORMA FISCALE E SVOLTA NELLA LOTTA ALL’EVASIONE – Istituire un’agenzia dedicata esclusivamente all’accertamento ed al monitoraggio della riscossione; estendere il meccanismo della ritenuta alla fonte anche per i redditi da lavoro autonomo; rendere tracciabili tutti i pagamenti, attraverso l’utilizzo della moneta elettronica e portando a 1000 euro il limite per i pagamento in contanti; trasmettere automaticamente fattura elettronica e tutte le transazioni a Sogei ed all’anagrafe fiscale; controllare almeno una volta ogni 5 anni tutti i redditi dichiarati; incrociare le banche dati della Pa; aumentare le detrazioni spettanti ai redditi da lavoro dipendente e da pensione; ridefinire le aliquote Irpef e le basi imponibili rafforzando la progressività; introdurre un nuovo assegno familiare universale; rivedere in maniera organica la tassazione locale; riconsiderare l’imponente mole delle agevolazioni fiscali; destinare al Fondo di riduzione della pressione fiscale il 70% di quanto recuperato da evasione e lotta a sprechi; valorizzare i Caf; rivedere sistema agevolazioni alle imprese.

MEZZOGIORNO: PIANO DI INVESTIMENTI SU OPERE INFRASTRUTTURALI – Investimenti per la prevenzione, manutenzione e la messa in sicurezza del territorio e degli edifici, unitamente ad un piano per la infrastrutturazione energetica e digitale; un fondo statale destinato alla progettazione di opere pubbliche specifico per il Mezzogiorno, con una dotazione iniziale di almeno 500 milioni di euro; rifinanziamento e proroga fino al 2021 del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali; rafforzamento del fondo per la crescita dimensionale delle imprese; rendere operative le Zone Economiche Speciali; politiche su sicurezza, lotta al lavoro irregolare e forte azione di contrasto alla criminalità.

AMMORTIZZATORI SOCIALI E POLITICHE ATTIVE – Prolungare la durata massima della cassa integrazione straordinaria oltre i 24 mesi nel quinquennio; allargare e sostenere il ricorso al contratto di solidarietà; rendere strutturale la proroga della Cigs per cessazione di attività e per procedure concorsuali; rafforzare la Naspi abolendo il de’calage del 3% e potenziandone la copertura per i lavoratori stagionali. Rafforzare il sistema Anpal; realizzare un sistema informativo unico ed efficiente; avviare un piano di rafforzamento dei Cpi con la stabilizzazione dei precari; rafforzare sistemi di congedi e permessi rivolti alla genitorialità’; rafforzare l’apprendistato.

PREVIDENZA E WELFARE – Stabilire 41 anni di contribuzione per andare in pensione a prescindere dall’età; procedere alla separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale; prevedere misure per le donne come il riconoscimento di 12 mesi di anticipo per ogni figlio; riconoscere il lavoro di cura; eliminare l’attuale meccanismo di adeguamento automatico per aspettativa di vita; realizzare una pensione contributiva di garanzia per i giovani; rilanciare la previdenza complementare; ripristinare dal 1 gennaio 2019 la piena rivalutazione delle pensioni; risolvere i problemi di esodati e prorogare opzione donna.

POLITICHE SOCIALI – Incrementare le risorse; definire i livelli essenziali delle prestazioni sociali come diritti soggettivi esigibili; approvare la legge quadro sulla non autosufficienza; completare la riforma del Terzo settore.

POVERTA’ -Non disperdere l’esperienza del Rei e rafforzare, con la quota dedicata del Fondo, il percorso di potenziamento dei Servizi sociali per l’inclusione.

SANITA’ -Aumentare in modo progressivo il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale; fare un piano straordinario di assunzioni; eliminare i super ticket; garantire un accesso tempestivo, equo e appropriato alle prestazioni sanitarie; prevedere un piano nazionale di finanziamenti per la messa in sicurezza e l’ammodernamento delle strutture.

ISTRUZIONE E CONOSCENZA -Destinare risorse per il rinnovo contrattuale; garantire un piano di assunzioni; migliorare l’alternanza scuola-lavoro; valorizzare gli apprendistati formativi; incrementare l’offerta educativa ai bambini da 0 a 3 anni; incrementare le risorse per la ricerca; attuare un Sistema nazionale di apprendimento permanente; adottare un Piano nazionale di garanzia delle competenze; potenziare l’offerta formativa terziaria professionalizzante, in particolare degli Its; eliminare i fenomeni del sovraffollamento delle classi e adeguare l’edilizia scolastica alle norme di sicurezza.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Completare l’iter contrattuale della dirigenza e dei medici; rinnovare i contratti del pubblico impiego; garantire le risorse per province e città metropolitane; prevedere un piano straordinario di nuova occupazione stabile; attuare forme di vantaggio fiscale per la retribuzione di produttività; rafforzare il welfare integrativo; fare investimenti e non tagli lineari.




La stagione dicono che sia finita, ma a finire è solo la sicurezza in mare

Comunicato stampa. E’ intollerabile che una anziana signora (ma questo vale per tutti) trascini il corpo del marito fuori dall’acqua del mare gridando invano aiuto perché la torretta di salvataggio è vuota.
Nessun rappresentante delle associazioni di categoria dei bagnini si è sentito in dovere di esprimere pubblicamente vicinanza alla famiglia del turista deceduto. Diversa sensibilità, anzi solidarietà, è emersa nei giorni scorsi verso i bagnini colpiti dai provvedimenti della Guardia di Finanza. Due pesi e due misure; ma nel primo caso si parla di una vita umana, nel secondo di denaro.
Sul dramma accaduto venerdì 14 settembre le uniche ciniche dichiarazioni sono state quelle di un rappresentante dei bagnini secondo le quali “nel caso in questione la presenza del salvataggio non avrebbe potuto garantire la salvezza del bagnante deceduto”.
Simili valutazioni andrebbero riservate ad esperti e con i “se” non si può sanare un dato di fondo: nel rimpallo di responsabilità tra chi poteva e chi doveva garantire l’ampliamento del periodo obbligatorio di Salvataggio, da Rimini a Cattolica non si sta facendo tutto il possibile per tentare di salvare chi è in difficoltà o ha un malore mentre fa il bagno.
Non è così ovunque, da Bellaria-Igea Marina fino ad arrivare a Cervia, con modalità diverse, il Servizio Pubblico di Salvataggio viene garantito oltre il 9 settembre.
Pare che, su determinate questioni strategiche per il turismo, le politiche siano lasciate a poche particolari categorie che impongono il loro “modello” aziendale da Viserba (o meglio Viserbella) a Cattolica.
Mentre tutti sono affaccendati a creare eventi, portare turisti, popolare la nostra riviera finché c’è bel tempo, altri non vedono l’ora di chiudere gli ombrelloni.
Quanto bisogna attendere, o cosa, perché la politica batta un colpo su questo tema? Il Servizio Pubblico Essenziale di Salvataggio è di interesse pubblico, non privato.
Fin dalla primavera scorsa la CGIL ha chiesto che prima del termine della stagione estiva si attivassero i tavoli istituzionali previsti dall’ordinanza regionale, ma nulla si è mosso e così, come sempre, alcune importanti politiche di governo delle spiagge restano affidate a chi detiene interessi “molto particolari”.

Mirco Botteghi – Segr. generale FILCAMS CGIL Rimini




Pochi turisti, salvataggio superfluo. Le inqualificabili dichiarazioni dei rappresentanti dei bagnini

Le dichiarazioni dei rappresentanti dei bagnini in ordine al fatto che con pochi bagnanti il servizio di salvataggio sarebbe superfluo, o comunque svolto da loro stessi, sono inqualificabili.
Innanzitutto non si vede per quale cinica ragione tanti bagnanti hanno diritto al salvataggio ma pochi no, a maggior ragione peraltro con condizioni meteo variabili.

In secondo luogo il lavoro di Marinaio di Salvataggio in Emilia-Romagna è un servizio pubblico essenziale, come tale richiede qualificazione e professionalità. Caratteristiche non comuni, ma specifiche.

Secondo i bagnini, per usare una metafora, se in ospedale ci fossero pochi pazienti allora qualsiasi medico potrebbe fare interventi chirurgici.

Su temi come sicurezza dei bagnanti e offerta turistica non si può banalizzare partendo sempre dai soliti interessi particolari.

Noi chiediamo più qualità e quantità di servizi nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti e più in generale dell’economia del territorio.

Il sistema turistico territoriale può competere se mette in campo azioni di rottura con certe logiche del passato. Non si può parlare di qualità del turismo se qualche decina di euro di spesa in capo ad ogni bagnino, utile a massimizzare i profitti, blocca un’operazione di sistema.

Da una categoria di imprenditori che rappresenta interessi molto specifici, dato che i loro profitti hanno particolari caratteristiche e derivano da una concessione pubblica, non ci aspettiamo ragionamenti di sistema, ma alle istituzioni locali, alle quali ci siamo appellati, compete una responsabilità diversa, oltre le logiche dei bagnini.

Per queste ragioni riteniamo pienamente legittima la nostra richiesta di fissare, ora per settembre, i tavoli istituzionali utili a valutare l’incremento della qualità dell’offerta turistica territoriale. Facoltà che l’Ordinanza Regionale attribuisce ai singoli Comuni.

Rimini, 20/8/2018

Mirco Botteghi

Segretario Generale Filcams CGIL Rimini




Le lavoratrici e i lavoratori dipendenti dell’artigianato eleggono i loro RLST

Nel 2018 si tengono le elezioni per i Rappresentanti dei Lavoratori della Sicurezza Territoriali del comparto artigianato:

le elezioni giungeranno a conclusione delle assemblee aziendali ed interaziendali nelle quali verranno presentate le liste dei candidati.

Le assemblee saranno l’occasione per illustrare gli accordi regionali su:

  • sicurezza nei luoghi di lavoro;

  • contrattazione regionale;

  • integrazione al reddito di FSBA e dell’ente bilaterale dell’Emilia Romagna (EBER);

  • welfare contrattuale e prestazioni sanità integrativa per i lavoratori dipendenti artigiani (SANARTI).

Occorre garantire la rappresentanza dei lavoratori sulla sicurezza nei posti di lavoro. E’ un diritto sancito dalla legge, dai contratti e dagli accordi: è un diritto che non può essere delegato a nessun altro

locandina




Lavorare per vivere e non per morire. L’importanza della Sicurezza

Sicurezza: il cuore del lavoro. E’ questo il titolo scelto ancora una volta, dopo le celebrazioni del 1° Maggio, da CGIL CISL UIL per l’Attivo provinciale unitario dei lavoratori e in specifico dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Si torna dunque a discutere di un tema di grande attualità che sta fortemente impegnando le Organizzazioni sindacali a tutti i livelli.

Un incontro molto partecipato, in particolare da giovani lavoratori attenti e sensibili alle problematiche della salute e della sicurezza. Al tavolo della presidenza i Segretari Primo Gatta CGIL Rimini, Paola Taddei CISL Romagna, Giuseppina Morolli UIL Rimini. Hanno portato il loro contributo al dibattito Antonino Pizzimenti dirigente CML Inail Rimini, Loris Fabbri direttore Uopsal Rimini Azienda USL della Romagna, Massimiliano Chieppa responsabile area vigilanza 2 della ITL di Rimini, Mattia Vittoria Pennestrì direttrice Inps Rimini. Ha concluso Sebastiano Calleri responsabile nazionale Cgil per la Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Lavorare per vivere e non per morire” è il motto lanciato in apertura dalla Segretaria generale della UIL di Rimini Giuseppina Morolli e ripreso da tutti gli intervenuti. Sono milioni i lavoratori che perdono la vita durante lo svolgimento della loro attività – ha detto – e, quando non muoiono, è sempre troppo elevato il numero degli incidenti e infortuni spesso con conseguenze di invalidità anche totale. Nel primo semestre del 2017 gli infortuni sul lavoro in Emilia Romagna sono aumentati dello 0,7% in controtendenza rispetto al trend dell’ultimo decennio. Infatti, gli infortuni negli ultimi 5 anni erano sostanzialmente diminuiti passando da 100.997 nel 2012 a 84.163 nel 2016. Il fenomeno non stupisce – ha proseguito Giuseppina Morolli – per via della correlazione che esiste tra la ripresa della produzione e la crescita del Pil e gli incidenti sul lavoro.

Mettendo a fuoco le tante problematicità che attengono a questo tragico fenomeno, ha ribadito che il ruolo del Sindacato resta centrale a partire dalla contrattazione nazionale e aziendale e facendo molta attenzione al sistema degli appalti. E – non ha esitato a dichiarare Giuseppina Morolli – così come è stato definito l’omicidio stradale, qualcosa di simile dovrà essere istituito per salvaguardare con più efficacia la sicurezza dei lavoratori.

Con le testimonianze degli RLST e nel corso del dibattito, è stato posto uno sguardo sulla reale situazione delle aziende dove i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza ancora stentano a svolgere il loro ruolo di contrasto verso gli infortuni e le malattie professionali, soprattutto nelle piccole realtà lavorative.

Uno degli obiettivi dell’incontro è stato anche quello di porre all’attenzione la necessità di una stretta collaborazione tra le parti sociali e le istituzioni, un’esigenza ampiamente condivisa.

Si è parlato di norme e di leggi come il Testo Unico per la Sicurezza e il decreto legislativo n.81, un impianto legislativo che in realtà non manca ma che dovrebbe essere applicato, ma si è anche parlato di cultura della prevenzione che fatica a radicarsi sia per quanto riguarda le imprese che in certa misura anche per i lavoratori.

E’ giusto finanziare le imprese (vedi i 245 milioni destinati alle imprese a fondo perduto) perché migliorino le condizioni di lavoro – ha detto Antonino Pizzimentima le stesse non hanno ancora compreso che non si tratta di interventi ingiustificatamente onerosi, non hanno compreso che gli infortuni rappresentano un costo molto elevato sia per l’azienda che per la società e che la responsabilità sociale delle imprese è iscritta anche nella nostra Costituzione. I lavoratori garantiscono i profitti ma devono anche vedere salvaguardata la loro salute. Pizzimenti ha anche insistito sulla necessità di fare sistema e ha aggiunto che oltre che alfabetizzare gli stranieri andrebbero alfabetizzati anche tanti imprenditori sull’organizzazione e i rischi del lavoro.

Non sono mancati riferimenti alla politica, in maniera più ampia nelle conclusioni di Sebastiano Calleri che ha sottolineato come negli ultimi tempi e per almeno cinque anni ci sia stata l’assenza di un Sottosegretariato ai temi della salute e sicurezza. Lo ha ribadito Loris Fabbri facendo riferimento all’ultima campagna elettorale e invitando a riflettere su quanto sia importante che a livello nazionale si costruiscano le condizioni che permettano di operare sul territorio.

Non siamo all’anno zero ci ha tenuto a precisare Massimiliano Chieppa che si è soffermato sull’importanza dei progetti di informazione e formazione nelle scuole, avviati da tempo nel territorio, per concorrere a creare quella cultura delle sicurezza e della prevenzione di cui si faranno portatori gli imprenditori e i lavoratori del futuro. Per quanto riguarda la normativa non si può dire che sia stata carente – ha aggiunto – ma il mondo produttivo cambia in fretta e bisogna adeguarsi. Bisogna passare dalla cultura degli adempimenti alla cultura della sicurezza sia per gli imprenditori che, in diversi casi, anche per i lavoratori che si lasciano confondere dalla sicurezza sulle proprie capacità trascurando le misure preventive. Altra urgenza è quella della formazione e mediazione culturale per i lavoratori stranieri spesso soggetti a infortunio solo perché non ricevono il “comando” giusto.

Quello della sicurezza è un tema molto difficile – ha ribadito Mattia Vittoria Pennestrì – si fa troppa retorica e si muore troppo, soprattutto stranieri e anziani. Le norme ci sono, gli strumenti sanzionatori pure e allora perché si muore di lavoro? Cosa bisognerebbe fare? Innanzi tutto convincere del fatto che la sicurezza è più conveniente per tutti, che la legalità è una pregiudiziale imprescindibile, che oltre all’informazione occorre educare alla sicurezza. Il lavoratore, paradossalmente, considera le ispezioni una minaccia, ha perso la fiducia nel sistema e si sente solo, mentre dovrebbe rivendicare i propri diritti, ritrovare la coscienza di sé in quanto lavoratore.

I problemi nella provincia di Rimini non mancano, ma la situazione è meno disastrosa che altrove. In generale – ha dichiarato Sebastiano Callerii mezzi e il personale sono pochi, poche le ispezioni, pochi i soldi, a fronte di un 73% di aziende ispezionate non conformi alle normative o addirittura con irregolarità.

Nel corso dell’Attivo è stato anche presentato il Seminario formativo “Quando la vigilanza entra in azienda. Il ruolo di RLS – RLST e degli Organi di vigilanza in calendario per il 18 maggio e organizzato dal S.I.R.S (Servizio Informativo per i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) della Provincia di Rimini.




Cattolica si ritira dalla gestione associata della Polizia Municipale e conferma l’addizionale IRPEF. Il dissenso della CGIL

Comunicato. L’annunciata decisione dell’Amministrazione di Cattolica, di recedere dalla convenzione che prevede la gestione in forma associata delle funzioni di Polizia Municipale, suscita le nostre perplessità.

Intanto rispetto al metodo, che sarà forse finora formalmente ineccepibile in base all’art.13 della stessa convenzione, ove si prevede un primo passaggio in Conferenza dei Sindaci e in seguito la delibera del Consiglio Comunale.

Ma ci si chiede come mai, su una scelta così importante, non sia stato attivato alcun confronto con le Organizzazioni sindacali né di categoria né confederali.

L’adesione del Comune di Cattolica alla convenzione che disciplina la gestione associata tra i Comuni di Riccione, Coriano, Misano Adriatico e Cattolica delle funzioni di Polizia Municipale era avvenuta meno di due anni fa.

Le funzioni associate riguardano aspetti di fondamentale importanza, fra i quali: la sicurezza stradale, le attività di polizia amministrativa e di contrasto del commercio irregolare, le attività di polizia giudiziaria, il supporto alla vigilanza in materia di sicurezza e regolarità del lavoro, il controllo relativo ai tributi locali, la protezione civile.

Si sottolinea che, attraverso la gestione associata, i Comuni hanno l’obiettivo di garantire una migliore copertura territoriale dei servizi e una vigilanza più efficiente ed efficace nell’interesse dei cittadini, attraverso un impiego più razionale del personale e una migliore economicità complessiva.

Le motivazioni addotte per revocare questa scelta da parte dell’attuale Amministrazione di Cattolica ci sembrano troppo vaghe e imprecise: è generico affermare che i risultati ottenuti “non sono soddisfacenti”. Avrebbe più senso lavorare per migliorarli invece di una marcia indietro così frettolosa che in prospettiva avrà inevitabili ricadute sul bilancio comunale.

Rilanciamo la richiesta di un confronto vero con le Organizzazioni sindacali, che consenta di approfondire nel merito le criticità della gestione associata del corpo di Polizia Municipale.

Richiamiamo infine l’attenzione sulla decisione unilaterale di confermare l’addizionale Irpef per il 2017, decisione che ci vede contrari e rispetto alla quale, nel 2016, con la precedente Amministrazione, avevamo firmato un accordo che ne prevedeva l’abolizione. Tra l’altro il Sindaco si era impegnato ad incontrarci per discutere dell’utilizzo sociale di questa entrata da destinare al sostegno delle necessità della cittadinanza meno abbiente, intenzione al momento inevasa.

Segreteria CGIL Rimini