Il Posto delle fragole di Bellaria-Igea Marina celebra il Giorno della memoria

Con alcuni anni di anticipo rispetto alla risoluzione delle Nazioni Unite, l’Italia ha istituito formalmente, nel 2000, la giornata commemorativa per ricordare le vittime dell’Olocausto e tutti coloro che hanno messo a rischio la propria vita per proteggere i perseguitati ebrei.

«La Repubblica italiana – è scritto nella legge che istituisce la giornata commemorativa riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

Per ricordare e riflettere su questo sterminio e sulle cause che lo hanno determinato, il coordinamento delle donne del sindacato dei pensionati SPI CGIL ha inserito nel programma di iniziative del Posto delle fragole di Bellaria- Igea Marina l’incontro dal titolo Non solo Hitler. La politica razziale del regime fascista. La discussione sarà condotta dallo storico Alessandro Agnoletti.

L’appuntamento è per giovedì 17 gennaio 2019 alle ore 15.00 presso la Saletta verde del Comune di Bellaria Igea Marina – Piazza del Popolo, 1. L’ingresso è libero.




Violenze nelle strutture per anziani. Ingiustificabili ritardi istituzionali

Comunicato stampa. Mai come in questo caso ci dispiace aver ragione, ma noi l’avevamo detto e soprattutto avevamo chiesto, in maniera formale già nel maggio 2017, di avere informazioni dai Comuni sulle strutture che ospitano anziani per un indispensabile monitoraggio sulle condizioni in essere. La stragrande maggioranza non ci rispose, in alcuni casi anche sottovalutando esplicitamente l’importanza del tema.

Sono passati appena pochi giorni dalla scoperta delle violenze subite dagli anziani ospiti della casa famiglia Villa Franca di Rimini e un’altra terribile situazione è venuta alla luce nella casa di riposo La Collina di Mondaino. Delle pietose condizioni dei 36 anziani rinvenute dai Carabinieri all’interno della struttura, al momento sono state prese misure cautelari nei confronti di 5 persone ed è stata tratta in arresto la titolare Maria Luisa Bulli. E già da questo arresto emerge un problema nel problema. Infatti, si tratta di una donna condannata per un fatto analogo risalente al 2001 e nella medesima casa di riposo che allora si chiamava Montebello e che oggi si chiama La Collina.

Abbiamo chiesto nei giorni scorsi un incontro urgente ai Presidenti dei Distretti di Rimini Nord e Rimini Sud per vere un quadro completo case famiglia per anziani presenti nei Comuni dei rispettivi distretti e conoscere quanti e quali controlli sono stati fatti sino ad ora e quali risultati hanno prodotto, inoltre, per definire un regolamento locale sulle case famiglia per anziani, come prevede il “verbale di accordo sugli indirizzi regionali per i regolamenti locali sulle case famiglia per anziani.

Ora occorre fare chiarezza chiamando anche in causa gli uffici comunali preposti e chi ha responsabilità di governo e di controllo sulle strutture socio-sanitarie e assistenziali, pubbliche e private, relative ai cittadini anziani.

SPI CGIL Rimini – FNP CISL Romagna – UIL Pensionati

Meris Soldati – Giuseppe Difino – Antonello Cimatti




Arresti a Villa Franca. Per l’apertura delle Case famiglia per anziani non può bastare la comunicazione di inizio attività

Comunicato stampa. Calore umano, competenza, professionalità, serenità. Suonano oggi come una tragica beffa le parole scritte sul cartello pubblicitario all’ingresso di Villa Franca, casa famiglia per anziani di Rimini. Qui i Carabinieri hanno compiuto un’operazione con arresti per maltrattamenti gravi nei confronti dei degenti. Si occuperanno le forze dell’ordine e la Magistratura di appurare le responsabilità degli operatori della cooperativa Bella Età che gestiva la casa famiglia, per quanto la documentazione raccolta sembra non lasciare dubbi sulle terribili violenze a cui venivano sottoposti gli anziani. A noi preme riaprire una discussione sulla legislazione nazionale in atto che purtroppo consente l’apertura di queste piccole strutture con un massimo di 5 ospiti senza che debbano sottoporsi a particolari controlli. Infatti, è sufficiente una comunicazione di inizio attività (SCIA) al settore delle attività economiche del Comune e niente altro. Questo tema non è nuovo per i sindacati che, anche alla luce di quanto accaduto in altre località della Regione e nazionali, hanno posto il problema della necessità di un Regolamento provinciale sia in ambito distrettuale che ai tavoli della contrattazione territoriale sui Bilanci dei Comuni. L’offerta delle strutture per anziani è molto variegata e le informazioni disponibili sono spesso poco trasparenti. Ciò penalizza in primo luogo gli anziani ospiti ma anche le famiglie che necessitano dei servizi residenziali. Pertanto nelle nostre richieste sia sui Piani di Zona con i Distretti che con i Comuni sui Bilanci e politiche sociali abbiamo inserito uno specifico capitolo sulle Casa famiglia per anziani affermando:

Visto che in data 18/7/2018 è stato sottoscritto un “verbale di accordo sugli indirizzi regionali per i regolamenti locali sulle Case Famiglia”, abbiamo chiesto di aprire confronti in sede Distrettuale e Comunale per la definizione di appositi regolamenti locali in materia di case famiglia per anziani, al fine di tutelare gli anziani e le loro famiglie e, nel contempo, disciplinare modalità di esercizio dell’attività di vigilanza e controllo sull’operato e sulla qualità di tali servizi.

Abbiamo ribadito altresì necessario che venga messa in atto una vera e propria mappatura dell’esistente, al fine di conoscere quali e quante case famiglia/appartamenti per anziani insistono nei rispettivi territori.

A tal fine riteniamo necessario che tra Assessorato alle attività produttive che riceve la SCIA e l’Assessorato ai Servizi sociali vi sia uno scambio di informazioni e azioni comuni per il monitoraggio e controllo.

La violenza è sempre da rinnegare ma lo è semmai ancora di più nei confronti di persone indifese e fragili. Regolamentare, monitorare e controllare l’efficienza delle strutture e la professionalità di chi vi opera, sono condizioni essenziali nella ricerca di soluzioni assistenziali capaci di rispondere alle esigenze degli anziani e conseguentemente delle loro famiglie.

CGIL Rimini – CISL Romagna – UIL Rimini

Primo Gatta – Paola Taddei – Giuseppina Morolli

SPI CGIL Rimini – FNP CISL Romagna – UIL Pensionati

Meris Soldati – Giuseppe Di Fino – Antonello Cimatti

Rimini 6 dicembre 2018




25 Novembre. Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Anche quest’anno, il 25 novembre, la Cgil insieme a Cisl e Uil celebra la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne con lo slogan ‘Donne libere dalla violenza nel lavoro’.

“Anche se i dossier più recenti ci dicono che c’è un calo dei reati in Italia, la violenza sulle donne purtroppo non accenna a diminuire. La violenza nei confronti delle donne, è bene ricordarlo, è una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione che comprende tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata (Convenzione di Istanbul)”, è quanto affermano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

“Sono tante, quasi nove milioni, secondo gli ultimi dati Istat, le donne che nel corso della vita hanno subito molestie sessuali: da quelle verbali a quelle fisiche, a quelle sul web. Molto diffusi – proseguono i dirigenti sindacali – i ricatti sessuali sul lavoro, anche se in larga misura sommersi. Uomini che chiedono prestazioni sessuali in cambio di un posto di lavoro o di un avanzamento di carriera, usando il potere e sfruttando la vulnerabilità di chi cerca un impiego o una promozione. Sebbene il fenomeno riguardi anche i lavoratori, sono le lavoratrici ad esserne maggiormente colpite”.

“Sono un milione e 173 mila le donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro durante la loro vita lavorativa, pari all’8,5% delle lavoratrici, nonostante l’obbligo da parte dei
datori di lavoro di tutelare l’integrità fisica e morale delle/dei dipendenti. Ma solo lo 0,7% delle donne ha denunciato, per paura di perdere il lavoro e la vergogna di essere giudicate dalla società
e dai familiari, per mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, perché pensano che sia meglio trovare soluzioni individuali. In tante – avvertono Camusso, Furlan e Barbagallo – preferiscono lasciare il lavoro o rinunciare alla carriera. Quella che avviene nei luoghi di lavoro è la forma di violenza in assoluto meno denunciata”.

“Tutto questo – avvertono – ci chiama in causa come organizzazioni sindacali, ed è su questo che vogliamo mettere l’accento quest’anno in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, per portare alla luce – spiegano – quanto di nascosto ancora rimane e per proporci, attraverso le nostre strutture territoriali (sportelli, centri servizi) come interlocutori credibili per l’ascolto, la presa in carico e la gestione dei diversi casi di violenza”.

“Va in questa direzione anche il recepimento dell’Accordo Quadro Europeo contro le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro, siglato nel 2016 da Cgil, Cisl Uil e Confindustria per promuovere
nelle aziende la cultura del rispetto e aumentare la consapevolezza dei datori di lavoro, delle lavoratrici, dei lavoratori e dei loro rappresentati. Sono ormai centinaia nel territorio – fanno sapere i dirigenti sindacali – le declinazioni di questo accordo tra sindacati, aziende, enti pubblici, che lo hanno individuato come terreno di contrattazione, e che sarà importante estendere ulteriormente, rafforzare, implementare, per renderlo maggiormente efficace”.

“Anche le iniziative del movimento ‘#MeToo’ hanno rotto il silenzio, facendo emergere ricatti, molestie e violenza in alcuni comparti di lavoro, incoraggiando altre donne ad uscire dall’ombra per affrancarsi definitivamente dalla violenza. Ora è compito delle organizzazioni sindacali – ricordano – fare in modo che l’atto della denuncia attraversi tutti i contesti lavorativi fino a pervadere il mondo del lavoro nella sua totalità, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, in linea con il nostro impegno a sostegno della proposta di Convenzione e Raccomandazione dell’ILO per dire ovunque ‘Stop alla violenza nei luoghi di lavoro’”.

“Il Manifesto unitario che abbiamo preparato per il 25 Novembre, ‘Donne libere dalla violenza nel lavoro’ e che farà da sfondo alle diverse iniziative che si stanno organizzando a livello locale – concludono Camusso, Furlan e Barbagallo -, vuole ribadire questo nostro impegno per fare dell’ambiente di lavoro un luogo sicuro e rispettoso della dignità non solo delle lavoratrici e dei lavoratori ma di tutte le persone che vi operano”.

 

A Rimini sabato 24 novembre torna “E’ per te”, la camminata cittadina organizzata dal Comune di Rimini, dall’Associazione Rompi il Silenzio e dall’associazione “la Pedivella”, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza alle donne.

http://www.comune.rimini.it/archivio-notizie/rimini-cammino-contro-la-violenza-sulle-donne-sabato-24-novembre-torna




Attivo CGIL Rimini per discutere di violenze di genere, molestie e discriminazione sul lavoro.

“Oltre l’indignazione l’impegno” è il titolo dell’Attivo convocato dalla CGIL di Rimini per discutere di violenza di genere, molestie e discriminazioni nei luoghi di lavoro.

Si terrà martedì 6 febbraio dalle ore 9.00 alle 13.00 presso la sede della CGIL di Rimini in via Caduti di Marzabotto, 30 – salone “A. Polverelli”. L’Attivo di delegate/i, attiviste/i SPI e aperto agli iscritti CGIL

Si parlerà di violenza nei confronti delle donne, ma soprattutto di cosa è possibile fare a partire dai luoghi di lavoro e dall’assunzione di responsabilità da parte degli uomini che troppo spesso lasciano alle donne il peso di queste problematiche.

Interventi
Claudia Cicchetti Segr. confederale CGIL Rimini
Paola Gualano Associazione Rompi il Silenzio
Carmelina Fierro Consigliera di parità
Emma Petitti Assessore regionale Emilia Romagna
Gloria Lisi Assessore Comune di Rimini

Presiede
Meris Soldati Segr. SPI CGIL Rimini

Conclude
Loredana Taddei CGIL nazionale

 




Mai più fascismi. In piazza ma non solo

La CGIL di Rimini ha aderito e partecipato alla manifestazione Democratica Antifascista promossa dall’ANPI provinciale di Rimini per il 20 gennaio 2018.

Ritiene inoltre indispensabile, visti i pericoli del riemergere concreto e pericoloso del fascismo nel nostro Paese, mettere all’ordine del giorno delle proprie riunioni una riflessione approfondita, tra i delegati sindacali e i lavoratori su questo tema.

L’iniziativa di una petizione nazionale antifascista promossa dai Sindacati, dall’ANPI, da associazioni di carattere religioso e laiche, dai partiti della Sinistra e da altre associazioni impegnate nella difesa della Costituzione e della legalità, è un’importante occasione per mobilitare quanti hanno a cuore la democrazia.

“Mai più fascismi” è il titolo dell’appello che sarà possibile firmare in ogni sede della CGIL

 




No alla violenza sulle donne. Riprendiamoci la Libertà

SPI CGIL – Sempre più efferati e violenti fatti di cronaca ripropongono il tema irrisolto della violenza sulle donne in tutte le sue forme, non tollerabile in una società civile.

Tutta la società, dalla politica, alle istituzioni, ai media, alla magistratura, alla scuola, al mondo del lavoro e della cultura, deve assumere il tema come emergenza, a cui occorre rispondere con interventi e azioni culturali, educativi, comunicativi, di rispetto delle differenze, di prevenzione.

Vogliamo:

– che la convenzione del consiglio D’europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica venga attuata;

– che si cancelli la depenalizzazione dello stalking;

– dare più risorse e mezzi ai centri antiviolenza;

– innalzare la cultura del rispetto attraverso l’educazione a partire già dai primi anni di scuola;

– che chi opera nel campo della comunicazione ritrovi il peso delle parole e la responsabilità dell‘informazione, condannando chi utilizza la cronaca morbosa e sessista;

– diffondere e potenziare il servizio di Ppbblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere;

– che la magistratura e le forze dell’ordine non sottovalutino le denunce delle donne, non rinviino gli interventi ma diano certezza e rapidità alle pene.

L’indifferenza rende complici, no alla violenza sulle donne!




Tavola Rotonda. Contro Fascismo e Razzismo

Contro fascismo e razzismo. Lavoro, Costituzione e legge elettorale” è il titolo della tavola rotonda organizzata da CGIL, ANPI e CDC (Coordinamento Democrazia Costituzionale) della provincia di Rimini, in programma per

Lunedì 20 novembre ore 20.30

Salone “A. Polverelli” – Rimini via Caduti di Marzabotto, 30

 

Tavola rotonda

partecipano:

Danilo Barbi CGIL

avv. Mauro Sentimenti direttivo nazionale CDC (coordinamento democrazia costituzionale), coautore del ricorso contro la legge elettorale Rosato/Gentiloni

Giusi Delvecchio presidente Comitato provinciale ANPI Rimini

Pietro Gabrielli presidente associazione Pacha Mama

modera:

Primo Silvestri direttore mensile TRE Tutto Romagna Economia

 

Locandina

 




Riprendiamoci la Libertà. L’incontro con la Presidente della Camera Laura Boldrini

Rivolgendosi alla Presidente della Camera Laura Boldrini in occasione dell’incontro sulla violenza contro le donne, Claudia Cicchetti della Segreteria della CGIL di Rimini è intervenuta sulle ragioni della mobilitazione che proprio su questo tema è stata lanciata dalla CGIL nazionale  – “Nei giorni scorsi la nostra Segretaria generale Susanna Camusso ha lanciato un appello dal titolo “Avete tolto senso alle parole” che ha accompagnato le iniziative di mobilitazione che oggi si sono tenute in tante piazze d’Italia contro la violenza sulle donne. Lo slogan scelto per queste iniziative è stato Riprendiamoci la libertà.

Quello che noi chiediamo, ma non solo noi, agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola è un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma. Perché la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne.

E’ necessario cambiare il linguaggio utilizzato dai media quando riportano storie di violenza e anche il giudizio spesso insinuante e malevolo su chi subisce violenza, su come si veste, come si comporta. Come sappiamo anche questo rappresenta un’ennesima aggressione alle donne, che invece di essere sostenute nella denuncia devono subire un’ulteriore violenza e siccome le donne lo sanno a volte preferiscono evitare di ricorrere alla giustizia.

Pensiamo anche che sia sbagliato ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose o a numeri statistici, perché così si toglie senso alla tragedia.

Recentemente un esempio di questo lo abbiamo vissuto a Rimini quando la violenza di quattro ragazzi non italiani si è scatenata contro una coppia di turisti polacchi e di una transessuale peruviana. Anche in questo caso la violenza non è stata valutata in quanto tale, ma strumentalizzata per via dell’appartenenza etnica dei violentatori.

Le nostre cronache, in particolare d’estate, ma non solo, fanno registrare diversi casi di aggressione e stupri ma abbiamo dovuto affrontare anche femminicidi, aggressioni violente con acido e stalking. Casi più o meno eclatanti rispetto all’esposizione mediatica, ma tutti egualmente drammatici. Era iscritto al Foro di Rimini l’avvocato Luca Varani condannato a 20 anni per tentato omicidio e stalking nei confronti di Lucia Annibali sfregiata dall’acido così come Jessica Notaro.

A proposito dello stalking, una cosa che la CGIL insieme a CISL e UIL ritiene che debba essere cambiata al più presto è l’articolo 162 introdotto con la riforma del codice penale che prevede l’estinzione di alcuni tipi di reati, tra cui lo stalking, a seguito di “condotte riparatorie” e cioè di un risarcimento.

La violenza contro le donne è una sconfitta per tutti, per questo ci rivolgiamo anche a Lei, onorevole Presidente, come garante delle Istituzioni democratiche del nostro Paese, affinché vengano rafforzate le tutele nei confronti delle donne.

A nome di tutta la CGIL di Rimini voglio ringraziarla per l’attenzione e manifestarle la nostra totale solidarietà per le troppe volte che è stata bersaglio di inaudita e orribile aggressività, seppure verbale, degli istigatori alla violenza di genere.”




La CGIL lancia un appello per la libertà delle donne. A Rimini il 30 Settembre incontro con Laura Boldrini

Riprendiamoci la libertà! Con questo slogan il Segretario generale della Cgil Susanna Camusso invita tutte le donne alle iniziative che sabato 30 settembre 2017 verranno organizzate dalla CGIL contro la violenza sulle donne, la depenalizzazione, di fatto (con l’introduzione dell’art 162 ter che prevede l’estinzione di alcuni tipi di reati a seguito di “condotte riparatorie”), dello stalking, la narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime.
A Rimini l’appuntamento è alle 19.45 al Parco Pertini dove una delegazione CGIL incontrerà la Presidente della Camera Laura Boldrini. La delegazione si rivolgerà alla Presidente quale garante delle Istituzioni democratiche del nostro Paese, affinché vengano rafforzate le tutele nei confronti delle donne, ma al tempo stesso per mostrarle la solidarietà del sindacato per le volte, troppe, che è stata bersaglio di inaudita, orribile aggressività, seppure verbale, da parte degli istigatori alla violenza di genere.

Per la Cgil il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, su come si veste o si diverte, rappresenta l’ennesima aggressione alle donne. Così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose, o a numeri statistici, toglie senso alla tragedia e al silenzio di chi l’ha vissuta. Stupri ma anche femminicidi, aggressioni violente con acido e stalking, la ferocia criminale che è trasversale e riguarda tutte le classi sociali e qualunque livello culturale, non ha lasciato indenne la nostra provincia e non sembra neppure arrestarsi. Casi più o meno eclatanti rispetto all’esposizione mediatica, ma tutti egualmente drammatici.
Con l’appello, dal titolo ‘Avete tolto senso alle parole’, la Cgil lancia una mobilitazione nazionale per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma. Perché la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne, che non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa. L’appello è aperto a tutte coloro che vorranno aderire. È fondamentale che il fronte di coloro che vogliono rompere il silenzio cresca ancora.

Per questo, perché la violenza contro le donne è una sconfitta per tutti e tutti siamo chiamati a reagire, la CGIL ha chiesto l’adesione all’appello che segue.

APPELLO
AVETE TOLTO SENSO ALLE PAROLE

Volete togliere senso ai numeri che parlano di un dramma. Non sapete quanto pesa denunciare e quale scelta sia. Ogni denuncia porta con sè la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime in colpevoli.
Non sapete dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette e lo occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi.
Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso.
Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all’ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia.
Quando riecheggia il fatidico “dove eravate?”, vorremmo noi chiedervi “dove siete?” Siamo uscite dal silenzio, abbiamo detto “se non ora quando” ed ancora “nonunadimeno”, abbiamo denunciato i diritti negati con la piattaforma CEDAW. Abbiamo colorato piazze, città, la rete, le nostre vite perché vogliamo vivere ed essere libere.
Reagiamo con la forza della nostra libertà all’insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo.
Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c’è un “mostro” o “un malato” in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà. Non ci sono mostri o malati,ma solo il rifiuto di interrogarsi, il chiamarsi fuori che alla fine motiva e perpetua la violenza.
Le parole sono armi, sono pesanti lasciano tracce profonde ed indelebili, determinano l’humus in cui si coltiva la “legittimità” della violenza, la giustificazione dell’inversione da vittima a colpevole.
Ci siamo e continueremo ad esserci per riaffermare che la violenza contro le donne è una sconfitta per tutt* e ci saremo ancora perché vogliamo atti e risposte:
– La convenzione di Istanbul è citata, ma non applicata, farlo!
– La depenalizzazione dello stalking, va cancellata – ora!-
– La cultura del rispetto si costruisce a partire dalla scuola, dal senso delle parole, si chiama educazione!
– Agli operatori della comunicazione tutt*, chiediamo che ci si interroghi e si decida sul senso dell’informazione, sul peso delle parole ed esigiamo la condanna di chi si bea della cronaca morbosa.
– Ancora una volta risorse e mezzi per i centri antiviolenza, case sicure, e norme certe per l’inserimento al lavoro.
– Vogliamo che venga diffuso e potenziato il servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere, adesso!
– Alla magistratura e alle forze dell’ordine, che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione.
Chiediamo a tutt*, pesate le parole. Sappiate che non si può cancellare la nostra libertà.