IL DIALETTO
In questo articolato panorama un posto particolare va riservato al dialetto.
Generalmente nel corso di un'intervista, se l'inizio è in Italiano, poi si scivola nel linguaggio che è più famigliare.
Soprattutto quando le persone si lasciano travolgere dalle emozioni, le parole fluiscono più veloci e si rincorrono libere nel descrivere situazioni ed eventi.
Il dialetto a volte cambia da un gruppo di case all'altro, cambia se chi racconta vive da tempo fuori Gemmano.
Non sono un'esperta e quindi non mi avventuro in una analisi del linguaggio. Alcune persone usano il “me” o “mi” o un ibrido di suono tra e/i per indicare se stesse, altre dicono Ji.
Alcune usano l'ausiliare “avere” invece di “essere” : “avem andé”… la stessa parola può avere suoni diversi a seconda delle vocali utilizzate: la parola “tutto” può assomigliare di più a “tutt” per alcuni, mentre per altri è più simile a “tott” o a un suono tra u/o.
Di fronte alla complessità delle varie forme dialettali, mi sforzo di trascrivere meglio che posso al momento del riascolto, poi però sono costretta a riprendere varie volte le trascrizioni per correggere e tradurre.
Infatti, di seguito unisco sempre la traduzione in italiano.
Questo perché ritengo che sia per chi legge che per chi dovrà eventualmente tradurlo in una rappresentazione teatrale, la “traduzione” da italiano a dialetto possa essere la più semplice.