
REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA MAGISTRATURA: VADEMECUM PER UNA SCELTA CONSAPEVOLE
di Primo Silvestri con la collaborazione del Comitato della Società Civile per il NO al referendum costituzionale – Rimini
Breve storia
Il 22 e 23 marzo prossimi gli italiani elettori saranno chiamati, con un referendum, a confermare con un SI, oppure rigettare con un No, una legge di riforma della Magistratura voluta dal governo in carica. Referendum reso necessario perché nell’approvazione alla Camera dei deputati del 30 ottobre 2025 (disegno di legge costituzionale n.1353-B) non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dei componenti. In pratica è stata votata solo dai partiti dell’attuale governo, con nessuna discussione e possibilità di modifica da parte dell’opposizione.
Gli obiettivi della riforma
Gli obiettivi, secondo i sostenitori della riforma, sono sostanzialmente due: 1. “Garantire un giusto processo in cui le parti – accusa e difesa – siano in condizione di parità davanti a un giudice realmente terzo e imparziale”;2. Contrastare il peso delle correnti, dove i magistrati si riuniscono per affinità culturali/giuridiche, all’interno della Magistratura.
Cosa prevede la riforma
Contrariamente a certi annunci, non si tratta di una riforma della Giustizia, bensì solo della Magistratura. I punti chiave:
• Separazione delle carriere: la riforma separa le carriere dei magistrati Pubblici Ministeri (PM), che sostengono l’accusa, da quelli Giudicanti, istituendo due distinti Consigli Superiori della Magistratura (CSM), entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Attualmente di CSM ne esiste solo uno, sempre presieduto dal Presidente della Repubblica;
• Voto per sorteggio: i componenti togati, PM e Giudici, dei due CSM proposti saranno scelti per sorteggio nella misura di 2/3 dei componenti, riservando il terzo restante a membri laici che saranno estratti a sorte da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di esercizio, stilato dal Parlamento in seduta comune;
• Alta Corte disciplinare: l’azione disciplinare nei riguardi dei magistrati ordinari, giudicanti e requirenti, attualmente attribuita all’autogoverno del CSM, viene attribuita all’Alta Corte disciplinare. L’Alta Corte è composta da quindici giudici, tre dei quali nominati dal Presidente della Repubblica e tre estratti a sorte da un elenco che il Parlamento in seduta comune compila mediante elezione, nonché da sei magistrati giudicanti e tre requirenti, estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive funzioni.
• Modifiche: per rendere operativa la riforma vengono cambiati vari articoli della Costituzione (es. artt. 105, 106, 107, 110, ecc.) che si riferiscono all’ordinamento giudiziario.
Commento
Giusto processo
Il primo obiettivo di un “giusto processo”, ovviamente condivisibile, lascerebbe intendere che per ottant’anni, la Costituzione è stata promulgata nel 1947, i processi che si sono svolti in Italia non sono stati giusti. Conclusione assolutamente non vera. E non possono essere singoli e contati errori giudiziari, che accadono in tutti i paesi (pensate alle condanne a morte comminate negli USA poi rivelatesi frutto di errori, purtroppo irreversibili) ad inficiare il lavoro di tanti giudici.
Collegata a questa errata conclusione c’è l’idea che nell’attuale sistema di svolgimento dei processi i Giudici, compresi quelli popolari che affiancano i magistrati togati nei processi penali, non sarebbero imparziali, perché riuniti, con i PM, nello stesso Consiglio Superiore della Magistratura, attuale organo di autogoverno della Magistratura.
Ma quando nasce questa particolare sensibilità per un “giusto” processo, da parte soprattutto dei partiti di destra ? La storia ha inizio con la discesa in campo, nel 1994, di Silvio Berlusconi. Indagato per vari reati, cui sono seguite anche condanne definitive, come quella per frode fiscale (2013), con annessa decadenza da senatore, iniziò allora la martellante campagna contro i tribunali e la giustizia che non funzionerebbe come dovuto. Critica che non valeva quando i processi si concludevano con l’assoluzione o la prescrizione.
Il tema è tornato in auge con l’attuale governo quando i Magistrati, incaricati di applicare la legge, che deve essere uguale per tutti, hanno più volte respinto, perché in contrasto con norme esistenti, alcune istanze e decreti legge che riguardavano soprattutto la gestione dell’immigrazione (invio in Albania, ecc.).
Ma applicare la legge per il governo in carica vuol dire opporsi alla sua volontà, che si ritiene inappellabile e insindacabile, e da qui la proposta di Riforma. Che al di là dei tecnicismi punta ad avere una Magistratura più incline ad accogliere i desiderata del governo. Diverse dichiarazioni dello stesso Ministro alla Giustizia Nordio, compreso quelle sull’obbligatorietà dell’azione penale contenute nel suo libro appena edito “La nuova giustizia” vanno in questa direzione.
Separazione carriere
Un’altra delle misure proposte è la separazione delle carriere tra PM e Giudici. Non si dice, o lo si fa molto poco, che la separazione esiste già, perché nel 2024 su un organico di 8.817 magistrati i passaggi di funzione (da giudice a pm e viceversa) sono stati 42, vale a dire lo 0,48%. Negli anni precedenti ancora meno (Sole 24 Ore del 14/10/2025). Passaggi che sono permessi una sola volta nell’intera carriera di un magistrato e solo entro dieci anni dall’inizio della carriera.
Si recita che “in tutte le democrazie del mondo che, come l’Italia, hanno un processo penale di tipo accusatorio le carriere sono rigidamente separate” (Vademecum di Forza Italia). Non è così. I dati raccolti dalla Commissione europea sull’efficienza della giustizia (CEPEJ) del Consiglio d’Europa mostrano che ogni Paese adotta un proprio modello e che non esiste una linea di confine netta tra sistemi “separati” e “unificati”. In Francia, dove si dice che i PM sono alle dirette dipendenze del Ministero della Giustizia, in verità il corpo giudiziario è unico e ne fanno parte giudici e pubblici ministeri, che entrano in magistratura con lo stesso concorso e possono passare da un ruolo all’altro.
Sorteggio
Poi c’è il sorteggio per la nomina dei membri togati nei due nuovi CSM. Trascurando il fatto che un sistema del genere non esiste in nessuna parte del mondo (nemmeno nei condomini l’amministratore si elegge per sorteggio!) non si considera un semplice calcolo statistico. Siccome il 95 per cento dei Magistrati è iscritto all’Associazione Nazionale Magistrati, va da se che la probabilità che uno o più di loro venga estratto è un dato certo (es. se mettete 100 palline in un contenitore chiuso, di cui 95 colorate, la probabilità di estrarne uno o più colorata è molto alta). Non pare quindi una soluzione. Ma qui si tace anche un altro aspetto. La componente laica, cioè i rappresentanti non magistrati, è vero che viene estratta a sorte anche lei, ma da un elenco predisposto dal Parlamento in seduta comune e votato a maggioranza, perché la Riforma (art.3 DDL S. 1353-B) non ne prevede una qualificata (per esempio di due terzi). Quindi i membri laici avranno uno specifico orientamento politico, a seconda della maggioranza di turno.
Per i cittadini migliorerà la giustizia con la Riforma della Magistratura ?
Durata
Sappiamo che l’ingiustizia più grande quando si entra in un’aula di Tribunale è la durata dei processi, perché sono costi che non tutti possono affrontare per periodi lunghi. Nel 2023, ultimo anno per cui esistono dati a livello europeo, per arrivare ai tre gradi di giudizio in un processo civile ci volevano, in Italia, 2.217 giorni (sei anni e un mese), la durata più lunga d’Europa, dove la media è di 795 giorni. Nel penale, sempre per i tre gradi di giudizio, in Italia si impiegano 1.036 giorni (2 anni e10 mesi), contro 456 giorni nell’UE. Questo nonostante la spesa per la giustizia in Italia sia allineata con la media europea (Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica del 16 gennaio 2026).
La Riforma, di nuovo per bocca di dello stesso Ministro alla Giustizia Nordio, non avrà nessuna ricaduta sulla durata. Vuol dire che la Giustizia continuerà ad impiegare anni e funzionerà solo per chi potrà permettersi di pagare buoni avvocati.
Personale mancante
Un tassello mancante per una giustizia più rapida, quindi giusta, oltre ad una migliore organizzazione e digitalizzazione, è dato dalla carenza di personale. A cominciare dai magistrati: in Italia ci sono 12 giudici ogni 100mila abitanti, contro una media UE di 22, e 4 pubblici ministeri contro una media UE di 11. Ma manca anche personale amministrativo per assistere i magistrati nella preparazione di udienze e verbali. Nel 2023 erano 60 ogni 100mila abitanti in Italia, contro una media UE di 87. Per gli avvocati è l’opposto: nel 2023 erano 386 ogni 100mila abitanti in Italia (media UE di 199). C’è quindi una sproporzione tra avvocati e giudici: tanto che in Italia ci sono 32 avvocati per giudice, contro una media UE di 9, più che in qualsiasi altro Paese, tranne Irlanda e Malta. Francia e Germania hanno, rispettivamente,10 e 8 avvocati per giudice. Ciononostante la produttività dei magistrati italiani è la più alta d’Europa (sempre dati CEPEJ).
PM super poliziotto
La separazione tra PM, che sostiene l’accusa, e i Giudici trasformerà i primi in una specie di super poliziotti, pronti a raccogliere le prove contro, ma non quelle a favore (come fanno oggi), perché saranno valutati da quante condanne riusciranno ad ottenere. Vuol dire che un normale cittadino se non avrà un buon avvocato da pagare per raccogliere le prove a favore, rischierà molto più di oggi. Aumenti costi Ultimo, non meno importante, l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura e di una Alta corte costerà 90 milioni di euro, il doppio della spesa attuale (45 milioni).
Versione del 12/02/2026
alta corte disciplinare
autogoverno della magistratura
Consiglio Superiore della Magistratura
Costituzione italiana
CSM
durata dei processi
giustizia italiana
giusto processo
informazione civica
magistrati e politica
referendum 2026
referendum giustizia
referendum riforma magistratura
riforma costituzionale giustizia
riforma della magistratura
riforma Nordio
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
sorteggio CSM
vademecum referendum
Related Posts
09/07/2026
Sicurezza della balneazione e torrette alternate: quale “potenziamento” nelle ore centrali della giornata?
FILCAMS CGIL critica ordinanza balneare ER 2026: torrette alternate dimezzano…
09/07/2026
Chiusure estive uffici postali Rimini: CGIL e Federconsumatori denunciano taglio servizi
CGIL, SLC, SPI e Federconsumatori denunciano chiusure estive uffici postali…



