1

Coronavirus.Rispetto delle norme anche per le banche

Comunicato stampa. A seguito dei successivi DPCM, delle Ordinanze Regionali riguardanti la provincia di Rimini e degli accordi firmati il 16 e 24 marzo tra Organizzazioni Sindacali ed ABI e Ferdercasse, riassumiamo il combinato disposto delle norme di settore  che a nostro avviso devono essere applicate nel territorio riminese.

1 – Le banche sono chiuse al pubblico;

2 – Gli unici servizi erogabili in presenza fisica sono quelli disponibili dai bancomat;

3 – Solo se il cliente non può utilizzare il bancomat oppure per l’esercizio di servizi indifferibili e di comprovata necessità, le banche possono (quindi potrebbero anche non farlo) prevedere esclusivamente su appuntamento, l’apertura straordinaria e temporanea. In ogni caso, gli eventuali appuntamenti dovranno essere scaglionati per impedire flussi di persone in contemporanea, nel rispetto delle norme di prevenzione.

4 – Per caricare l’ATM e per eventuali aperture straordinarie e temporanee, l’accesso alle agenzie è consentito solo al personale strettamente necessario (il punto 19 dell’Ordinanza, 48 del 24 marzo, vieta tutti gli assembramenti di persone in numero superiore alle 2 unità);

5 – L’eventuale servizio allorché la banca decida offrirlo ancorché non obbligatorio, deve essere svolto in un ambiente sistematicamente sanificato, nel rispetto della distanza tra persone di almeno 1,5 metri e con i necessari DPI (mascherine, guanti, detergenti per le mani e pannelli di plexiglas), considerato che in molte agenzie della provincia, è difficile garantire la distanza minima di sicurezza interpersonale descritta.

Confidando nell’assidua e scrupolosa attività di vigilanza e controllo da parte delle Forze dell’ordine, abbiamo anche scritto al Prefetto per rinnovargli la nostra collaborazione nel presidio della puntuale applicazione delle norme in vigore, al fine di salvaguardare la salute dei bancari e della clientela.

E’ anche per questo che invitiamo tutti i lavoratori degli Istituti di credito della Provincia a segnalare eventuali comportamenti difformi alle scriventi Organizzazioni Sindacali

Le Segreterie Territoriali FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA




Cassa Risparmio Rimini, revocata assemblea soci. Cosa sta succedendo?

Comunicato stampa. Alla luce della revoca dell’Assemblea straordinaria dei soci, prevista in un’unica convocazione per il 25 luglio 2017, la CGIL e la FISAC di Rimini sono seriamente preoccupate e chiedono alla Fondazione e alla Banca di fare chiarezza.

Il fatto che un grande e solido gruppo bancario europeo sia interessato a rilevare la Cassa di Risparmio di Rimini è di importanza fondamentale, e ci auguriamo possa garantire una prospettiva concreta in termini economici e occupazionali per il territorio, che ha già sacrificato molti posti di lavoro.

La Banca dopo il commissariamento doveva ritornare in bonis, il peggio sembrava passato, invece siamo ancora qui in una situazione ancora confusa e senza risposte.

Le indiscrezioni vedono il futuro di Carim nell’orbita di Cariparma Credit Agricole, ma il continuo susseguirsi di rinvii non fanno altro che aumentare le incertezze.

Per questo chiediamo con forza che la Fondazione, maggior azionista di Cassa Risparmio Rimini, faccia una volte per tutte chiarezza davanti alla cittadinanza e dia delle risposte che possano salvaguardare gli interessi dei dipendenti, dei clienti e del territorio.

I Segretari Generali CGIL e FISAC CGIL Rimini

Graziano Urbinati e Andrea Valentini




Lettera della delegazione trattante FISAC CGIL ai dipendenti CARIM

Rimini, 09 febbraio 2017 | Cari lavoratori, come sapete in data 30 dicembre 2016 la Direzione di Banca CARIM ha informato le Organizzazioni Sindacali dell’avvio di una nuova procedura ai sensi degli artt. 17 e 20 del CCNL, analoga a quella aperta poco meno di due anni fa e conclusasi con l’accordo del 14 luglio 2015.
La Direzione ha manifestato la volontà di intervenire sui costi del personale, ritenuti eccessivi, con una riduzione degli organici e con l’intendimento di intervenire sul secondo livello di contrattazione (CIA). Questo per favorire, a suo dire, la redditività.
In Italia il settore del credito attraversa difficoltà come mai prima. Non c’è dubbio che la crisi ed i conseguenti crediti deteriorati siano il problema. Lo sono per CARIM come per altri istituti di credito. Ma qualcosa non ci torna. Dopo l’accordo del 2015 eravamo “alla svolta”, eppure oggi come ieri ci ritroviamo a trattare le migliori
condizioni per decrescere.
A nostro avviso il problema che affligge la banca non è la rigidità dei costi fissi, e in particolare, di quelli del personale, né tantomeno la supposta modesta produttività pro capite. Questi, semmai, sono effetti consequenziali. Come si evince dai media il problema vero, al di la dei manager che si sono succeduti, è costituito dalla
sottocapitalizzazione della banca che si declinerebbe, stando sempre a quanto riportano (senza smentita della banca) i giornali in un Tier 1 ratio pari a 6,97 contro il 9,30 assegnato dall’Organo di Vigilanza.
E qui s’innesca il circolo vizioso: poco capitale, meno impieghi, meno ricavi e minori utili. O addirittura perdite dopo aver rettificato crediti deteriorati.
Tale deficit patrimoniale ha già determinato la riduzione degli impieghi e di conseguenza delle marginalità. Sono note a tutti, in tal senso, le operazioni di derisking sulle grandi esposizioni effettuate nel corso del 2016, la sistematica riluttanza ad erogare nuova finanza e le indicazioni ai direttori di filiale a non riempire i castelletti dello smobilizzo crediti.
A seguito della scorsa procedura scrivemmo una lettera alla Direzione nella quale ci permettemmo di individuare i punti deboli di quel progetto. Siamo rimasti inascoltati e oggi ci pesa dire: avevamo ragione.
La Fisac propose all’allora D.G. Sig. Mocchi, prima al tavolo e poi per iscritto, di ritornare sui propri passi perché convinta che gli strumenti allora individuati per la risoluzione della crisi aziendale fossero non solo inadeguati ma addirittura dannosi per il presente ma anche per il futuro della banca. Ovviamente restammo inascoltati. Ci piacerebbe che oggi, alla luce di quanto sopra esposto e senza la pretesa di avere la soluzione in tasca, non si ripetessero gli stessi errori. Nell’interesse di tutti.
Servirebbe un progetto in grado di dare corpo e spessore alla procedura pendente che, allo stato attuale, rischia ancora una volta di rimandare ad un futuro ancora più incerto la soluzione di un problema divenuto ormai improcrastinabile.
E ci chiediamo, di fronte a questo grave stato di impasse ormai perdurante da un biennio, dove sia e cosa faccia la Fondazione, ossia la proprietà della Banca. Ci chiediamo infatti se la Fondazione sia interessata alle potenziali ricadute occupazionali sul personale, specie quello impiegato in Direzione Generale, se, una volta archiviata la procedura in corso, dovesse intervenire il “cavaliere bianco” tanto invocato. Per quanto ci riguarda la drammaticità della situazione è sin troppo chiara.
Per quanto ci riguarda, oggi come ieri, agiremo con la responsabilità che ci caratterizza stando sempre dalla parte del lavoro; dalla parte dei territori in cui la banca opera. Però, se nel 2015 segnalammo anche formalmente i nostri dubbi, oggi, in una situazione ulteriormente deteriorata, il nostro diritto di critica, costruttiva e propositiva, ci imporrà di fare solo passaggi i cui esiti siano chiari e determinati.

La delegazione trattante
FISAC CGIL




Carim: il momento delle scelte

Rimini 13 gennaio 2017 – L’ultima ristrutturazione preannunciata dalla banca CARIM rischia di trasformarsi nell’ennesimo tentativo dopo i tanti che si sono susseguiti anche dopo la conclusione del Commissariamento avvenuta nel 2012. Tutti questi anni sembrano passati invano e invece servirebbe una vera svolta, più trasparenza, ma soprattutto che venisse raccontata la verità. Non basta, infatti, la crisi economica a spiegare lo stato di debolezza in cui versa la banca, ma all’opinione pubblica, al territorio di riferimento si continuano a nascondere i veri problemi legati in primo luogo causati dall’elevato stock di crediti deteriorati e dalla loro insufficiente copertura. Fino a che punto, c’è da chiedersi, è a rischio il futuro della banca e quindi dei risparmiatori, del lavoro e dell’economia della città che invece, per tornare a crescere, avrebbe bisogno di una banca al servizio del territorio?

Oggi Carim ripropone la ricetta del taglio dei costi, e di conseguenza del personale, dando la colpa alla situazione economica e ciò nonostante i sacrifici chiesti nel 2015 debbano ancora essere completati (ancora migliaia di giornate di solidarietà da spesare nel 2017 a carico dei lavoratori).

È sfacciataggine pretendere dai lavoratori ulteriori sacrifici mentre ancora si stanno pagando gli oneri degli errori passati.

Per le banche è crisi nera, ma non senza responsabilità tanto che per alcune cominciano ad emergere inquietanti retroscena e pian piano i nomi eccellenti di coloro che avendo ricevuto dei crediti milionari non hanno restituito più nulla contribuendo al fallimento delle banche stesse. Per quanto riguarda Rimini, e lo chiediamo senza alcun interesse strumentale o di carattere scandalistico, si può sapere qual è lo stato dei crediti cosiddetti inesigibili?  

Sono stati fatti prestiti sulla fiducia? E da parte di chi a chi? Quando al tavolo istituito dalla Provincia si cercava di chiedere agli Istituti di Credito locale di anticipare la cassa integrazione ai lavoratori dipendenti dalle aziende in crisi, la maggior parte delle porte sono rimaste serrate. Ci dicevano che le banche non potevano rischiare. Non per i lavoratori, aggiungiamo noi.

Nell’ultimo periodo Carim ha annunciato un numero considerevole di esuberi. Eppure tra i rappresentanti delle istituzioni, della politica, delle categorie economiche, è una realtà che sta passando sotto silenzio, mentre se la crisi di questa banca, che è la più importante del territorio, dovesse perpetuarsi, ciò provocherebbe pesanti sofferenze non solo ai risparmiatori ma anche all’economia locale.  

Segreteria CGIL Rimini