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Sport e spettacolo. Il nuovo stop potrebbe risultare fatale

Comunicato stampa. E anche la seconda chiusura è arrivata, puntualmente chirurgica, par assomigliare ad una beffa, bella e buona. Da un lato l’innegabile avanzata del Covid che imporrebbe una maggior determinazione generale, dall’altro un’azione che colpisce le imprese legate allo Sport e allo Spettacolo nonostante fossero state le prime a chiudere durante il lockdown invernale e le prime a mettersi in regola con sforzi notevoli per adeguare strutture e modalità di accesso. Pur in presenza di afflussi drasticamente diminuiti, hanno ricevuto, nuovamente, le disposizioni che ne impongono il momentaneo stop.

Come ricordato al Ministro dello Sport, perché non utilizzare gli istruttori sportivi per una diffusione sul corretto utilizzo delle misure di sicurezza ed altre possibili soluzioni per i lavoratori dello sport? Ed anche laddove la didattica sportiva continuerà a distanza, attraverso canali social, questa dovrà essere considerata a tutti gli effetti prestazione sportiva con riconoscimento economico per gli operatori.

A fronte di ingenti investimenti effettuati in tema di sicurezza, si è fatto presente ai Ministeri competenti come sia necessario un piano di rilancio che preveda l’utilizzo anche delle risorse provenienti dal Recovery Found, per giungere, anche attraverso le nostre proposte, a:

  • una riforma del settore sportivo che superi l’attuale quadro normativo,
  • alla creazione di un piano per i lavoratori dello spettacolo che a partire dagli ammortizzatori sociali per tutti per i lavoratori atipici e discontinui
  • alla stabilizzazione dei precari delle fondazioni lirico sinfoniche.

Questo nuovo stop potrebbe risultare fatale a due settori che rivestono un’importanza fondamentale nello sviluppo di un Paese democratico con una storia alle spalle che in tema di sport e spettacolo parla da sola.

I Segretari generali territoriali NIDIL e SLC  Alessandra GoriGuido Biagini




PER TE LO SPORT È UN LAVORO?

NIdiL e Slc Cgil hanno presentato oggi a Roma l’inizio di un’indagine nazionale con un questionario online
che ricostruirà un inedito identikit dei lavoratori dello sport oggi in Italia

Roma, 12 gennaio 2018. – Sono oltre il milione e centomila le persone che operano nello sport a vario titolo e con diverse modalità di retribuzione: di queste, poco più di centomila hanno un rapporto di lavoro riconosciuto e contrattualizzato, in modo spesso flessibile e precario, e circa un milione non ha rappresentanza. Così denunciano congiuntamente NIdiL e Slc Cgil, durante la presentazione dell’indagine nazionale “Per te lo sport è un lavoro?”, che prevede la somministrazione di un questionario per ricostruire un inedito identikit dei lavoratori dello sport oggi in Italia. La ricerca è a cura dell’Istituto SL&A Turismo e Territorio, il questionario sarà disponibile sul sito NIdiL a partire da lunedì 15 gennaio 2018.
“Il Sindacato intende conoscere in maniera approfondita il settore dello sport, per includere nella sfera dei diritti pezzi di lavoro che tradizionalmente ne sono esenti – dichiara Fabrizio Solari, segretario generale Slc Cgil – Se si alza il tetto ai 10mila euro dell’area detassata e de contribuita, così come previsto dall’ultima legge di bilancio, ci avviciniamo ad una fascia di reddito che si conforma a lavori veri e propri. Siamo un un’area in cui è possibile fare reddito d’impresa anche grazie ad una riduzione del costo del lavoro, al di fuori di qualsiasi regola. Bisogna porre un freno ad una deriva pericolosa”.
“Ci sono almeno due interpelli del Ministero del Lavoro in cui anche tutte le figure che non sono strettamente connesse all’attività sportiva, ma rientrano nell’attività del soggetto economico, sono attratte dalla regola dell’esenzione fiscale e contributiva – aggiunge Claudio Treves, segretario generale NIdiL Cgil – Il legislatore ha operato, nel tempo, affinchè il nucleo originario di esenzione si allargasse progressivamente, creando un cospicuo numero di persone che lavorano in maniera precaria per legge, fino ad introdurre un’ampia area di lavoro senza copertura previdenziale”.
Nella recente Legge di Stabilità sono inserite risorse, seppur limitate, per l’impiantistica sportiva e il finanziamento per riconoscere la maternità alle atlete nel mondo sportivo dilettantistico. Vi sono anche limiti che andranno contestati, contrastati e governati: i 7.500 euro dei compensi sportivi sono stati portati a 10mila e vi è la possibilità per le società sportive professionistiche di ricorrere all’uso dei voucher. È prevista inoltre la possibilità di costituire o trasformare le società sportive dilettantistiche, oggi considerate solo senza fine di lucro, in società sportive dilettantistiche con il fine di lucro. Si estendono quindi i benefici
e le agevolazioni fiscali delle società dilettantistiche a chi fa business, comprese le deroghe sul mercato del lavoro.
In sintesi:

  • la quasi totalità dei rapporti è co.co.co. di natura sportiva
  • è stato innalzato il limite per l’esenzione fiscale e contributiva del compenso sportivo dai 7,500 ai 10mila euro
  • pressoché totale assenza di coperture previdenziali, nessuna forma di assistenza e copertura assicurativa limitata al solo tesseramento alle federazioni spoirtive
  • il gravoso peso della responsabilità civile contro terzi in capo ai singoli
  • l’adeguamento e l’aggiornamento professionale a carico dei singoli operatori dello sport
  • il riconoscimento della maternità alle atlete, ma non alle allenatrici

Alleghiamo la nota di presentazione dell’indagine nazionale ed il questionario da compilare e reinviare compilato all’indirizzo mail sportindagine@nidil.cgil.it

2018-NIDIL-MODULOINDAGINE

2018-NIDIL-RICERCAQUESTIONARIO