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Crisi delle Industrie Valentini. L’incontro al tavolo convocato dalla Regione Emilia Romagna

Comunicato stampa. La difesa dell’occupazione è l’obiettivo che le Organizzazioni sindacali e le Istituzioni hanno posto come prioritario al tavolo regionale chiesto dal sindacato e convocato per discutere dello stato di crisi delle Industrie Valentini. Si tratta di 152 lavoratori provenienti in gran parte dal territorio provinciale il cui destino occupazionale pesa fortemente sul locale tessuto economico e sociale. Da considerare anche i circa 40 lavoratori di Pianeta Servizi che operano in due reparti della Valentini.

Hanno partecipato per la Regione Emilia Romagna Roberto Poli staff assessorato al lavoro, Stefano Mazzetti staff crisi aziendali, Vanni Salatti per l’Agenzia regionale del Lavoro, per la Provincia di Rimini Simone Gobbi, per il Comune di Rimini l’assessore Mattia Morolli, per l’azienda Gianluca Valentini e l’ingegnere Luca Poli, per la Fillea CGIL Rimini Renzo Crociati e Roberto Casanova per la Filca Cisl Romagna e la RSU aziendale.

Fatta una ricognizione sullo stato attuale delle Industrie, la novità che è emersa è che l’azienda ha in corso delle trattative con alcuni imprenditori del settore. Purtroppo l’interesse pare concentrarsi su un ramo d’azienda e non sull’acquisizione in toto. Di conseguenza l’azienda ha già dichiarato che, anche nella migliore delle ipotesi, potrebbero esserci degli esuberi e, pertanto, ha aggiunto che sarebbe opportuno incontrare il Sindacato per stabilire un piano di fuoriuscita volontaria con incentivo per alcuni lavoratori.

Per il prossimo futuro le rappresentanze sindacali presenti hanno proposto di avviare un percorso che veda anche il coinvolgimento di chi è interessato all’acquisto. La Provincia ha fatto riferimento al tavolo di crisi presente in Prefettura in caso di rischio concreto di perdita di posti di lavoro e la Regione si è impegnata a riconvocare il tavolo a metà novembre dopo che le Industrie Valentini avranno presentato il Piano Concordatario (scadenza fissata entro il 7 novembre 2020).

Ricordiamo che il 7 febbraio 2021 si concluderà il periodo di cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale iniziata l’8 giugno 2020.

Oggi (lunedì 19 ottobre) pomeriggio alle 18.00 si terrà l’assemblea sindacale per informare i lavoratori dell’incontro, mentre prosegue lo stato di agitazione sindacale.

Renzo Crociati Segr. generale FILLEA CGIL Rimini




Ammortizzatori sociali in Emilia Romagna. Rispetto al periodo da Gennaio ad Agosto del 2019 le ore di Cassa Integrazione aumentano a Rimini del 1.351%

Comunicato stampa. La CGIL regionale dell’Emilia Romagna ha elaborato il report mensile sulle ore di Cassa Integrazione autorizzate in Emilia Romagna nel periodo Gennaio-Agosto 2020, sulla base dei dati rilasciati da INPS. 

In sintesi, l’Osservatorio INPS quantifica il ricorso complessivo nel periodo Gennaio-Agosto 2020 in Emilia-Romagna a 215.792.897 di ore (Cigo – Cigs – Cigd) e a 84.410.936 di ore per Fondi di solidarietà.

A questi dati, vanno aggiunte le rilevazioni dei Fondi bilaterali FSBA (lavoratori dell’artigianato) e TIS (lavoratori somministrati):

FSBA: 89.737 lavoratori dell’artigianato coinvolti (per 21.700 accordi conclusi)

TIS: 23.000 lavoratori somministrati coinvolti (per 4.654 accordi conclusi)

Per rappresentare appieno la dimensione delle ricadute sul lavoro e sull’economia dell’emergenza che stiamo attraversando, basti pensare che nel periodo Aprile-Agosto 2020 l’INPS ha registrato in Emilia Romagna (i dati non tengono conto di FIS – Fondo Integrazione Salariale, FSBA – Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato e TIS – Trattamento di Integrazione Salariale) un numero di ore di CIG superiore a quelle registrate dall’Istituto nell’arco dell’intero quinquennio 2015-2019 e ormai vicino a doppiare la quantità di ore autorizzate nell’intero 2010 (peggiore anno della crisi economica in termini di utilizzo degli ammortizzatori sociali).

Il ricorso è così articolato:

CASSA INTEGRAZIONE

129.924.530 ore ad operai;

85.868.367 ore ad impiegati.

Cigo (Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria)

158.325.294 ore, erano 4.867.231 nel 2019 (+3.152,9%);

Cigs (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria)

8.849.339 ore, erano 6.656.432 nel 2019 (+32,9%);

– il 62% ore di Riorganizzazione e crisi (5.484.709);

– il 38% ore di Solidarietà (3.364.630).

CigD (Cassa Integrazione Guadagni in Deroga)

48.618.264 ore, erano solo 84.647 del 2019.

FONDI SOLIDARIETA’

81.409.168 ore di Fis

3.001.768 ore in Altri fondi

Nel territorio riminese, nel periodo gennaio-agosto del 2020, si registrano +12.586.018 ore di Cassa integrazione, rispetto allo stesso periodo del 2019 quando ammontavano a 930.994 ore.

A livello settoriale (Settore Contributivo INPS) le ore di Cassa integrazione totali, autorizzate tra gennaio e agosto 2020, sono state:

Industria: 155.583.317, erano 9.401.957 nello stesso periodo del 2019;

Edilizia: 12.181.589, erano 1.667.685 nello stesso periodo del 2019;

Artigianato: 138.423, erano 37.371 nello stesso periodo del 2019;

Commercio: 47.091.406, erano 500.807 nello stesso periodo del 2019.

Settori vari: 798.162, erano 490 nello stesso periodo del 2019.

Per il Dipartimento Politiche contrattuali della CGIL Emilia-Romagna, l’entità delle ore di cassa integrazione autorizzate continua ad essere così elevata da non risultare comparabile con la misura delle autorizzazioni effettuate nei corrispettivi mesi del 2020; tale numero rimane, invece, molto più simile all’ammontare annuale nel periodo della grande crisi economico-finanziaria che va dal 2009 al 2014. Con riferimento alla sola Cassa integrazione si continua a registrare un andamento peggiore delle previsioni; il divario con il picco degli gli anni della grande crisi economico-finanziaria del 2009-2014 continua ad aumentare (118 milioni di ore toccati nel 2010). Nel solo periodo aprile-agosto 2020 ne sono stati autorizzati 210,3 milioni, quasi il doppio.

Cgil Rimini




Coronavirus FASE 2. FONTANOT S.p.A. Firmato il protocollo sindacale per ripartire in sicurezza

Comunicato. Il protocollo sottoscritto oggi con la Fontanot Spa*, prevede importanti misure atte a prevenire il rischio di infezione da Covid-19 nel momento in cui l’azienda riprenderà la propria attività. In primo luogo è stata decisa la costituzione  di un comitato che vedrà il coinvolgimento di tutte le figure della prevenzione aziendale per la gestione ed il contrasto alla diffusione del virus. Il comitato sarà composto da: datore di lavoro, servizio protezione e prevenzione, medico competente, organizzazioni sindacali Rsu/Rls e procederà ad un attento monitoraggio dell’attuazione delle misure adottate e condivise con la partecipazione attiva dei lavoratori che non mancherà di avere ripercussioni positive anche all’esterno dell’azienda.

Un altro punto rilevante dell’accordo riguarda il confronto preventivo tra le parti qualora si dovesse presentare la necessità di modificare l’organizzazione del lavoro al fine di migliorare la sicurezza dei lavoratori.

Sono misure organizzative, di prevenzione e protezione, che prendono in considerazione la probabilità di entrare in contatto con fonti di contagio, il distanziamento interpersonale (calcolato in almeno 2 metri), la frequentazione di ambienti comuni, l’igiene personale e la sanificazione costante degli ambienti. Il percorso di accesso ai varchi di ingresso dell’azienda sarà disciplinato per evitare assembramenti. Inoltre ogni lavoratore sarà fornito di dispositivi di protezione e sarà sottoposto giornalmente al controllo della temperatura corporea.

Questo protocollo, come gli altri sottoscritti negli ultimi giorni, sono la dimostrazione che con buone relazioni sindacali, con il confronto e con la contrattazione si possono costruire le migliori condizioni per i lavoratori, a favore della salute e sicurezza innanzi tutto e della produttività.

Andare al lavoro senza mettere in pericolo la propria salute, prima, durante e dopo la pandemia da Covid-19 è la condizione che, come Sindacato, reputiamo essenziale ed imprescindibile per tutti i lavoratori.

Renzo Crociati FILLEA CGIL – Roberto Casanova FILCA CISL – Francesco Lorusso FENEAL UIL Rimini

* Fontanot Spa, azienda del territorio leader nella progettazione di scale. 112 lavoratori distribuiti in due unità produttive a Cerasolo e Villa Verucchio. La maggioranza dei lavoratori in quest’ultimo periodo ha potuto utilizzare lo smart working

 

 

 




Turismo e Lavoro. Lettera aperta a istituzioni e imprese

Lettera aperta indirizzata a

Presidente della Provincia di Rimini Riziero Santi,

Sindaci della Provincia di Rimini,

Presidente AIA Cattolica Massimo Cavalieri,

Presidente AIA Misano Adriatico Iliana Baldelli,

Presidente Federalberghi Riccione Bruno Bianchini,

Presidente AIA Rimini Patrizia Rinaldis,

Presidente Federalberghi Bellaria – Igea Marina Simona Pagliarani,

Presidente Confcommercio Provincia di Rimini Gianni Indino,

Presidente Confesercenti Rimini Fabrizio Vagnini,

Presidente Oasi Confartigianato Rimini Diego Casadei,

Presidente Legacoop Romagna Mario Mazzotti,

Ciò a cui stiamo assistendo da almeno un triennio, circa la crisi di offerta di lavoro stagionale nel Turismo, è un segnale della crisi più vasta del sistema turistico riminese. L’ostinazione con cui taluni continuano a guardare il dito senza vedere la Luna è inferiore solo alla carenza di proposte per uscire da questo vicolo cieco.

Affermare che la qualità del lavoro è un fattore produttivo strategico fondamentale, al pari di investimenti privati e pubblici, può apparire scomodo nell’epoca della disintermediazione e del lavoro “agile” o dei “collaboratori”; ma è necessario farlo. Non è più rinviabile una discussione complessiva che, a partire dagli investimenti straordinari che in questi anni il pubblico ha disposto per riqualificare il prodotto turistico, inizi ad approfondire il tema degli investimenti privati anche nella qualificazione del lavoro.

La questione di fondo, che la CGIL, insieme alla Filcams, ha messo in campo dalla primavera scorsa con il “Manifesto del lavoro nel turismo riminese”, è appunto sistemica: una più equa redistribuzione del reddito prodotto dal Turismo.

Di lavoro il sistema economico del turismo ne richiede; ne richiederebbe anche di più se i nastri orari fossero da 40 ore settimanali, se non ci fosse lavoro irregolare, se si offrisse impiego di qualità agli oltre 2.000 studenti che nel riminese studiano per occuparsi nel turismo e se si reintroducesse un ammortizzatore sociale specifico (dal 2013, anno dell’avvio dell’eliminazione della indennità di disoccupazione stagionale, si è anche avviata la fase di corto circuito tra domanda ed offerta di lavoro stagionale). Da aggiungere che il Decreto Dignità, introducendo l’incremento contributivo ad ogni rinnovo, di fatto colpisce la continuità occupazionale favorendo la ripetuta sostituzione del personale da assumere.

Di lavoro e qualità dello stesso se ne dovrebbe tenere conto anche nel dibattito politico sulle concessioni balneari, dal momento che dietro ad esse si cela uno strategico tema d’interesse generale.

Si può scegliere se affrontare questi problemi o alimentare periodiche polemiche francamente incomprensibili nella loro funzione strategica.

Noi abbiamo scelto da che parte stare. Abbiamo messo in campo una proposta complessiva che nel medio periodo può aumentare la propensione delle persone a scegliere il turismo stagionale come settore nel quale investire la propria vita lavorativa.

Sulla base di questi presupposti la nostra Organizzazione è disponibile ad avviare un confronto. Che i nodi siano venuti al pettine è chiaro, ora servono soluzioni complessive.

Isabella Pavolucci Segr. generale CGIL Rimini – Mirco Botteghi Segr. generale FILCAMS CGIL Rimini




Fallimento Mercatone Uno. Senza risposte i 1.800 lavoratori, 450 dei quali in Emilia Romagna. Presidio anche a Rimini

Comunicato stampa. Anche a Rimini continua la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori del Mercatone Uno, unitamente a Filcams Cgil e Fisascat Cisl, per difendere il posto di lavoro. Venerdì 7 giugno dalle ore 9,30 alle 12,30 verrà effettuato un presidio presso il Punto Vendita (chiuso) di Rimini Nord, per chiedere che il Mise velocizzi tutte le procedure promesse, necessarie per la retrocessione dei contratti (ritorno alle condizioni contrattuali ante acquisto Shernon srl) e l’attivazione della Cassa Integrazione. Senza questi interventi per le lavoratrici e lavoratori, sospesi dal 24 maggio scorso e senza retribuzione da un mese, verrebbe meno qualsiasi sostentamento.

Inoltre, per il futuro, ribadendo la necessita della continuità d’impresa, si chiede a tutti i soggetti interessati di attivarsi affinché l’azienda non venga chiusa: soluzione nefasta che comporterebbe delle pesanti ripercussioni sociali.

p. FILCAMS CGIL Rimini – FISASCAT CISL Romagna / Massimiliano Gabrielli – Luigi D’Alessandro

Rimini 6 giugno 2019




14 Giugno. Sciopero generale dei metalmeccanici

I lavoratori metalmeccanici sciopereranno in tutta Italia venerdì 14 giugno con tre grandi manifestazioni in contemporanea a Milano, Firenze e Napoli per chiedere al Governo e alle imprese di mettere al centro il lavoro, i salari, i diritti. Una decisione determinata dalla sempre maggiore incertezza sul futuro vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. I lavoratori riminesi parteciperanno alla manifestazione di Firenze.

Il Governo e le imprese non possono scaricare sui lavoratori la nuova crisi che stiamo vivendo: per affrontare la situazione sono necessari investimenti pubblici e privati per l’innovazione, le competenze, l’ecosostenibilità, l’occupazione, la prevenzione e la salvaguardia di salute e sicurezza.

Per rilanciare il mercato interno è indispensabile aumentare i salari, ridurre la tassazione, garantire lo stato sociale.

E’ necessario che Governo e sistema delle imprese riconoscano il ruolo dei lavoratori. Il Governo deve adottare politiche mirate a contrastare delocalizzazioni e le chiusure di stabilimenti, a partire dal Mezzogiorno, ancora una volta, duramente colpito dalla crisi e a sostenere i buoni motivi per attrarre investimenti industriali. Vanno rafforzati i vincoli della responsabilità sociale delle imprese verso i lavoratori e il territorio. Occorre investire per creare occupazione per i giovani disoccupati, attraverso il consolidamento di alcuni settori in cui il nostro paese ha una leadership e incentivi per l’ecosostenibilità del nostro sistema industriale.

Per Fim Fiom e Uilm, le politiche pubbliche devono concentrarsi su ciò che crea lavoro, sull’occupazione, sulla qualità e la dignità del lavoro e in questo contesto misure come il reddito di cittadinanza non possono essere sostitutive di questo impegno e soprattutto non possono essere il solo strumento di lotta alla povertà.

Serve subito un cambio di rotta, sia da parte del governo che delle imprese e agire con urgenza sui seguenti elementi:

FUTURO PER L’INDUSTRIA

Difendere e aumentare l’occupazione con gli investimenti pubblici e privati, per produrre con qualità e sostenibilità sociale e ambientale, per rilanciare settori strategici del paese e reindustrializzare le aree di crisi;

AUMENTARE I SALARI

E’ necessario aumetare i salari con i contratti nazionali e di secondo livello, e attraverso la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente;

DIRITTI PER IL LAVORO

Contrastare la precarietà con la stabilizzazione dell’occupazione, applicare i contratti erga omnes, ed estendere i diritti ai lavoratori degli appalti, allargare la rappresentanza e la partecipazione collettiva dei lavoratori;

CONTRATTARE L’INNOVAZIONE

Redistribuire la produttività delle nuove tecnologie per creare nuovo lavoro e aumentare i salari, diminuire gli orari di lavoro attraverso le opportunità che la tecnologia mette a disposizione;

EQUITÀ FISCALE

Diminuire le tasse sul lavoro dipendente, lotta all’evasione, basta condoni che premiano i furbi;

GIUSTIZIA SOCIALE

Riformare l’iniqua legislazione sulle pensione, estendere e qualificare gli ammortizzatori sociali, garantire a tutti salute e istruzione di qualità;

SALUTE E SICUREZZA

Investire sulla salute dei lavoratori e sull’ambiente di lavoro, combattere gli infortuni con la prevenzione e la formazione professionale.

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L’azienda Valleverde, nata a Coriano nel 1970, abbandona definitivamente la provincia di Rimini

Comunicato stampa. Il territorio di Rimini è stato terreno fertile per un marchio che ha costruito in quarant’anni una posizione da leader nel settore della calzatura comoda a elevata qualità. All’apice del successo, la Valleverde contava 270 dipendenti con 1.700 punti vendita nel mondo, con una produzione di circa due milioni di calzature.

La crisi

Tutto questo incomincia a frantumarsi nel 2009, quando la crisi internazionale, con la conseguente riduzione dei consumi, diventa motivo, o meglio pretesto, per presentare un piano di rilancio basato sul ridimensionamento del personale dipendente e una politica di delocalizzazione; questo si legge nei documenti del piano industriale Valleverde 2008/2011: “…si ridurrà l’incidenza della produzione interna diretta e si incrementerà la produzione indiretta delocalizzata sia in Italia, sia soprattutto all’estero…” e ancora: “…si è avviato un piano di contenimento dei costi, in virtù di un processo di ristrutturazione produttiva rivolto ad un deciso incremento delle produzioni delocalizzate all’estero…”.

Anni in cui il valore della produzione era passato da €112 milioni del 2002 a €74 milioni del 2009.

È trascorso davvero tanto tempo da quando in tv la scarpa comoda era pubblicizzata da Kevin Kostner, Julia Roberts, Miss Italia o Pelè; quasi €7 milioni erano investiti in pubblicità nel 2007, pari all’8% del fatturato.

Dal 2009 sono accadute tante cose, perdite consistenti di posti di lavoro, cessione d’azienda, fallimento societario, processo penale nei confronti del patron Armando Arcangeli, gestione da parte del Tribunale di Rimini, sino all’acquisto fuori asta avvenuto nel maggio del 2015 da parte dell’azienda Silver 1 Srl costituitasi il 6 maggio 2015.

In questi oltre otto anni ognuno, a suo modo, ha colto del marchio Valleverde tutto ciò che poteva, a discapito dei posti di lavoro, che abbiamo difeso strenuamente, a discapito del territorio e anche dei piccoli artigiani indiretti. Ognuno ha pensato di potersi appropriare della sua linfa vitale senza pensare alle disastrose conseguenze. Ognuno si è arricchito a danno del più debole, di chi in quest’azienda e per quest’azienda pensava di poter onestamente lavorare.

La trattativa

La Filctem CGIL e la Femca CISL si sono ritrovate per oltre tre mesi a trattare al tavolo istituzionale presso la Regione Emilia Romagna il ritiro della procedura di chiusura dello stabilimento di Coriano da parte della Silver 1, dopo solo due anni e ½ dall’acquisto. Certamente lo stabilimento produttivo non ha più la grandezza di un tempo e non ci sono più gli oltre 200 dipendenti ma 33 tra operai e impiegati, eppure per noi che l’abbiamo vista nascere negli anni 70, è difficile dover ammettere che quel progetto di delocalizzazione produttivo all’estero iniziato nel 2009, oggi potrà definitivamente essere attuato, trasformando la scarpa Valleverde in un prodotto che non potrà più essere definito “made in Italy”. La Silver 1 non era certamente presente nel piano industriale Valleverde di otto anni fa, ma può ritenersi “soddisfatta” nell’aver portato a compimento un disegno che parte da lontano.

Nella lettera di apertura dei licenziamenti collettivi da parte di Silver 1 si legge: “…l’attività aziendale è articolata per il 92% in attività commerciale e per il restante 8% in attività produttiva. L’attività commerciale consiste nell’acquisto della calzatura da uomo e da donna, prodotte soprattutto in paesi dell’Est Europa e in Estremo Oriente e nella vendita al dettaglio di questi prodotti assieme agli articoli della produzione di Coriano”.

Le conseguenze del Job’s Act

Con amarezza occorre costatare che il marchio fa gola più dei posti di lavoro e più del rilancio della produzione nello stabilimento di Coriano. Ad aggravare la situazione è la rabbia per le conseguenze del Job’s Act e quindi del contratto a tutele crescenti a cui appartengono tutti i 33 dipendenti attuali della Silver 1.

Recentemente il giudice Maria Giulia Cosentino del Tribunale di Roma, sezione lavoro, nell’ambito di una sentenza, si è espressa sul Job’s Act sostenendo che “le norme in esso contenute, non rivestono carattere compensativo né dissuasivo, avendo anche conseguenze discriminatorie”. Sostiene, inoltre che “…al diritto al lavoro, valore fondante della Carta Costituzionale, viene attribuito un controvalore monetario irrisorio e fisso, eliminando la discrezionalità valutativa del giudice. Purtroppo i licenziamenti illegittimi, disposti in seguito allo sgravio contributivo, costituiscono un “affare” per il datore di lavoro… visto che la gravità dell’illegittimità è fissa ed equivale ad un’indennità immodificabile”.

Conclusione

La vertenza sindacale è terminata il 15 febbraio 2018 con un accordo presso l’Agenzia per il Lavoro della Regione Emilia Romagna. L’accordo prevede il mantenimento presso lo stabilimento di Coriano di 8 dipendenti e, per i restanti, un risarcimento economico tre volte superiore a quello che avrebbe previsto il Job’s Act in giudizio, un investimento economico da parte dell’impresa sulla politica attiva di ricollocamento di ciascun dipendente fuoriuscito e il diritto di precedenza per i prossimi 24 mesi qualora la società dovesse effettuare delle assunzioni.

Nonostante la certezza di aver utilizzato tutti gli strumenti a disposizione del sindacato, grazie anche al sostegno che non è mai mancato della Regione Emilia Romagna e del Sindaco di Coriano, dobbiamo però constatare che per alcuni imprenditori la tutela dei posti di lavoro e la valorizzazione del territorio non hanno alcun peso.

La Valleverde, come l’Embraco, come tante altre aziende che hanno puntato tutta la loro competitività sui costi di produzione delocalizzando e sfruttando la manodopera a basso costo, dovrebbero interrogare la nostra classe dirigente su quanto siano inutili gli incentivi a pioggia nei confronti delle imprese, mentre il vero investimento dovrebbe essere rivolto al lavoro stabile e di qualità.

Per Filctem Cgil Rimini il Segr. generale Francesca Lilla Parco

Per Femca Cisl Romagna Cristian Fabbri

Rimini 1 marzo 2018




Taglio alla retribuzione o chiusura. L’inaccettabile posizione della COMECA

Comunicato stampa. Le Organizzazioni Sindacali FENEAL-UIL Rimini, FILCA-CISL Romagna, FILLEA-CGIL Rimini, unitamente alla R.S.U. aziendale ed alle lavoratrici ed ai lavoratori della COMECA GROUP S.R.L. di Morciano di Romagna, disapprovano l’atteggiamento tenuto dalla Direzione Aziendale nell’incontro del 13/06/2017.

In quell’incontro l’azienda, anziché dare risposte in merito ai numerosi crediti vantati dalle maestranze e dal sindacato, è nuovamente intervenuta addossando pesantemente la colpa delle proprie difficoltà sulle maestranze e minacciando la chiusura dell’azienda nel caso in cui gli oltre 30 dipendenti non avessero accettato un’importante decurtazione della loro retribuzione.

TUTTO CIO’ E’ INACCETTABILE!

Già da tempo la situazione in COMECA GROUP Srl è molto tesa e complicata. L’azienda risulta fatiscente e si lavora in capannoni privi di bagni funzionanti, scarse condizioni di sicurezza (lavoratori costretti ad acquistare a proprie spese i dispositivi di protezione antinfortunistici), al freddo d’inverno e al caldo d’estate, nessuna certezza sul pagamento delle retribuzioni e un’organizzazione del lavoro improvvisata.

ORA BASTA! Lavoratori e Organizzazioni Sindacali pretendono che l’azienda presenti un serio piano industriale con previsione di investimenti volti al rilancio dell’azienda e che definisca in tempi certi un piano di rientro del debito con le maestranze e con le Organizzazioni Sindacali.

Essere imprenditori significa avere requisiti imprenditoriali e non costruire ricavo soltanto sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori, pertanto, sin da subito, ci adopereremo, attraverso tutti gli strumenti, anche legali, per riportare alla normalità la situazione aziendale della COMECA GROUP Srl.

FENEAL-UIL Rimini, FILCA-CISL Romagna, FILLEA CGIL Rimini




CARIM. La Fondazione faccia chiarezza

Dalle colonne dei quotidiani nazionali apprendiamo che sarebbe ormai giunto alle battute finali il piano per il salvataggio di Carim. Dalla Fondazione Carim, invece, solo silenzio, anzi, gli unici rumori che arrivano dalla Fondazione descrivono discussioni interne unicamente sul fatto che, tra l’altro anche giustamente a nostro avviso, i responsabili di questo dissesto debbano rispondere del loro operato.

In passato abbiamo aspramente criticato le scelte della Carim. Nel 2015, a fronte di un piano lacrime e sangue per i dipendenti, come CGIL fummo i soli a scrivere all’azienda chiedendo di rivedere la decisione di chiusura delle filiali che ha portato alla scomparsa del marchio Carim da due intere regioni, sottolineando che quelle scelte non solo non avrebbero salvato la Carim, ma persino peggiorato la situazione.

A distanza di soli 18 mesi poi l’azienda ha aperto una nuova procedura di esuberi di personale, proposto la chiusura di filiali, lasciato a casa più di un dipendente in scadenza di contratto e, notizia della scorsa settimana, deciso in modo autonomo e repentino di chiudere improvvisamente la procedura senza spiegazione. Anche questo modo di agire è sintomo di uno stato di confusione e di mancanza di strategie concrete.

Chiediamo quindi alla Fondazione di svolgere il suo ruolo di azionista di maggioranza, di fare finalmente una scelta nell’interesse del territorio, dei lavoratori, degli azionisti e dei risparmiatori. Finalmente operare in trasparenza, fare chiarezza coinvolgendo il territorio e confrontandosi, per evitare ulteriori passi falsi che potrebbero compromettere definitivamente la situazione.

CGIL Rimini




Edilizia e burocrazia. A proposito delle dichiarazioni del Presidente del Collegio dei Costruttori

Purtroppo gli indici a nostra disposizione sul settore edile nella provincia non ci fanno essere ottimisti. Infatti, i dati della Cassa Edile riminese del primo periodo dell’anno edilizio, ottobre, novembre, dicembre 2016- 2017, rispetto allo stesso trimestre 2015-2016, indicano una massa salari inferiore e precisamente -11,62%, analoga la diminuzione per le ore lavorate: -11,86%.

Dunque, a partire da questo, non possiamo condividere l’analisi sull’andamento del settore proposta dal presidente del Collegio Costruttori Ulisse Pesaresi così come è stata riportata dal quotidiano on line buongiornoRimini.

La situazione congiunturale per l’edilizia resta negativa. A parte i bonus che hanno dato un po’ di respiro alle piccole e medie imprese, mancano le grosse commesse. Inoltre, a rendere più difficile la situazione, sono i pagamenti a lunghissimo tempo della Pubblica Amministrazione, problema divenuto ormai endemico, e il forte contenzioso per il recupero dei contributi non versati alle casse edili da parte delle aziende. Si calcola che nell’anno 2014/2015 non siano stati pagati alla Cassa Edile di Rimini 136.000 euro + altri 494.000 euro dalle aziende fallite, il tutto sommato a 1.066.000 euro di debito storico accumulato dal 1988. Da aggiungere il debito accumulato nei confronti della CEDAIIER di Rimini, che dal 1995 ad oggi, è di 2.083.740 euro.

Il presidente Pesaresi imputa molta responsabilità della ripresa alla burocrazia, troppe regole che non faciliterebbero lo sviluppo. Come sindacato possiamo anche capire che vi sia necessità di accelerare l’effettiva realizzazione di opere e lavori, anche tenendo conto della crisi, ma ciò non può significare abbassare la guardia su legalità e sub appalto che alla fine non favorirebbe le imprese più serie e solide, scaricando le contraddizioni sui lavoratori più deboli all’interno della filiera.

Come Fillea Cgil chiediamo che vengano tutelate le aziende, qualunque sia la loro dimensione, che vogliono scommettere sulla qualità e non su altro. Legalità e trasparenza nel settore degli appalti sono anche gli obiettivi che la Cgil si è proposta con il referendum che vuole abrogare le norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti impedendo che ci siano differenze di trattamento tra chi lavora nell’azienda committente e chi in sub-appalto

Massimo Bellini Segr. generale FILLEA CGIL Rimini