L’appalto UPS non è un recinto senza regole né terreno di pressioni unilaterali: il lavoro va ascoltato e tutelato, non piegato al silenzio aziendale
Da lunedì 7 settembre è scattato, presso la filiale riminese di Consegne Veloci S.r.l. — impresa che opera in appalto per UPS con una sede anche a Cattolica — un primo pacchetto di sciopero di 20 ore da esercitare entro settembre, proclamato da FILT-CGIL Rimini insieme all’assemblea dei circa 30 lavoratori coinvolti. Non è una decisione presa a cuor leggero, né un gesto dimostrativo isolato: è la risposta a mesi di richieste rimaste senza interlocutore, in un’azienda che finora non ha offerto alcuna disponibilità reale al confronto.
Si è parlato, negli ultimi anni, di logistica come settore in crescita, di efficienza delle consegne, di competitività del comparto trasporti, ma mai abbastanza si dice delle condizioni concrete in cui questa efficienza viene prodotta. In questo scenario i lavoratori dell’appalto UPS sono trattati come una variabile organizzativa silenziosa, anziché come persone titolari di diritti contrattuali. Ma come si può parlare seriamente di qualità del servizio, se chi quel servizio lo rende ogni giorno viene lasciato senza risposte su sicurezza, orari e ferie?In primo luogo si chiede che l’azienda accetti il confronto sindacale come strumento ordinario e non come un’eccezione da evitare, riconoscendo che le richieste avanzate dai lavoratori — su mansioni, sicurezza e organizzazione dei turni — non sono pretese arbitrarie ma condizioni minime di un rapporto di lavoro regolare.
La risposta aziendale sembra ricorrere ad una piena autonomia organizzativa in nome delle esigenze di consegna, ma queste non possono diventare un modo per scaricare sui lavoratori le conseguenze delle proprie scelte. Tra le diverse criticità segnalate dai lavoratori ci sono anche contestazioni disciplinari ritenute pretestuose o poco chiare, la richiesta di utilizzare il telefono personale per lavoro e l’assegnazione di consegne a personale non viaggiante. Su tutto questo chiediamo regole chiare, rispetto del contratto e un confronto vero con il sindacato. Accanto ai nodi contrattuali si registra un clima generale che appare ostile all’azione sindacale, in cui il legittimo esercizio del diritto di rappresentanza viene percepito, e talvolta trattato, come un ostacolo anziché come una funzione di garanzia prevista dall’ordinamento a tutela di tutti, azienda compresa.Il lavoro nell’appalto UPS non può essere trattato come una variabile silenziosa di un sistema più grande, tanto più in un contesto in cui l’azione sindacale, invece di essere riconosciuta come garanzia di equilibrio, viene percepita come un ostacolo da scoraggiare. Serve un confronto aperto, trasparente, fondato sul dialogo e sul rispetto di chi ogni giorno, nei magazzini e sui mezzi, tiene in piedi il servizio.
Rimini, 9 settembre 2026
FILT-CGIL Rimini – Massimo Bellini
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