Bologna, 16 settembre 2026

COMUNICATO STAMPA

DIMENSIONAMENTO, OLTRE AL DANNO LA BEFFA. PRIMA TAGLIANO LE SCUOLE, POI NEGANO LORO LE RISORSE. II MINISTRO VALDITARA PUNISCE I DISOBBEDIENTI E LE SCUOLE DELL’EMILIA ROMAGNA.

17 autonomie scolastiche cancellate attraverso il commissariamento della Regione.

Scuole “monstre” in cui cala il personale Ausiliario Tecnico Amministrativo e aumenta il disagio e il precariato. E ora l’ennesima dimostrazione che misura i rapporti di forza e punisce l’Emilia-Romagna che viene esclusa anche dai 19 milioni destinati alle supplenze ATA per fronteggiare gli effetti del dimensionamento. Monica Ottaviani, segretaria generale FLC CGIL Emilia-Romagna: “Una discriminazione annunciata che contrasta i principi costituzionali. E chi ha materialmente attuato il dimensionamento oggi ha il dovere di difendere le scuole che dirige e rivendicare le risorse necessarie per attivare posti e pagare il personale”.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha presentato alle organizzazioni sindacali il decreto di riparto dei 19 milioni di euro destinati alle supplenze temporanee del personale ATA per sostenere le scuole interessate dal dimensionamento.

In ogni parte del Paese si è proceduto a chiudere scuole, ma le risorse vengono assegnate alle regioni che hanno adottato autonomamente i piani. Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna, le regioni ribelli, sono escluse. È esattamente ciò che la FLC CGIL Emilia Romagna aveva denunciato già a giugno scorso, quando avevamo definito gravissima la decisione del Ministro Valditara di penalizzare le Regioni che avevano scelto di non piegare la testa di fronte alla riduzione delle autonomie scolastiche.

Oggi quella discriminazione diventa concreta.

E in Emilia-Romagna assume i contorni del paradosso. Questi i fatti: la Regione si è rifiutata di procedere al taglio di 17 autonomie scolastiche. Il Governo ha reagito esercitando il potere sostitutivo e nominando commissario ad acta il Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, con il compito di attuare il dimensionamento che la Regione aveva rifiutato.

Il risultato è davanti a tutti: nell’anno scolastico appena iniziato le scuole statali dell’Emilia- Romagna sono passate da 532 a 515.Dunque il Governo non può sostenere contemporaneamente due cose opposte: che il dimensionamento in Emilia-Romagna sia stato necessario e dovesse essere realizzato anche contro la volontà della Regione e, quando si tratta di distribuire le risorse necessarie a sostenerne le conseguenze, comportarsi come se quel dimensionamento non fosse mai avvenuto. “Ma c’è un punto – sottolinea Ottaviani – che riguarda direttamente l’Ufficio scolastico regionale che non può accettare che la nostra Regione venga escluse dalla distribuzione delle risorse. Le scuole sono state accorpate davvero. I carichi amministrativi sono aumentati davvero. I collaboratori scolastici sono diminuiti davvero. Le istituzioni scolastiche sono diventate più grandi e complesse davvero. E il personale ATA necessario a farle funzionare non può diventare improvvisamente virtuale soltanto perché la Regione aveva avuto il coraggio di contestare la scelta del Governo.

“Per la Regione Emilia-Romagna – prosegue Ottaviani – è l’ennesimo schiaffo che non possiamo accettare che va respinto”.In questo quadro difficile diventa un paradosso leggere le parole diffuse dallo stesso Ufficio scolastico regionale pochi giorni fa, secondo cui la macchina organizzativa sarebbe in grado di garantire basi solide per un “fare scuola sereno e qualificato”.

Bene. Le basi solide si costruiscono con il personale e con le risorse perché nelle 515 istituzioni scolastiche dell’Emilia-Romagna funzionano 24.312 classi e sezioni. Oltre 500.000 studenti e studentesse di cui 26.000 con disabilità e in aumento di 4.000 rispetto allo scorso anno scolastico. Il personale è complessivamente diminuito, il precariato è una piaga sistemica per almeno il 30% e il personale docente e Ata ad oggi ancora non è stato nominato ovunque! “Sono numeri che raccontano un sistema complesso – sottolinea Ottaviani – che non può essere governato esclusivamente attraverso parametri contabili e norme punitive. Quanto sta avvenendo è una scelta politica precisa, intollerabile, autoritaria, lesiva del diritto allo studio di studenti e studentesse, che si scarica sulla popolazione scolastica e su chi ha pensato fosse giusto difendere la scuola dell’Emilia-Romagna.

La scuola non è la casella di una tabella ministeriale: è un presidio educativo, sociale e democratico.”

La scuola della Costituzione richiede rispetto. Ciascuno faccia la propria parte rivendicando le risorse necessarie per far funzionare responsabilmente le nostre scuole assumendosi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte.

Monica Ottaviani Segretaria Generale

FLC CGIL Emilia Romagna

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