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Voucher senza dignità. Di Maio si rimangia la campagna elettorale e torna a legalizzare il lavoro nero

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Comunicato stampa. E’ davvero avvilente, nella confusione generale spesso generata coscientemente, tornare a ripetere le stesse cose, nella fattispecie dei motivi che ci vedono contrari nei riguardi di un’ulteriore riforma sull’utilizzo dei voucher per agricoltura e turismo. Settori che hanno già contrattualmente previsto tutti gli strumenti idonei per rispondere alle esigenze di flessibilità espresse dalle imprese.

Che dire? Che le ultime dichiarazioni del ministro e vicepremier Luigi Di Maio sono in totale contraddizione con quanto da lui stesso e dal suo movimento affermato in campagna elettorale su stabilità e dignità del lavoro? Che è falso dire che oggi non esiste il lavoro occasionale? Che in realtà, dopo la riforma del 2017, i voucher ci sono ancora, vedi Libretto Famiglia e Presto? Che la CGIL ha raccolto milioni di firme per cancellare i voucher e che pur di non andare a referendum il Governo precedente ha fatto una mezza cancellazione e che il Governo di ora sta riprovando ad allargarne l’utilizzo?

Perché la CGIL dice no ai voucher

Ma perchè la CGIL non vuole i voucher e tanta parte delle imprese sì? Perchè i voucher rappresentano la legalizzazione e non l’emersione del lavoro nero, e il riconoscimento di una paga oraria senza alcuna altra tutela contrattuale. L’unica necessità alla quale questo Governo ‘bipolare’ intende dare una risposta è quella di ridurre i costi delle imprese a danno dei lavoratori.

Infatti, una delle prime conseguenze del ricorso al voucher per i lavoratori stagionali sarebbe l’esclusione dalla Naspi, l’indennità di disoccupazione in vigore dal 2015, che interviene nel sostegno al reddito dei periodi non lavorati.

Agricoltura

I lavoratori agricoli, nella nostra Regione, sono oltre 92.000 ed il 90% ha un contratto di lavoro stagionale. Oltre alla prestazione di lavoro occasionale, in questo settore esistono gli strumenti normativi e contrattuali anche per una sola giornata di lavoro all’anno. Strumenti, però, che consentono ai lavoratori agricoli di poter avere diritti contrattuali, assistenziali, previdenziali e d’integrazione al reddito (disoccupazione agricola) che, con i voucher, sarebbero completamente esclusi. Per le Organizzazioni sindacali di categoria regionali, che, dopo le dichiarazioni di Di Maio hanno già richiesto un incontro ai parlamentari eletti in Emilia Romagna, “gli interventi legislativi che hanno introdotto il contratto di prestazione occasionale in sostituzione dei voucher hanno rappresentato degli importanti passi nella giusta direzione permettendo a migliaia di lavoratori di emergere dal lavoro nero. Infatti, come si evince dal rapporto agroalimentare dell’Emilia Romagna, l’occupazione agricola è cresciuta, fra l’anno 2016 e 2017, di 5.000 unità (prevalentemente lavoratori dipendenti), la Produzione Lorda Vendibile +6.6%, compresa la crescita del +2.8% di imprese giovani”.

Turismo

Il turismo, che in Italia conta circa un milione e mezzo di addetti di cui 300mila stagionali (circa 25.000 gli stagionali nella provincia di Rimini), è un settore che incide per il 12% sul Pil nazionale. Di certo meriterebbe una maggiore attenzione e un maggiore sostegno da parte del Governo se l’obiettivo, come hanno dichiarato, é quello di rilanciare l’economia turistica, invece si punta ancora alla sua precarizzazione.

Se poi guardiamo all’andamento locale, le imprese turistiche stanno incassando bene e al contempo lamentano di non riuscire a trovare personale. Se pensano che con un’ulteriore sterzata verso lo sfruttamento, la cancellazione dei diritti e a 7,50 l’ora senza tutele, i lavoratori facciano la fila per impiegarsi nel turismo, forse hanno fatto male i loro calcoli.

Piuttosto si dovrebbe favorire l’allungamento dei rapporti di lavoro, quello contrattualizzato che già prevede ampi margini di flessibilità (si veda il recente rinnovo del Contratto nazionale) e intervenire sulla Naspi per renderla più favorevole nei confronti dei lavoratori stagionali.

Per Isabella Pavolucci delle Segreteria confederale CGIL Rimini “Ogni qualvolta, in particolare nel nostro territorio, si discute di sistema turistico nonché del suo sviluppo, le parole d’ordine “qualità del lavoro e dell’occupazione” vengono troppo spesso dimenticate o addirittura sottovalutate, mentre frequentemente il concetto di flessibilità del mercato del lavoro, e pertanto l’utilizzo dei voucher, sembra essere l’unica necessità per il settore.

I voucher rappresentano la massima espressione di precarietà del mondo del lavoro; poco o nulla di “dignitoso”, termine che oggi va molto di moda, si può configurare nel loro utilizzo; la profonda conoscenza e la piena applicazione dei Contatti Collettivi Nazionali di lavoro, delineano l’unica risposta, in una cornice di tutele così come configurate nella Carta dei Diritti della CGIL, al fine di poter parlare di sviluppo, qualità e crescita in qualsiasi settore produttivo”.

CGIL Rimini

Rimini 13.07.2018

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