Apprendiamo dall’intervista rilasciata dal Presidente De Pascale che la Regione Emilia – Romagna si “candida” per ospitare un eventuale CPR sul territorio.La premessa è d’obbligo: il tema della sicurezza non è questione banale e deve chiamare in causa senso di responsabilità e serietà collettiva in quanto ha a che fare con la qualità della vita delle persone, di tutte le persone.Non deve essere trattato con retorica o semplicemente eluso per non incorrere in possibili contraddizioni e al contempo è sbagliato associarlo in via esclusiva al tema dell’immigrazione.Lo diciamo con estrema chiarezza, la CGIL dell’Emilia Romagna è contraria ai CPR e tantomeno ritiene che rappresentino la risposta alla questione sicurezza.É di pochi giorni fa la pubblicazione del rapporto di monitoraggio sui CPR elaborato dal TAI (Tavolo Asilo e Immigrazione) che plasticamente ne dimostra l’inutilità e l’inefficacia per gli obiettivi dichiarati e il degrado sociale dilagante e disumano che vivono le persone recluse. Alcuni dati: nei CPR visitati dal TAI (Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino, Trapani) erano presenti 546 trattenuti che corrispondono a meno dello 0,2% delle persone in posizione di irregolari;a fronte di una capienza teorica complessiva pari a 1.238 posti, la capienza effettivamente disponibile si arresta a 672 posti (ovvero circa la metà di quanto formalmente previsto) per effetto dell’inagibilità di intere aree, dovuta a degrado, carenze manutentive e danni conseguenti a rivolte e proteste delle persone trattenute che vivono in condizioni disumane;l’incidenza dei rimpatri effettuati a partire da un centro di detenzione sul totale dei provvedimenti di allontanamento adottati si è attestata, per il periodo 2011-2024, su una media del 9,9%. Nel 2024 il dato registrato è del 10,4%, in calo rispetto all’anno precedente (10,5%);il costo dei CPR per i centri sopra menzionati nel 2024 è stato pari a 19.607.757,40€ e nel periodo 2018-2024 pari a 110.549.775,40€ .Per quanto riguarda le condizioni di vita delle persone recluse, si rilevano gravissime limitazioni al diritto di cura, di difesa, di relazioni e protezione; ambienti fatiscenti, spazi sovraffollati o privi di reale funzione, parti comuni ridotte a corridoi spogli e opprimenti, cortili interamente cementificati che non offrono alcuna possibilità di ristoro fisico o psicologico, servizi igienici inadeguati e senza privacy; di fatto una costante compressione della dignità umana.Compressione dei diritti anche per quanto riguarda la situazione occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori occupati presso i CPR, caratterizzata da una precarietà strutturale, mediante ricorso a contratti part time, a tempo determinato e tramite prestazioni autonome e partite IVA che incidono direttamente anche sull’organizzazione del lavoro non tutelando la certezza degli orari e delle retribuzioni.Le politiche migratorie nazionali continuano ad avere un carattere emergenziale, repressivo e securitario e in nessun modo rispondono alle necessità di rendere regolare la condizione delle persone migranti; basti pensare ad esempio al fallimento del Decreto Flussi che continua a produrre irregolarità, ingiustizie ed alimenta il rischio di precarietà e ricattabilità delle persone nel lavoro. La sicurezza delle cittadine e dei cittadini può e deve essere garantita attraverso politiche , interventi ed investimenti atti a contrastare tutte le forme di disagio sociale, le fragilità e le solitudini, riprogettando gli spazi delle città al fine di favorire e implementare i luoghi di socialità e inclusione e anche attraverso un diverso approccio alle politiche migratorie, a partire dalla necessità di una riforma complessiva del testo unico sull’immigrazione e dalla cancellazione della Legge Bossi Fini; ecco, la CGIL Emilia Romagna si “candida” a questo percorso ed è pronta a fare la sua parte.
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