Lavoro stagionale e apprendistato: basta con il cercare scorciatoie

La carenza di personale nel turismo stagionale

I timori riguardanti la mancanza di manodopera durante la stagione estiva nel settore turistico, con diffuso allarmismo tra le associazioni delle imprese, sono ascrivibili ad un dibattito ormai consunto. Su questo tema, parte di un problema più ampio che riguarda, tra i vari aspetti, crisi demografica, qualità del lavoro, legalità, diverse aspirazioni delle nuove generazioni, è necessario un approccio complessivo che esca dalla logica aziendale dei “costi” e degli “incentivi”.

Non è certo agendo sul costo del lavoro o sugli incentivi alle assunzioni che “si troverà personale”

In tema di turismo è tempo che le politiche siano definite a tutti i livelli dopo un confronto che veda coinvolte tutte le parti in causa, non solo i rappresentanti delle imprese. I risultati di questo approccio, che di fatto estromette il punto di vista del lavoro, sono sotto gli occhi di tutti. Lo sviluppo di un piano strategico del turismo, ad ogni livello, non può più prescindere da un confronto con i portatori degli interessi dei lavoratori e delle comunità locali. Non va infatti dimenticato che in tema di turismo, ed al netto di narrazioni promozionali, lo stesso impatta sulle comunità locali anche con esternalità negative. I governi ad ogni livello dovrebbero soppesare i vari interessi in campo, senza mortificare gli interessi collettivi.

Il lavoro minorile: alle imprese del turismo serve risparmio, qualità o quantità?

Che superate le soglie del XXI secolo, in un paese europeo, ancora si discuta di lavoro minorile con argomenti da secondo dopoguerra è di per sé sintomatico di una certa arretratezza culturale. Bisogna innanzitutto sgombrare il campo dal “pensiero” per il quale “fare la stagione estiva nel turismo” sia di per sé educativo. Il lavoro è certamente un aspetto della società che va compreso ed assunto come valore, ma possibilmente confrontandosi con sfide maggiormente stimolanti rispetto a quelle della generazione dei cosiddetti “boomers”.

In primo luogo, è importante sottolineare che il lavoro estivo per i minori di 16 anni appartenenti a tutte le scuole è garantito, purché avvenga attraverso un regolare contratto di lavoro. Questo assicura ai giovani la possibilità di partecipare attivamente al mondo del lavoro senza vincoli legati al percorso di studi, consentendo loro di acquisire esperienza ed autonomia.

In secondo luogo applicando correttamente i contratti collettivi di settore va sottolineato che non vi sono rischi di sanzioni per le aziende, ma certamente i costi possono essere superiori rispetto ai contratti di apprendistato. L’apprendistato è concepito per favorire la formazione e l’inserimento professionale dei giovani, offrendo loro la possibilità di acquisire competenze sul campo con l’assistenza di un tutor e con un programma di formazione dedicato. Infine, suscita perplessità che il sistema delle imprese stagionali del turismo riesca ad offrire questo percorso a tutti gli studenti di un determinato territorio. Forse sarebbe meglio concentrarsi sulla qualità dell’apprendistato di chi sta facendo un percorso di studi specifico, piuttosto che candidarsi a svolgere missioni sociali fuori portata (ad esempio quelle educative).

Il sistema scolastico

In tema di legami tra scuola e lavoro le recenti riforme hanno puntato a rafforzare l’esperienza pratica degli studenti in azienda, attraverso l’alternanza scuola-lavoro, con i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO). Le indicazioni dell’INL relative all’apprendistato s’inseriscono coerentemente e correttamente in questo contesto, favorendo l’integrazione tra istruzione e formazione professionale secondo il principio per cui la scuola forma competenze culturali finalizzate sia all’acquisizione di professionalità, sia in chiave orientativa per la prosecuzione degli studi; questo senza peraltro dover garantire il meccanico o il barista esperto, compito – questo sì – dell’apprendistato. La presenza di casi di irregolarità, anche nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro (PCTO), non privi talvolta di esiti drammatici, dovrebbe far riflettere sul confine troppo sottile tra lavoro e sfruttamento e richiama a gran voce la necessità di una revisione di tali percorsi in chiave realmente formativa eliminandone ogni stortura.

Dichiarazione della “Rete degli Studenti Medi Emilia-Romagna”

“Dopo la pandemia, si sta assistendo ad un deciso aumento del numero delle studentesse e degli studenti costretti a lavorare, anche durante il periodo scolastico, a causa delle difficoltà economiche delle proprie famiglie. Dalle analisi di Save the Children emerge che in Italia sono oltre 300 mila i minori di età compresa tra 7 e 15 anni che hanno avuto esperienze di lavoro, quasi 1 minore su 15. Tra i ragazzi di 14 e 15 anni che hanno svolto attività lavorative, il 27,8% ha svolto lavori particolarmente dannosi per i percorsi educativi e per il benessere psicofisico, perché percepiti come pericolosi, perché svolti in orari notturni o perché svolti in maniera continuativa durante il periodo scolastico. Tali dati testimoniano l’esistenza, anche nel nostro Paese, di un grave problema di sfruttamento minorile che deve richiamare tutti a grande attenzione quando si parla di questi temi. È necessario e prioritario l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, perché in un mondo che cambia così radicalmente e velocemente, la nostra generazione ha bisogno di più scuola e non di meno scuola.”

CGIL Rimini ribadisce la necessità di un rafforzamento della formazione e dei controlli per garantire un inserimento lavorativo sicuro e coerente con i percorsi di studio dei giovani. È fondamentale contrastare il lavoro nero ed irregolare, proteggendo i diritti dei lavoratori più giovani, promuovendo un’educazione continua per tutti.

Rimini, 2/4/2024

Camera del Lavoro Territoriale – CGIL Rimini FILCAMS CGIL Rimini FLC CGIL Rimini

Francesca Lilla Parco – Francesco Guitto – Simonetta Ascarelli

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