Turismo: ricomincia il mantra del “non si trova personale”. E questa volta, di chi è la colpa?

Puntuale come sempre, si riaffaccia nel dibattito pubblico il leitmotiv più gettonato della stagione: “non si trova personale”. Reintrodotti i voucher, abolito il Reddito di Cittadinanza, assodato che i giovani preferiscono trasferirsi all’estero piuttosto che farsi sfruttare con stipendi da fame in Italia, non resterebbe che affrontare i veri nodi del problema; questo almeno per quanto riguarda il turismo.

I contratti collettivi del turismo

Continua una condotta dilatoria da parte delle associazioni d’impresa. Per quanto riguarda nello specifico i “CCNL turismo”, essi sono 5: Turismo industria (scaduto da 5 anni), Turismo confesercenti (scaduto da 5 anni), Agenzie di viaggio (scaduto da 3 anni), Pubblici esercizi e stabilimenti balneari (scaduto da 2 anni), Alberghi (scaduto da 5 anni). Volendo allargare lo sguardo ad un pezzo molto prossimo alla filiera del turismo, c’è anche il CCNL delle Aziende termali: scaduto da 3 anni.

Un atteggiamento grave ed irresponsabile, quello delle controparti, che si ripercuote ogni giorno sulle condizioni materiali di milioni di persone rendendo sempre meno appetibile il lavoro nel turismo. Da Confcommercio, Confesercenti, Confindustria e Cooperazione, le associazioni datoriali sottoscrittrici dei contratti nazionali dei settori coinvolti, si attende – piuttosto che doglianze circa la mancanza di personale – una risposta che dia dignità alle paghe dei lavoratori del comparto turistico. In provincia di Rimini – tra commercio, turismo e filiera dei servizi – si tratta di circa 100.000 occupati (dati ISTAT 2022), gran parte dei quali con i contratti scaduti.

Disoccupazione stagionale e criticità del settore

Affinché l’impiego nel settore turistico torni ad essere appetibile, andrebbe sciolto – anche a livello politico – un altro nodo: la riforma della disoccupazione stagionale del turismo. Le coperture “universalistiche” garantite dalla NASPI – infatti – non sono assolutamente idonee a dare risposte reddituali e previdenziali ai lavoratori stagionali del turismo. Si tratta, per chi lavora nel turismo, di coperture talmente irrisorie da costituire un disincentivo all’impiego nel settore. Nell’ultimo quinquennio i lavoratori stagionali del turismo hanno perso migliaia di euro per effetto dell’introduzione, nel maggio 2015, della NASPI. Prendendo ad esempio due mansioni comuni e ricercate, per periodi di lavoro di tre mesi e considerando le tariffe attuali, un cameriere ha perso circa € 2.500 rispetto al sistema precedente di calcolo della disoccupazione stagionale, mentre un cuoco circa € 4.000. A questo peggioramento della condizione reddituale vanno aggiunte le penalizzazioni pensionistiche: senza specifici meccanismi previdenziali (presenti con la vecchia Disoccupazione stagionale) è di fatto impossibile per un lavoratore stagionale andare in pensione con l’anzianità contributiva. Non è perciò rinviabile un’adeguata riforma della NASPI volta a reintrodurre un trattamento speciale di disoccupazione per i lavoratori stagionali del turismo; aumentando innanzitutto copertura retributiva e contributiva, associate a specifiche politiche attive del lavoro.

Rimini, 28.02.2024

FILCAMS CGIL RIMINI

Il Segretario generale

Francesco Guitto

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